• 28 Maggio 2022 19:02

La Danimarca per esempio

DiDaniele Lugli

Giu 6, 2021

Ne ho sentito parlare da Capitini e poi mi sono documentato. È facile farlo: lo consiglio. Si potrebbe cominciare da qui (da 3’40” a 29’50”).

Nella seconda guerra la Danimarca vorrebbe essere neutrale e in tal senso si dichiara nel 1939. Ciò non evita l’aggressione nazista. In sei ore, il 9 aprile 1940, l’esercito danese è liquidato, ma una resistenza, diversa e tenace, subentra. Le truppe tedesche passano ad occupare la Norvegia. In Danimarca si sperimenta una sorta di protettorato, quasi un modello per altri paesi invasi. La relativa libertà concessa alle autorità locale cessa nell’agosto del ’43 e il regime di occupazione militare dura fino al 5 maggio del ’45. A una coraggiosa, limitata, resistenza armata si affianca una diffusa e crescente non collaborazione civile. È il Re Cristiano X, con il suo comportamento, a dare a questa resistenza sostegno e incoraggiamento. Un monarca imparagonabile per statura morale a quello italiano, che firma le leggi razziste contro gli ebrei. Cristiano X si oppone all’obbligo per gli ebrei di portare la stella di Davide come segno di appartenenza. Tra loro la distanza morale e politica è superiore a quella fisica: il danese supera i due metri, contro il metro e mezzo dell’italiano. Quando, il 1° ottobre 1943, Hitler ordina la deportazione degli ebrei danesi, la quasi totalità – circa 8mila – è salvata con il passaggio via mare nella Svezia neutrale. Un esempio che si sarebbe dovuto seguire anche in altri paesi. Avremmo cose migliori da ricordare della nostra storia passata e un po’ di sangue si sarebbe risparmiato.

Adesso dalla Danimarca giunge un esempio del tutto diverso e da non seguire. Non si vogliono più immigrati nel regno. Neppure chi ha diritto all’asilo. La loro posizione dovrà essere vagliata in centri appositi, in un paese fuori dalla Danimarca e fuori dall’Unione Europea. Chi cerca di entrare è fermato al confine, messo su un aereo per essere deportato nel “paese terzo”. Là la sua posizione sarà valutata. Se risulterà non meritevole di protezione internazionale sarà rispedito nel paese di provenienza. Se ha diritto all’asilo sarà questo “paese terzo” ad accoglierlo. Non gli piace qual paese, chieda all’Onu di offrigli un’altra possibilità, Danimarca esclusa.

La legge, proposta dal governo socialdemocratico presieduto da una donna, ha avuto un sostegno bipartisan – come sento dire facendo strame della parola partisan – 70 voti a favore e 24 contro. L’Alto Commissariato dell’ONU ha stigmatizzato la violazione del diritto internazionale. Preoccupazioni sono state espresse dalla Commissione Europea anche perché la legge danese non sia un esempio per gli altri paesi, in violazione pure delle norme europee, a partire dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.

La Danimarca adotta soluzioni creative ai problemi che si presentano. Arrivano troppi siriani dell’area attorno a Damasco? Semplice: si dichiara sicura l’area in questione, così possono essere rispediti tranquillamente a casa i richiedenti asilo, anche se la casa non c’è più. Ma qui si va oltre: soluzione finale del problema. Il ministro dell’immigrazione ne conosce bene tutti gli aspetti. Li ha studiati e ha un padre etiope, il che lo rende particolarmente sensibile. Ancora non si conosce il “paese terzo” al quale saranno affidati compiti così delicati. In pole position è il Ruanda: ha da poco firmato un’intesa con la Danimarca sulla cooperazione in materia di asilo e di immigrazione. Già accoglie persone che i paesi vicini non vogliono. Ha una notevole esperienza in materia di soluzione dei conflitti interetnici, fino al genocidio.

Un altro paese del quale si parla come possibile è l’Egitto. Di questo conosciamo, anche per vicende vicine, l’attenzione verso i suoi giovani e migliori cittadini, come Patrik Zaki, e i giovani studiosi stranieri, come Giulio Regeni. Non sappiamo che atteggiamento abbia verso chi pensava di trovare asilo in Danimarca.

Un terzo paese indicato, chissà se è un’idea del ministro dell’immigrazione, è l’Eritrea. Non ha pregiudizi nei confronti dei diritti umani. Li ignora semplicemente. A migliaia fuggono per chiedere all’estero asilo per avere libertà di movimento e di espressione, per fuggire lavoro forzato e riduzione in schiavitù, arresti arbitrari e sparizioni.

Mi resta una speranza: Margherita II, regina di Danimarca, nata il 16 aprile 1940, una settimana dopo l’invasione nazista, si presenta al confine, in uno dei respingimenti o all’aeroporto, dove dovrebbe partire il carico di deportati e dice che non va bene. Magari lo dice già adesso mostrando che, dal nonno, ha ereditato non solo l’alta statura fisica, ma quella morale e politica.

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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