In memoria di Alberto L’Abate, a tre anni dalla scomparsa

Tre anni fa, il 19 ottobre 2017, nello stesso giorno dell’anno in cui nel 1968 era deceduto Aldo Capitini di cui era stato amico e collaboratore, moriva Alberto L’Abate, una delle figure più  vive della nonviolenza. Era un maestro generoso, un amico e un compagno di lotte la cui parola e il cui braccio oggi ci mancano come non mai.

Una minima notizia su Alberto l’Abate (a cura di Giuseppe Sini)
Alberto L’Abate è stato una delle figure più illustri della nonviolenza e della peace-research a livello internazionale; era nato a Brindisi il 24 gennaio 1931, docente universitario di sociologia dei conflitti e ricerca per la pace, promotore del corso di laurea in “Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti” dell’Università di Firenze, è stato impegnato nel Movimento Nonviolento, nella Peace Research, nell’attività di addestramento alla nonviolenza, nelle attività della diplomazia non ufficiale per prevenire i conflitti; amico e collaboratore di Aldo Capitini, ha collaborato alle iniziative di Danilo Dolci e preso parte a numerose iniziative nonviolente; come ricercatore e programmatore socio-sanitario è stato anche un esperto dell’Onu, del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’; ha promosso e condotto l’esperienza dell’ambasciata di pace a Pristina, e si è impegnato nella “Campagna Kossovo per la nonviolenza e la riconciliazione”; portavoce dei “Berretti Bianchi”, promotore dei Corpi civili di pace e di numerose altre rilevanti iniziative. Deceduto a Firenze il 19 ottobre 2017.

Tra le opere di Alberto L’Abate segnaliamo almeno: Addestramento alla nonviolenza, Satyagraha, Torino 1985; Consenso, conflitto e mutamento sociale, Angeli, Milano 1990; Prevenire la guerra nel Kossovo, La Meridiana, Molfetta 1997; Kossovo: una guerra annunciata, La Meridiana, Molfetta 1999; Giovani e pace, Pangea, Torino 2001; Per un futuro senza guerre, Liguori, Napoli 2008; Metodi di analisi nelle scienze sociali e ricerca per la pace: una introduzione, Multimage e Trascend University Press, Firenze 2013; , Centro Gandhi Edizioni, Pisa 2014.

Opere su Alberto L’Abate: AA. VV., Memoria di Alberto L’Abate, fascicolo monografico di “Azione nonviolenta”, n. 5/2018.

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    Il mio pensiero oggi va ad Annaluisa e ai figli di Alberto. Ricordo che pochi giorni dopo il 19 ottobre di tre anni fa presso il Centro valdese degli anziani “Il Gignoro” a Firenze c’è stato l’incontro aperto di amici e conoscenti per testimoniare la vicinanza ad Alberto . Alcuni giorni dopo presso la sede della Comunità valdese di Firenze la famiglia di Annaluisa e di Alberto hanno organizzato un momento di ricordo a cui hanno partecipato molte persone provenienti da diverse parti d’Italia ed ognuno ha lasciato una testimonianza.
    Fu il vice direttore della rivista olivettiana “Comunita” a farmi conoscere prima Irene Leonardi, la sorella di Annaluisa e suo marito, un vero socialista “lombardiano”, Emanuele Tortoreto. Loro mi hanno messo in contatto con Annaluisa ed Alberto fin dalla fine degli anni ’70.
    Da quegli anni è cominciato un itinerario che ha attraversato più di quattro decenni, scanditi da momenti di lotta significativi come la mia lunga storia del servizio civile approdato nella campagna di Comiso degli anni ’80, di cui ancora non è stata scritta una storia esaustiva e chiara.
    Ma poi ancora il lavoro di addestramento alle tecniche della nonviolenza con gli studenti del movimento “la pantera” del 1989-90. Fino al lavoro universitario e alle collaborazioni di ricerca sul tema del pregiudizio e dell’antisemitismo negli anni ’90 e nel primo decennio del nuovo secolo. La presenza in Iraq prima dello scoppio della prima guerra del Golfo. I viaggi in India e la mostra fotografica itinerante che abbiamo realizzato. Allo sviluppo del metodo maieutico nella raccolta delle autobiografie giovanili, come esempio di ricerca-azione. All’impegno nella costruzione di un corso di laurea per la pace con i suoi aspetti interessanti e con le ombre delle malversazioni e della corruzione che anche lì allignavano.
    Alberto , un compagno di strada con il quale ho camminato ed anche talvolta ho dissentito. Un modo di ricordarlo, ora e in futuro, penso sia quello di fare emergere gli elementi di critica costruttiva del nostro agire comune, non cedendo al ricordo monumentale oleografico, ma aprendoci coraggiosamente alle sfide che ci aspettano sia a livello personale, sia nella dimensione pubblica.

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