Grazie di te, Lidia.

Grazie di te, Lidia.

Nella sua pagina di Facebook un’amica scrive ricordando Lidia Menapace: “Grazie a Daniele Lugli che anni fa in una serata piacevole al centro Anti violenza, me la fece conoscere”. Una preziosa collaboratrice mi invita a scrivere di lei. Altri l’hanno fatto e bene, con profonda conoscenza. – le dico – Io posso al più ricordare qualche incontro. Non so a chi possano interessare.

La sera che l’amica ricorda è giovedì 28 ottobre 2004 alla Scuola della nonviolenza, Centro di Documentazione “A. Langer”, Ferrara. Nel ciclo “Maestre di pace e di nonviolenza” di “Anna, Bertha, e molte altre umili e orgogliose operatrici di pace” Lidia ci parla. “Voglio fare riferimento a questa più sotterranea storia europea, della quale non abbiamo da vergognarci, e che ha come simboli storici precisi e autoctoni il movimento operaio e il movimento delle donne: questi hanno modificato il mondo più di qualsiasi guerra e più in profondità di qualsiasi rivoluzione che della guerra abbia ripetuto i foschi modelli; hanno stabilito forme di autonomia, dignità e coscienza che nulla può cancellare”. E’ veramente una bellissima serata, preceduta da un momento conviviale particolarmente affettuoso.

Di Lidia so da molto tempo. Fin da piccolissimo (c’era la guerra) e per tutta la giovinezza soggiorno a lungo dagli zii in un paesino vicino a Bolzano. Da ragazzo mi interesso di politica. La sola con cui ne parlo è la zia. La sua adesione a un partito è lontana: Partito d’Azione. Di una sola esponente bolzanina mi dice la sua considerazione: Lidia Menapace. Si aggiungerà poi Alex Langer. Capirò qualcosa di più di Lidia leggendo su Il Ponte nel 1967 un articolo di Langer “Sudtirolo”. Vi appare la professoressa Lidia Menapace. Critica la scarsa organicità delle richieste autonomistiche degli anni Cinquanta: “una lista del bucato”, Denuncia la tendenza a fare degli attentati della notte dei fuochi del 1961 un alibi per non affrontare seriamente una riforma autonomistica. In quell’estate sono nell’amato paesino. Quella di Lidia è una voce isolata.

Il primo incontro con lei è nell’estate del ’73 a Marina di Pisa. C’è un seminario comune del Pdup e del Manifesto in vista dell’unificazione. Tema tra i principali la scuola. Allora io sono assessore alla pubblica istruzione a Ferrara. I compagni più noti del Manifesto, in genere, mi piacciono più quando scrivono che faccia a faccia. Una eccezione è Pintor. Non lo ricordo però a quel seminario. C’è Rossana Rossanda. Lidia, larga sottana e zoccoli, mi colpisce per la calda accoglienza riservata a mia moglie, impegnata nell’Udi e sui temi dell’infanzia. E’ un bel ricordo di un incontro che, nel complesso, mi delude.

La ritrovo a Ferrara in un’iniziativa della Scuola di cultura contemporanea, fine anni Ottanta direi. La sua insistenza nel ravvisare in tutte le espressioni più consuete un linguaggio, maschilista, militare, misogino, patriarcale mi sembra maniacale. Intervengo sull’argomento proposto, che aveva a che fare con la situazione politica e culturale. Mi interrompe più di una volta per segnalarmi espressioni censurabili. Tronco l’intervento piuttosto irritato. Non sapevo che anche a don Milani aveva rivolto l’accusa di misoginia: non bambine nella sua scuola e la lettera indirizzata a una professoressa e non a un professore.

Altri ce ne saranno stati, ma trovo traccia di incontri ravvicinati solo negli anni Duemila. Ecco un elenco certo non completo.

Nel 2003, a novembre, un seminario alla casa della nonviolenza di Verona Lidia espone la sua proposta di un’Europa neutrale. Qualcosa dico anch’io e lei “Ho preso la parola per ringraziare molto Daniele Lugli per avere così bene argomentato sul tema della neutralità attiva d’Europa: è vero, la proposta non è stata ripresa da nessuno dei due “schieramenti” (non per nulla hanno un nome militare) maggiori del parlamento europeo: però ha il pregio di poter camminare entro le forme e gli appuntamenti del movimento dei movimenti (“Stati generali di un’altra Europa”) dando una possibilità di agire tenacemente sulla base di un’espressione giuridicamente significativa, arricchita di tutte le argomentazioni offerte da Lugli, da Peppe e da chi altri vorrà”. E’ Peppe Sini che ha raccolto tutto il dibattito. Gli sono grato: non ricordavo più le generose parole di Lidia.

