Festival della nonviolenza e della resistenza civile 2020

Festival della nonviolenza e della resistenza civile 2020

Presentazione

La foto impietosa di un modello sbagliato

La recente esperienza della pandemia di COVID 19 ha messo a nudo l’insostenibilità di un modello di società  e di un’idea di sviluppo che negli ultimi decenni si sono imposti a vantaggio di una piccola minoranza su tutto il resto dell’umanità.  Il dilagare del virus ha colpito soprattutto le persone più deboli, le fasce sociali meno protette, le comunità e le popolazioni che erano già emarginate.

L’emergenza sanitaria ha così messo in evidenza le intollerabili diseguaglianze e le distorsioni prodotte dal modello di sviluppo neoliberista e consumista che negli ultimi decenni si è affermato ovunque come unica e indiscussa possibilità.

Ma il diffondersi del coronavirus ha anche fatto emergere la vulnerabilità e la fragilità dell’umanità intera: ha fatto sperimentare a tutti la condizione di rischio al quale ognuno di noi è soggetto, anche chi si riteneva al sicuro, grazie alla protezione fornita dal potere e dal denaro.  Inoltre ha messo in luce l’importanza vitale di attività che finora erano state disprezzate e il ruolo prezioso di lavoratori e lavoratrici fino a ieri invisibili: di chi lavora la terra, procura il cibo, si prende cura dei deboli, protegge l’ambiente.

Superato il periodo iniziale della pandemia si dovranno fare i conti con questa nuova realtà – ben presente da tempo ma finora tenuta nascosta.  E l’intero sistema economico dovrà essere ristrutturato, dando riconoscimento, dignità e valore a chi lavora davvero per il bene di tutti, e prendendo atto della nostra totale dipendenza dai sistemi naturali – che con le nostre azioni sconsiderate stiamo alterando in modi imprevedibili.

Emergenza climatica, emergenza nucleare

Ora che abbiamo sperimentato l’emergenza coronavirus, dovremmo essere più consapevoli delle altre minacce che, seppur meno avvertite, mettono ancor più a rischio di estinzione l’umanità:

i cambiamenti climatici e le bombe nucleari.

I vistosi cambiamenti climatici che da alcuni decenni si stanno manifestando sul nostro pianeta interessano enormi estensioni, difficili da concettualizzare: giganteschi iceberg  fondono, innalzando il livello dei mari; la corrente del Golfo cambia direzione, la produttività agricola di intere regioni diminuisce, zecche e zanzare vengono ad abitare nelle aree temperate…

Poiché questi cambiamenti si manifestano in tempi lunghi rispetto alle nostre capacità percettive, molti non ci badano, o addirittura non ci credono: è proprio azzeccato l’esempio della rana, che messa in una pentola di acqua fredda che si riscalda lentamente non si accorge del cambiamento finché l’acqua non scotta…ma ormai è troppo tardi!

Il pericolo nucleare è ancor meno avvertito dall’opinione pubblica, sia perché è meno visibile, sia perché la dotazione di arsenali nucleari è stata legittimata dall’illusione della loro funzione di deterrenza.  Oggi però, con la potenza raggiunta dai più terribili ordigni nucleari, un evento scatenato in un singolo luogo del pianeta innescherebbe reazioni – immediate e a lungo termine – che trascinerebbero nel caos il mondo intero.

Una gestione militare del pianeta

Nonostante le numerose, ripetute, allarmate segnalazioni del rischio di un olocausto nucleare, ben peggiore di una pandemia, la minaccia nucleare non è stata finora presa sul serio in considerazione. Sembra incredibile che i crescenti allarmi non siano stati ascoltati. Forse la pandemia da COVID-19 può scuotere finalmente le coscienze, e porre la questione del disarmo nucleare in cima alla lista delle azioni da compiere con drammatica urgenza.

Uno dei motivi per cui non è presente una vasta, planetaria attività di protesta è forse psicologico: viviamo in un mondo militarizzato. Si è verificato quello che Eisenhower temeva, e aveva dichiarato nel discorso d’addio alla nazione del 17 gennaio 1961, avvertendo i suoi cittadini del pericolo implicito agli accordi segreti fra potere politico, industria bellica e militari. «Dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro».

