• 14 Giugno 2024 20:44

I nomi della guerra – I parte

DiDaniele Lugli

Nov 13, 2023

di Daniele Lugli

Dalla raccolta di articoli “Sassolini di Pollicino”, pubblicata da Daniele Lugli con la casa editrice La Carmelina di Ferrara nell’estate 2022, riprendiamo questo “I nomi della guerra” che l’autore ha pubblicato una prima volta più di vent’anni fa (gennaio 2002) sulla rivista ferrarese di Legambiente, “Briciole di Pollicino”.

Per Daniele, più che di briciole si poteva subito parlare di sassolini. Non salvifici però, per i bimbi che si perdevano nel bosco, giacché “Li seguiva uno struzzo dall’impercettibile sorriso”.

E un po’ ci siamo persi anche noi.

 

La guerra cambia volto e riti, e anche nome, senza cessare mai di esserci.

Guido Ceronetti

Conflitto

Così la guerra si viene a situare nel contesto, più ampio e diluito, dei conflitti che la vita privata e pubblica quotidianamente ci propone. In fondo non è che un duello su vasta scala… una continuazione della politica con altri mezzi aveva detto von Clausewitz. È un’opzione tra le altre, disponibile per raggiungere gli scopi della politica, che infatti non ha mai preso sul serio il ripudio della guerra previsto dalla Carta dell’ONU e dalla nostra Costituzione.

Per sapere se si deve o no fare la guerra basta applicare la formula di Rosen. Se P = probabilità di vincere la guerra, C = costi della guerra, CT= costi tollerabili, la decisione sarà per la guerra se CT per P maggiore di C. Certo ci sono valutazioni non semplici da compiere, ma se C e CT si guardano bene dal ricadere sui decisori questi hanno un compito facilitato. Un’accorta aggettivazione, a seconda dei popoli e del momento storico, aumenta il consenso: guerra santa, giusta, inevitabile, umanitaria…

Igiene

Guerra sola igiene del mondo proclamava Marinetti, ma nulla salus in bello aveva detto saggiamente, ben prima di lui, Virgilio. Che guerra, peste e carestia/ vanno sempre in compagnia lo sapevano anche i nostri vecchi. Ora sappiamo tutto sull’inquinamento di lunga durata dell’aria, dell’acqua, della terra, normale effetto collaterale della guerra. Ogni guerra ha le sue epidemie e le sue sindromi, correlate alle caratteristiche di quella in particolare e alla natura dei belligeranti. La spagnola fece strage a suo tempo in Europa. Ora morbi ed epidemie, semplici e letali, portati e aggravati dalla guerra, continuano a colpire i più poveri. Le sindromi, più complesse e intriganti, sono invece riservate ai più ricchi: sindrome del Vietnam, sindrome del Golfo. Nuova e perniciosa appare la sindrome dei Territori Occupati: colpisce ufficiali e soldati israeliani che non ritengono sufficiente la giustificazione che fu già di Eichman, e non gli giovò: ho solo obbedito a degli ordini.

Jihad

Ci è stato spiegato che è pessima la traduzione di jihad come guerra santa. Sarebbe meglio dire lotta, sforzo. Anche intesa come guerra si tratterebbe comunque di jihad al saghir, di una lotta dei corpi, di una lotta minore. Trascurabile, neanche da mettere con jihad al-Kabir, la lotta delle anime, la lotta maggiore. È la lotta contro il nemico che alberga in noi e non quella contro il nemico esterno il profondo contenuto del precetto.

Scriveva Toufic Fahd, storico dell’Islam, venti o trenta anni fa, che la questione della guerra santa nell’epoca moderna ha perduto molto della sua rilevanza, al punto che in alcuni manuali contemporanei di teologia morale non se ne parla neanche più. Che si parli ora di nuovo e ampiamente di jihad non ci fa piacere, anche se si sottolineano gli aspetti spirituali e di fede piuttosto che quelli materiali e guerreschi. Nelle nostre cristianissime contrade li chiamavano atti della fede, gli autodafè, che consistevano nell’abbruciamento di eretici e miscredenti.

(vigna di Mauro Biani)

 

Di Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948