Nel 2004 siamo a San Servolo, Venezia, per un approfondimento voluto da Rifondazione comunista, sul tema della nonviolenza. Me lo ricorda una nota dell’organizzazione “Cari Menapace, Lugli e Revelli, stiamo procedendo con i rimborsi spese ai relatori del seminario sulla nonviolenza del 28 febbraio. Non ho ancora ricevuto le vostre pezze giustificative…”. Qualche settimana dopo, il 22 maggio, il Movimento nonviolento organizza una giornata per un’Europa neutrale. Sosta alla tomba di Langer a Telves poi al confine: Ponte Europa, Europabruecke. Con Lidia Menapace e Sepp Kusstatscher, entrambi candidati al Parlamento europeo, e Paolo Bergamaschi, già stretto collaboratore di Langer, parlo anch’io. Nell’agosto, ricorrenza del bombardamento atomico siamo assieme, a Padova, a un seminario dei Beati i costruttori di pace. Io parlo nella giornata di apertura e Lidia in quella conclusiva.

2007 a Verona, domenica 11 febbraio – pessima data, ricorrenza del Concordato – introduco uno dei nostri seminari “Strategia e nonviolenza, non stanno bene insieme, ci ricorda Lidia Menapace. Le parole che si usano indicano quanto non ci si sia, nel pensiero e nei fatti, liberati da rappresentazioni e modelli bellicosi e militari. Ma, ammesso che l’uso abbia fatto perdere l’originario significato, parlare di strategia appare improprio per la sua presunzione…” L’accanimento di Lidia sulle parole da usare ha finito col convincermi un poco.

2011 dal 17 al 19 giugno a Bolzano in un convegno, per la marcia Perugia ad Assisi a cinquant’anni dalla prima, siamo di nuovo assieme. Io parlo su “Aldo Capitini e la rivoluzione nonviolenta”, lei sulla necessità di ripudiare la guerra e la sua preparazione e di costruire alternative.

2016 Scrivo un pezzo sul bel libro curato da Marzio Marzorati e Mao Valpiana “Alexander Langer Una buona politica per riparare il mondo” e di nuovo Lidia è ben presente “Il fatto politico più rilevante nella mia vita (tre quarti di secolo) è certamente il mutamento della condizione delle donne. Sono cambiate concezioni e posizioni radicate da millenni, così ferocemente radicate che, pur nel cambiamento, mostrano frutti di sangue, come il “femminicidio”, mentre situazioni atroci permangono in gran parte del mondo. È una trasformazione profonda che tutti coinvolge, le cui conquiste non sono scontate né definitive. È costata, e costa, fatica e dolore da parte delle protagoniste, che ben poco aiuto hanno, in generale, dai loro compagni. Vi sono incontri e letture possibili. Io ricordo, per entrambi gli aspetti, una vecchia straordinaria dal bel cognome: Lidia Menapace”.

Grazie di te, Lidia.

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    antonio parisella 14 Dicembre 2020, 18:03

    L’avevo salutata così:
    ciao, Lidia ! compagna e maestra. Hai sempre portato un elemento chiarificatore. Nessuno lo ha mai detto e scritto, ma nel tuo modo di argomentare si percepiva la tua originaria attività di studiosa di retorica del ‘500 e della Controriforma. Allo stesso modo, ripercorrendo le tappe della storia delle donne, hai sempre considerato come passaggio importante in generale e non solo per te la militanza nel movimento femminile della DC: approccio alla politica e non solo ai valori domestici. Una grande scuola di lotta al settarismo.
    HO DIMENTICATO UNA COSA IMPORTANTISSIMA:: Lidia è stata sempre una convinta e decisa nonviolenta . Sì, una rivoluzionaria nonviolenta. Ripeto, una rivoluzionaria nonviolenta. Come tale, dopo il 1993 , impegnata con tutti noi che facevamo conoscere la lotta non armata nella Resistenza. “Ne sono la testimonianza vivente” disse. E aggiunse: ” Ignorare la lotta non armata significa ignorare la quasi totalità delle donne resistenti”.

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