L’assurdo accumulo di armi di distruzione di massa e la gestione militare globale del mondo sono stati resi possibili dalla militarizzazione delle coscienze… ed ecco dove ci ha portati:

  • Le spese militari continuano a crescere in modo inaccettabile. Secondo il Rapporto del SIPRI nel 2019 hanno raggiunto la cifra record di 1970 miliardi di dollari (il 3,6% in più rispetto al 2018) Durante il periodo del lockdown la produzione bellica in Italia è stata inserita tra i settori essenziali (!) e per il 2020 è prevista una spesa di 26,3 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2019, di cui 5,9 miliardi per l’acquisto di nuovi sistemi d’ arma;
  • Il linguaggio bellico pervade tutti gli ambiti della vita, compreso quello della “cura”, che ne dovrebbe essere agli antipodi;
  • I concetti di confine e di sicurezza hanno una prevalente connotazione bellica: la nostra sicurezza è affidata alle armi; i confini sono barriere da chiudere con muri e reticolati per proteggerci dal nemico, dal pericolo dell’invasione dei migranti, visti solo come minaccia da respingere o come possibili schiavi da sfruttare.

Confini e sicurezza: la Terra risponde

Tuttavia proprio i virus, i cambiamenti climatici e l’incombere di minacce nucleari contribuiscono a decostruire questo modo di intendere confini e sicurezza: è evidente infatti  che non ci sono confini invalicabili per i virus, per gli effetti del riscaldamento globale e per le conseguenze delle esplosioni nucleari…

E le armi non solo non garantiscono la sicurezza, ma la mettono a rischio: molto più efficace sarebbe un sistema che protegge la vita e tutela i diritti di tutti, a partire dal lavoro, dalla salute, dall’istruzione…

Durante l’emergenza sanitaria tutto lo spazio mediatico era occupato dai numeri e dagli effetti del  COVID 19.  Nello stesso tempo, però, da molte parti si è riflettuto sulle cause, ed è stata messa in evidenza la stretta relazione tra la moltiplicazione di virus patogeni (questo non è il primo e non sarà l’ultimo…) e l’impatto delle attività umane sulla natura: in particolare la deforestazione che spezza gli equilibri degli ecosistemi,  gli allevamenti intensivi che favoriscono le zoonosi, la produzione di sostanze dannose (dai veleni chimici alle microplastiche) che devastano gli ambienti di vita di miliardi di viventi (noi compresi).

La violenza verso la natura si ripercuote contro di noi, e non è certo l’opzione militare la risposta giusta.

Nuove priorità

La crisi sanitaria in corso sollecita dunque un ripensamento delle priorità che devono essere accordate ai mezzi di sussistenza e di tutela della vita a livello globale e richiede un radicale capovolgimento delle azioni da compiere e delle modalità di relazione con cui realizzarle:

  • affrontare il riscaldamento globale con provvedimenti concordati e adeguati al livello di rischio, capaci di garantire un sistema di vita sobria e sostenibile per tutti, realizzata grazie al lavoro emancipatore, orientato a realizzare il benessere comune;
  • provvedere alla protezione di chi fugge da situazioni invivibili, garantendo dignità e diritti alle popolazioni migranti;
  • abolire gli armamenti nucleari e mettere in discussione il sistema militare e le sue connessioni con l’apparato industriale, scientifico e mediatico, e operare a favore di un modello di difesa non armata e nonviolenta.

In tutti questi ambiti sono state formulate proposte e organizzate iniziative che nascono dal basso: dalla società civile, dalle associazioni, dal volontariato.

Il Festival della nonviolenza 2020 intende renderle visibili e sostenerne alcune con azioni concrete.


PROGRAMMA


I posti a sedere in sala Poli, a causa delle norme di contenimento del contagio da Covid-19, sono limitati a 30. Per partecipare al festival “in presenza” occorre prenotare il proprio posto inviando una mail all’indirizzo info@serenoregis.org. All’ingresso sarà misurata la temperatura dei partecipanti e vi sarà una postazione igienizzante. Sarà predisposto un link per vedere in streaming ogni incontro.


venerdì 2 ottobre

  • ore 15, piazza Castello FLASH MOB a cura del Tavolo Enti di Servizio Civile (TESC)

sabato 3 ottobre: sala Poli e in streaming

  • ore 9,30 Pensare globalmente...

Saluti e presentazione del festival, Angela Dogliotti, Centro Studi Sereno Regis

Tavola rotonda Contro la militarizzazione del mondo: esperienze e proposte trasversali per una transizione equa, sostenibile e nonviolenta post pandemia

Intervengono

  • Guido Viale, associazione Laudato si’,
  • Marinella Correggia, ecopacifista, Rete no-war,
  • Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.

Coordina Elena Camino, Centro Studi Sereno Regis

ore 14,30 ….e agire localmente: testimonianze

  • Josè Nivoi, Collettivo Autonomo Portuali di Genova; Carlo Tombola, OPAL e Weapon Watch;
  • Olivia Ferguglia e Antonio Mazzeo: presentazione del Dossier sull’embargo di armi a Israele, BDS Italia;
  • Rete ambiente clima Torino, un coordinamento cittadino. Coordina Enzo Ferrara, Centro Studi Sereno Regis

ore 18, Un’altra difesa è possibile: da San Francesco a Gandhi, la difesa nonviolenta

Iniziativa a cura del Movimento Nonviolento. La riunione del Movimento nonviolento proseguirà anche la domenica mattina con il Comitato promotore della campagna e con il Comitato di coordinamento del Movimento nonviolento.


lunedì 5 ottobre

ore 21, Cinema Massimo, Via Verdi, 18 – Torino

Anteprima work in progress di Pietro Neggio. Il re dei ciarlatani (Italia 2020, 76′)
Conduzione poetica e regia: Giacomo Pugliese e Luca Lusso
Produzione: Cooperativa Sociale L’Arcobaleno con il contributo di Fondazione CRT.

Aiuto regia: Chiara Fiore
Montaggio: Giacomo Pugliese e Chiara Fiore
Fonico: Alberto Moretti
Musiche: Tommaso Esposito e Fabiano Giacone
Sceneggiatura: Giacomo Pugliese, Lusso Luca, Morena Procopio, Andrea Pravato.
Attori principali : Alessandro Greggio, Andrea Pravato, Morena Procopio,Serena Cossotto, Santo Vacirca, Maurizio Faganello, Andrea Pace, Alessandro Cazzanti, Mattia Lusso, Alcid Sauadouge, la compagnia teatrale i sognaattori dell associazione il Tiglio Onlus

Che cosa è il tempo  e come ci trasforma la qualità dei nostri desideri? Le nostre azioni possono influenzare la vita dei nostri antenati? La guerra e gli altri accidenti possono avvelenare le nostre anime? Dove finisce un anima e dove inizia un ego? La morte può insegnarci l’amore? Sono solo alcune delle domande che i personaggi del racconto cinematografico ci pongono: Pietro il teatrante anarchico che nel 1917 tenta di far disertare i suoi compaesani e il nipote Angelino che nel 2017 entra nel vasto esercito dei disoccupati grazie a scelte economiche dissennate. Riusciranno i due ad aiutarsi oltre i confini del tempo?

Proiezione realizzata in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Ingresso 6,00 Euro intero, 4,00 Euro ridotto (Aiace, Arci, Universitari, militari* e Over 60)


sabato 10 ottobre, sala Poli e in streaming

  • ore 9.30 Convegno Torino città delle armi?

Il 26 e 27 novembre 2019, nel corso dell’’Aerospace & Defense Meetings’ è stato presentato un progetto che prevede di fare di Torino un polo dell’industria e della ricerca del settore “aereospazio e difesa”, che coinvolge la Leonardo, massima industria militare italiana, il Politecnico, la città di Torino.

L’idea che Torino possa diventare uno dei poli dell’industria militare e che ingenti risorse della ricerca debbano essere ad essa dedicate ci preoccupa. Dunque che cosa sta accadendo? Cosa si produrrà a Torino nel prossimo futuro? Quali tipi di ricerche troveranno finanziamenti e sostegno?

La pandemia ancora in corso, l’emergenza ecologica dovuta ai cambiamenti climatici hanno evidenziato la necessità di cambiare i concetti di difesa e di sicurezza. Non dovremmo dedicare maggiori risorse alla sanità, alla sua diffusione nel territorio, alla ricerca di modalità di sviluppo ecosostenibile?

Programma

9,30 Saluti e presentazione del convegno: Zaira Zafarana del coordinamento “A.G.i.Te. contro le atomiche, tutte le guerre ed i terrorismi”.

9,45 L’industria militare italiana e le proposte dei movimenti per la pace: Francesco Vignarca (Rete Italiana per la Pace e il Disarmo)

10,15 Tavola rotonda sulla situazione torinese e sulle proposte: partecipano Marco Alessandro Giusta (Assessore ai Diritti della Città di Torino); Edi Lazzi (segretario provinciale FIOM); Davide Provenzano (segretario provinciale FIM); Luigi Paone (segretario provinciale UILM); un rappresentante del mondo accademico. Modera il prof. Mario Vadacchino (Cooordinamento Interateo di Studi Per la Pace).

