Memoria di Sandro Canestrini

Memoria di Sandro Canestrini

pronunciata da Mao Valpiana, a nome del Movimento Nonviolento *

Alcune brevi note sull’intreccio della storia di Sandro Canestrini, con la storia della nonviolenza italiana.

Sul finire degli anni ’60 si offre come avvocato difensore degli obiettori di coscienza allora detenuti nelle carceri militari di Gaeta e di Peschiera. Non si limita all’assistenza legale. In qualche modo, quando può, fa anche da tramite tra il movimento, i parenti, e i giovani detenuti. Porta messaggi, biglietti, lettere, e per questo subirà anche una sanzione disciplinare.

Nel frattempo si coinvolge sempre di più sul tema dell’obiezione di coscienza. Partecipa attivamente alle Marce antimilitariste da Trieste ad Aviano (organizzate dal Partito Radicale con il Movimento Nonviolento e Lotta Continua). È una delle punte della Campagna per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, che avverrà nel 1972.

Seguirà poi una lunghissima vicenda processuale, durata quasi 9 anni, sul tema dell’obiezione fiscale alle spese militari. I promotori venivano accusati di “disobbedienza alle leggi di ordine pubblico”; vi furono più di 20 processi, nei tribunali di tutta Italia. Sandro Canestrini coordina un formidabile collegio di difesa. Si arriverà fino alla Cassazione, e per tutti vi sarà l’assoluzione.

La sera, prima dei processi, ci spronava ad organizzare dei dibattiti pubblici, nei quali interveniva lui stesso ed invitava il pubblico ad essere presente il giorno dopo in Aula: “dobbiamo far sentire ai Giudici il fiato del Movimento sul collo“.

Canestrini seguì anche, per il Movimento Nonviolento, la vicenda del “Monumento antimilitarista” (un vero e proprio monumento itinerante, in ferro battuto, che rappresentava un’idra a tre teste, militarismo, capitalismo, fascismo, che uccideva un soldato); il monumento era dedicato ai caduti di tutte le guerre, obiettori, disertori. Venne denunciato per “vilipendio alle forze armate” e sequestrato. Canestrini ne seguì la vicenda giudiziaria e riuscì ad ottenere, dopo due anni, il dissequesto, con una grande festa e la riproposizione del Monumento a Verona.

Venne poi la stagione di Comiso, nei primi anni ’80, con il movimento contro l’installazione dei missili nucleari nella base siciliana. Vi furono processi per l’occupazione della base e per manifestazioni non autorizzate. Canestrini patrocinò tutti i processi, compreso quello che vedeva imputate donne pacifiste provenienti da vari paesi europei.

Poi vi fu la lunghissima vicenda degli imputati per il “blocco ferroviario” del “treno della morte” che trasportava armi per la prima guerra del Golfo, nel 1991. Canestrini riuscì a conquistare l’assoluzione, che arrivò 14 anni dopo i fatti: “per noi è una bella medaglia; è una sentenza modello che andrebbe studiata sui banchi di scuola“, diceva Sandro. E ci teneva molto che i giovani, gli studenti, prendessero parte ai processi. Era lui stesso che spiegava ai ragazzi il senso del diritto, l’importanza della difesa, la ricerca della verità processuale.

In questa lunga storia di decine e decine di processi ai pacifisti, non abbimao mai visto una parcella. Anzi, spesso era lui a lasciare un generoso contributo “per le spese dell’organizzazione“.

Infatti era molto attento anche alle forme organizzative del Movimento nel quale si sentiva sempre più coinvolto. Centinaia gli scambi, con tutti noi, di lettere e telefonate (ed avendo lui un carattere forte ed anche esigente, a volte erano letteracce o telefonate incandescenti con le quali si lamentava per qualche nostra mancanza, distrazione, approssimazione, ritardo). Ma era anche affettusissimo e attentissimo ai rapporti umani. Ci teneva a mantenere l’amicizia, e dopo ogni processo od ogni riunione politica, cercava un momento di convivialità “una pastasciutta, un bicchiere di vino“.

In questi lunghi anni, in cui cresceva il suo impeccabile impegno professionale con il pacifismo, cresceva anche il suo legame personale con la nonviolenza. Ad un certo punto decise di iscriversi al Movimento Nonviolento. Fu lui ad inaugurare la Casa per la Nonviolenza nel 1989 a Verona. Negli anni ’91 e ’92 tenne una bella rubrica fissa su Azione nonviolenta (cui era fedelissimo abbonato ed attento lettore), “Al Megafono” (ho riletto in questi giorni i suoi scritti; davvero varrebbe la pena raccoglierli e ripubblicarli). Dal 1994 al 1997 venne eletto Presidente nazionale del Movimento. Partecipava ad ogni incontro, anche semplicemente organizzativo. Frequentava le nostre sedi, acquistava e divorava la letteratura nonviolenta. Dal 1997 in poi venne nominato “Presidente onorario”, fino ad oggi …

Questa personale maturazione di coscienza, la sua “persuasione” intima verso la nonviolenza, la racconta lui stesso in un intenso articolo del 1994, scritto per Azione nonviolenta:

In quel pomeriggio d’autunno (ma quale sarà stato l’anno preciso?) la passeggiata lungo il corso principale di Perugia, da una parte la Martha, dall’altra Aldo Capitini, era la realizzazione di un sognato incontro con il grande pensatore, con il compagno fraterno, con l’uomo che aveva segnato le linee di un avvenire possibile. Prendendo un caffè, parlando per ore ed ore, cercavo di costruire dentro me stesso una coerenza che veniva messa a prova: venivo dalla Resistenza, venivo dalla lotta armata, mi accostavo a quest’uomo nuovo, che diceva parole nuove, fino a quel momento anche da me poco intese e anche per me di difficile condivisione. Gandhi, la nonviolenza, la scoperta di una resistenza nonviolenta, il diritto alla rivoluzione, ad una rivoluzione diversa che pur intendendo vincere la lotta per una diversa umanità voleva nello stesso tempo rispettare, nel fisico e nello spirito, l’avversario (…) Sì, la nonviolenza è la chiave per capire i veri problemi del nostro tempo, è l’unico strumento possibile per superare l’orrore della morte.

Un avvocato democratico che ha dietro di sè tanti decenni, tra la polvere dei tribunali e quella delle piazze, credo possa essere orgoglioso di constatare che il seme è germogliato“.

Una testimonianza commovente.

Voglio concludere come farebbe lui, con le sue parole:

Teniamo alta la bandiera della pace, della giustizia, della libertà!

Viva l’Italia resistente!

Viva Sandro Canestrini.

* Auditorium Fausto Melotti del MART di Rovereto, cerimonia del giorno 8 marzo 2019 in onore di Sandro Canestrini

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