Il vaccino e la nave da guerra

Il vaccino e la nave da guerra

La narrazione suprematista della vita attraverso due viaggi

Tra la vigilia e il giorno di natale sono iniziati due viaggi internazionali, forieri uno di vita e l’altro di morte. Il primo seguito passo passo da tutti i media, il secondo oscenamente ignorato.

Il 24 dicembre da Puurs, la cittadina belga che ospita la sede della Pfizer, sono partiti i tir per la distribuzione europea del vaccino anti-covd. Del percorso dei vaccini, in particolare dopo aver superato il confine del Brennero sappiamo tutto: dall’arrivo a Roma alla ripartenza di ciascuna dose per le diverse città italiane, fino ai nomi dei primi fortunati vaccinati, paese per paese, grazie alla copertura massiccia dell’operazione da parte di tutte le testate giornalistiche internazionali, nazionali e locali.

Il mattino dopo, 25 dicembre, inizia un altro e diverso viaggio: da La Spezia parte la prima delle due fregate FREMM, navi da guerra di ultima generazione costruite da Fincantieri, e consegnata in sordina al governo egiziano due giorni prima, il 23 dicembre, non solo senza alcun passaggio parlamentare, ma senza neanche un comunicato stampa né una testata giornalistica a raccontarlo. La notizia viene diffusa dalla Rete italiana pace e disarmo e solo dopo, timidamente, qualche giornale comincia a riprenderla, fino al 31 dicembre giorno in cui – mentre la fregata arriva ad Alessandria d’Egitto – i genitori di Giulio Regeni dichiarano di aver preparato un esposto-procura contro il governo italiano “per violazione della legge 185/90, che vieta le esportazioni di armi verso Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e l’Egitto rientra tra questi”. A quel punto l’informazione non può essere più taciuta e con l’inizio del nuovo anno esplode.

Ciò che colpisce, ancora una volta, della diversa copertura mediatica di questo doppio viaggio – uno orientato alla vita e l’altro alla morte – è l’attenzione spasmodica al benessere dei “nostri” e il disinteresse assoluto per quello degli “altri”, anche quando questo dipende da noi. Ossia il valore e il peso irriducibilmente differenti attribuito alla vita umana: i media – e con loro i social – hanno seguito passo passo ogni dose di vaccino distribuita in Italia, fino alle inoculazioni venose benefiche, ma hanno ignorato bellamente l’invio della fregata all’Egitto – prima di altre forniture belliche per un totale tra i 9 e gli 11 miliardi di euro – che produrrà inoculazioni belliche venefiche, come tutto l’enorme export bellico italiano in mezzo mondo. I mezzi prodotti e diffusi per salvare ogni vita umana nel nostro Paese sono giustamente una priorità da raccontare, i mezzi prodotti e diffusi per abbattere vite umane nel resto del mondo sono oscenamente una ovvietà da ignorare.

Una narrazione razzista e suprematista del valore della vita, che ci invischia (quasi) tutti. Ma alla quale non bisogna rassegnarsi.

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