Segue dibattito pubblico

12,30 Conclusione: Paolo Candelari del coordinamento “A.G.i.Te.

Durante il convegno saranno proiettato brevi video su esperienze locali antimilitariste e nonviolente. Sono stati invitati i parlamentari che hanno sottoscritto l’impegno “ti voto solo se”.


giovedì 15 ottobre, sala Poli e in streaming

  • ore 18 Presentazione del libro di Marco Labbate, Un’altra storia. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana

Con l’autore intervengono Massimiliano Fortuna, Centro Studi Sereno Regis e Bruno Maida, storico, Università degli Studi di Torino.


  • ore 20,30 L’obiezione di coscienza oggi nel mondo 

Intervengono Zaira Zafarana, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), International Fellowship of Reconciliation (IFOR) e un rappresentante del Bureau International pour l’Objection du Conscience (BEOC).


venerdì 16 ottobre

  • ore 16 presidio Fridays For Future (FFF), piazza Castello;

sala Poli e in streaming

  • ore 17,30, intervento di Luca Sardo, di FFF
  • ore 18 L’attuale pandemia non ci ha insegnato niente…? L’importanza dell’Ambiente nella scala delle priorità umane

A cura di Pro Natura Torino, Comitato torinese del Forum Salviamo il Paesaggio, Medicina democratica. Interventi di Massimo Mortarino (Salviamo il paesaggio), Mario Cavargna (Pro Natura Piemonte), Enzo Ferrara (Medicina Democratica, Centro Studi Sereno Regis).

Tutte le forze ambientaliste piemontesi hanno accolto con estrema preoccupazione l’accelerazione imposta dalla Regione Piemonte al disegno di legge regionale n. 95 del 5 maggio 2020, Interventi di sostegno finanziario e di semplificazione per contrastare l’emergenza da Covid-19, pensato in particolare per il rilancio economico del comparto edile, settore trainante per molti altri comparti dell’economia della regione e quindi di crescita per il sistema, pesantemente colpito dal lockdown imposto dall’epidemia. La strada individuata – dicono il Forum Salviamo il Paesaggio, Pro Natura Torino, associazioni e comitati territoriali – non è quella giusta, tanto da porsi la domanda: «L’attuale pandemia non ci ha insegnato niente?».


  • ore 21 spettacolo teatrale: Pia e Damascocon Matteo Palazzo e Silvia Napoletano. Drammaturgia e regia di Patrizia Pasqui, produzione Emergency Ong Onlus. Durata: atto unico – 70 minuti

Necessaria la prenotazione all’indirizzo mail: prenotazioni@emergencypiemonte.it


Una riflessione sulle conseguenze che accompagnano la guerra di ogni epoca, disumano strumento che innesca solo spirali di violenza e degrado.

È il 1947 e la guerra in Italia è finita.

Nella pineta di Tombolo, tra Pisa e Livorno, una parte di popolazione si rifugia e cerca di trarre profitto dalle condizioni provocate dalla guerra. Lì, in baracche e capanne vive un’umanità di contrabbandieri, disertori, sciuscià, delinquenti comuni e segnorine – così erano chiamate le prostitute. Tombolo è un mondo a sé, regolato da leggi non scritte, dove regna una voglia di vivere brutale, disperata, imperiosa, che travolge ogni ostacolo.

Pia è una segnorina e dall’ospedale in cui verrà ricoverata per le malattie veneree racconta il mondo di Tombolo e il dramma delle donne che, spinte dalla miseria, si accompagnano ai soldati americani, spesso vivendo nell’illusione di una vera storia d’amore.

Damasco è un rastrellatore di mine. Anche se la guerra è finita, l’Italia è disseminata di ordigni e gli americani lasciano agli italiani il compito di sminarla. Per questo lavoro difficile e pericoloso vengono reclutati anche i civili, dopo un breve addestramento; e poiché grande è la disoccupazione e grande la miseria, molti, come Damasco, accettano di rischiare la vita.

Damasco incontrerà Pia all’ospedale e se ne innamorerà a prima vista. Tornerà a cercarla – e non gli sarà facile trovarla – deciso a esprimerle il suo amore.

Pia e Damasco racconteranno al pubblico le loro storie, vere e dolorose, ma a tratti anche molto comiche.

La pineta del Tombolo è una cicatrice sempre aperta. Oggi quella pineta tra Livorno e Pisa è divenuta Camp Darby, una delle basi logistiche americane più importanti d’Europa e che ha svolto un ruolo decisivo durante la guerra fredda e in tutte le guerre che seguiranno la caduta del muro di Berlino. Una riflessione sulle conseguenze che accompagnano la guerra di ogni epoca, disumano strumento che innesca solo spirali di violenza e degrado. Il testo “Etiopia detta Pia” ha ricevuto la segnalazione dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo al concorso Per Voce Sola 2009.


sabato 17 ottobre

Mattino: sala Poli e in streaming

  • ore 10  Sguardi e voci dal Mediterraneo. Militarizzazione delle frontiere e politiche sicuritarie

A cura di ADL a Zavidovici, Associazione per gli Studi Giurdici sull’Immigrazione (ASGI), BDS Torino, Carovane Migranti, Donne In Nero

A partire dal 2015 l’Unione Europea ha adottato dure politiche di esternalizzazione e militarizzazione delle frontiere con l’effetto di ridurre significativamente il numero degli arrivi, ma rendendo, allo stesso tempo, la vita dei migranti più difficile e i loro viaggi sempre più incerti e pericolosi. In particolare è stata la cosiddetta “nuova rotta balcanica” tra la Grecia e la Bosnia Erzegovina a subire l’impatto maggiore con una crescita esponenziale dei passaggi, sostituendo le precedenti tratte che passavano attraverso l’Ungheria e il Mediterraneo centrale. Questa situazione è il risultato dell’accelerazione di una originaria politica di chiusura a partire dal processo d’integrazione e di trasformazione della Comunità Europea in Unione Europa a seguito degli accordi di Maastricht e Schengen negli anni ’90 e divenuta sempre più consistente nel tempo. Sono stati costruiti oltre 1.000 km di barriere intorno a sé stessa a cui si devono aggiungere le ancora più lunghe “barriere marine”, le operazioni di pattugliamento navale e i “muri virtuali” dei controlli di frontiera interni ed esterni all’UE il cui costo economico e il prezzo in vite umane è enorme.

Allo stesso tempo alcuni paesi rischiano l’implosione, come la Bosnia Erzegovina, mentre altri, come la Turchia, usano i migranti come armi di ricatto e in Europa le politiche sicuritarie si rafforzano assieme alle formazioni populiste e reazionarie che enfatizzano la paura dello straniero. Anche Stati considerati democratici sviluppano e utilizzano sofisticate tecnologie militari e securitarie che vengono “testate sul campo” e come tali vendute sul mercato internazionale. Un esempio particolarmente eclatante è quello di Israele, che reprime da decenni la resistenza del popolo palestinese ed ha fatto delle innovazioni belliche e del controllo sulla popolazione occupata uno dei settori di punta della propria economia. A causa della cosiddetta “guerra al terrorismo” Israele è diventato addirittura un modello a cui si richiamano esplicitamente molti Paesi occidentali nel reprimere le forme di dissenso contro il potere politico.

  • Dall’alto e dal basso. Frontex, droni e comunità in resistenza, Carovane Migranti
  • L’ambiguità dell’uso civile e dell’uso militare della tecnologia: il modello israeliano, BDS Torino
  • Nuove rotte balcaniche, ADL a Zavidovici e Donne in Nero
  • Regolarizzazioni e repressione in un contesto sicuritario, Asgi
  • Le frontiere interne. Il caso italo-francese, Carovane Migranti e TousMigrants

Pomeriggio: sala Poli e in streaming

  • Sintesi e individuazione di alcune proposte di intervento emerse dai lavori, con attenzione anche alla dimensione educativa; 
  • Proiezione video in ricordo di Gianni Rodari (Gianni D’Elia, Rita Vittori).

Per la durata del Festival all’Emergency Infopoint Torino, Corso Valdocco 3, è visitabile la mostra Beyond the border di Federico Faloppa e Luca Prestia.

Beyond the border è un progetto di lungo periodo che il fotogiornalista Luca Prestia e il sociolinguista Federico Faloppa hanno avviato nel 2017. Attraverso immagini e testi, il lavoro intende focalizzare l’attenzione sui luoghi di confine e sugli oggetti là rivenuti che nel corso del tempo i flussi migratori si sono lasciati alle spalle, in quanto concreta ed eloquente testimonianza dei drammatici passaggi di umanità in cerca di riscatto che caratterizzano il nostro tempo.

Il progetto – che si sviluppa in quattro tappe  coincidenti con quattro differenti confini in Europa – si è finora occupato delle frontiere di Ventimiglia (Italia-Francia), di Lesbo (Grecia-Turchia) e di Bihac (Bosnia-Croazia). Nello specifico sono esposte le immagini relative a Lesbo.

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