La persecuzione dei testimoni di Geova sotto tre opposte dittature

La persecuzione dei testimoni di Geova  sotto tre opposte dittature

È noto che i testimoni di Geova conobbero la ferocia dei lager e la spietata persecuzione nazista. Dei 20mila Testimoni presenti in Germania nel 1933, alla salita di Hitler al potere, quasi la metà soffrì nelle prigioni e nei campi nazisti. Molti di loro vi trovarono la morte.

Almeno 200 furono condannati alla pena capitale. Le motivazioni erano essenzialmente tre: l’obiezione di coscienza, l’attività di proselitismo e il rifiuto del saluto hitleriano, in pratica il disconoscimento che la salvezza emanava da Hitler.

Meno noto è che furono perseguitati, per le stesse identiche ragioni, da una seconda dittatura che costituiva l’esatto contrario della prima: lo stalinismo.

La terza dittatura ha cominciato ad operare contro i Testimoni solo di recente.

Nella Germania orientale (1945-1990)

Dal 1945 molti testimoni di Geova della Germania orientale, che erano stati prigionieri di Hitler, divennero prigionieri di Stalin, specialmente nel quarantennio 1950-1990. Gli ex campi di concentramento di “Sachsenhausen, Buchenwald, Brandenburg-Görden furono riservati non solo a ex nazisti ma a oppositori, testimoni di Geova, omosessuali”. (Barbara Spinelli, Il sonno della memoria, Mondadori, 2001, pp. 12, 380)

Nell’Unione Sovietica (1939-1991)

Nel giugno del 1947 trenta testimoni di Geova furono arrestati nell’Unione Sovietica. I funzionari comunisti consideravano sovversive le pubblicazioni dei Testimoni. Alcuni furono condannati a morte, anche se le loro condanne furono poi commutate in 25 anni di detenzione nei campi di prigionia. Fra il 1947 e la fine del 1951 si moltiplicarono gli arresti. Le accuse erano molto simili a quelle addotte dal regime nazista in Germania: rifiuto del servizio militare, attività di stampa clandestina e rifiuto di iscrivere i giovani figli alle organizzazioni giovanili comuniste.

Un episodio chiave della persecuzione dei testimoni di Geova in Unione Sovietica si ebbe nel 1951. L’8 aprile di quell’anno 6.100 Testimoni dell’Ucraina occidentale furono deportati in Siberia. La mattina presto camion pieni di soldati si presentarono alle case dei Testimoni e ad ogni famiglia furono date appena due ore di tempo per raccogliere le proprie cose per il viaggio. Fu deportato chiunque si trovasse in casa: uomini, donne e bambini. Nessuno fu esentato perché era avanti con gli anni o in cattive condizioni di salute. In un sol giorno, furono stipati in vagoni merci e mandati alla loro destinazione, con una procedura che ricorda la deportazione degli ebrei in Germania nel novembre del 1938. Oltre ai Testimoni dell’Ucraina, ne furono deportati altri della Moldavia, della Bielorussia occidentale, della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia. In tutto i Testimoni deportati da queste sei repubbliche furono circa 9.500. Furono deportati sotto scorta militare in vagoni merci, che la gente chiamava stalle perché di norma venivano usati soltanto per il trasporto del bestiame. Al loro arrivo in Siberia dovettero fare i conti con condizioni climatiche ed ambientali proibitive. A quaranta gradi sotto zero, furono semplicemente scaricati in un bosco e ricevettero delle scuri con le quali tagliare alberi per costruirsi gli alloggi e procurarsi i mezzi di sussistenza. Lo scopo della deportazione era quella di isolare i Testimoni dalla Società sovietica, concentrandoli in un luogo nel quale non avrebbero potuto operare conversioni.

A riguardo del comportamento dei testimoni di Geova nei luoghi di detenzione, Aleksàndr Solzenicyn ha scritto in Arcipegalo Gulag, a proposito di una rivolta avvenuta nel 1953 nel gulag di Kengir: “I Testimoni di Geova, ligi alle loro regole di vita, si erano rifiutati di prendere le armi in pugno, di lavorare alle fortificazioni, di fare la guardia. Sedevano a lungo, le teste ravvicinate, in silenzio. (Vennero adibiti a lavare le stoviglie)”.

Dopo la morte di Stalin, l’atteggiamento nei confronti dei Testimoni migliorò. Dal 1953 nell’URSS furono concesse amnistie, grazie alle quali alcuni furono rilasciati. Purtroppo l’amnistia non si applicò a coloro che erano stati deportati nel 1951.

Durante gli anni 1983 e 1984 nell’Ucraina orientale ebbe luogo una serie di processi collettivi. Molti Testimoni ricevettero condanne che andavano dai quattro ai cinque anni di carcere. I direttori d’alcune carceri mandarono i Testimoni nei manicomi sovietici, nella speranza che si ammalassero mentalmente. Nel 1987 le autorità cominciarono a rilasciare i Testimoni detenuti. Alla fine del 1990 gli organi giudiziari prosciolsero alcuni testimoni di Geova, restituendo loro diritti e privilegi.

Infine l’organizzazione religiosa dei testimoni di Geova fu ufficialmente registrata in Ucraina il 28 febbraio 1991; quella fu la prima registrazione del genere nel territorio dell’URSS. Dopo essere stati al bando e perseguitati per oltre 50 anni, i testimoni di Geova ottennero finalmente la libertà religiosa. Poco dopo, alla fine del 1991, l’Unione Sovietica cessò di esistere.

Russia 2018

Il Tribunale di San Pietroburgo ha confermato la sentenza del dicembre 2017, autorizzando così il governo russo a confiscare gli edifici siti a Solnečnoe, dove aveva sede la filiale dei Testimoni di Geova in Russia […] I Testimoni di Geova in Russia non possono più incontrarsi apertamente per leggere e studiare la Bibbia. Per evitare l’arresto e le azioni penali, devono riunirsi clandestinamente, come ai tempi dello stalinismo” (L’INCONTRO, giugno 2018)

È la storia che si ripete.

ALBERTO BERTONE

albertobertone@teletu.it

LETTURE DI APPROFONDIMENTO

MARGARETE BUBER-NEUMANN, Prigioniera di Stalin e Hitler, Il Mulino, Bologna, 1994, pp. 187-272;

BARBARA SPINELLI, Il sonno della memoria, Mondadori, 2001, pp. 12, 380;

Stessa autrice, La barriera tanto amata, La Stampa, 8 luglio 2001;

Annuario dei testimoni di Geova del 1975, p. 213;

Annuario dei testimoni di Geova del 1999, pp. 77-84;

Annuario dei testimoni di Geova del 2002, pp. 142-234;

ALEKSÀNDR SOLZENICYN, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano, 1978;

GIORGIO ROCHAT, L’antimilitarismo oggi, Claudiana, Torino, 1973, pp. 99-112;

JW.ORG, sito ufficiale dei Testimoni di Geova, Sala stampa, Sviluppi legali e diritti umani;

GIUSEPPE AGLIASTRO, La Stampa, 30 giugno 2018, Putin fa arrestare i Testimoni di Geova: “Sono estremisti”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

Daniele Lugli di Daniele Lugli


Anniversari »

Politicamente scorretto

Mao Valpiana di Mao Valpiana


Ad un mese dalla Perugia-Assisi »

La domenica della nonviolenza

Peppe Sini di Peppe Sini


L'ora. 4 novembre 2018 »

PASSI : dalla Sardegna e oltre...

Carlo Bellisai di Carlo Bellisai


Rinnovare la marcia Sarda della Pace »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

Mauro Presini di Mauro Presini


Quanto pesano certe parole? »

"Nonviolenza: la via della Pace"

Enrico Peyretti di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Sforzi di Pace

Fabrizio Bettini di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »