Memoria: Renato Solmi

Memoria: Renato Solmi

Ci ha lasciati Renato Solmi, amico della nonviolenza. Riportiamo questo ricordo di Enrico Peyretti

Chi crede e opera per ciò che vede giusto e non per ciò che conviene, è un credente nella verità della vita. Chi crede in cose che non muoiono, vive con esse. Così Renato Solmi (nato ad Aosta nel 1927, figlio del poeta Sergio, di cui mi regalò le Opere) ha vissuto una lunga vita, uscita dal tempo il 25 marzo, dopo molti mesi di gravi impedimenti fisici e di estrema difficoltà di comunicazione, tanto più penosa per lui, rasserenato dal riconoscere e sorridere agli amici in visita, fino all’ultimo.

La sua opera di saggista, traduttore di filosofi, importante intellettuale della sinistra critica italiana e torinese inserita nel pensiero europeo, sarà illustrata da altri meglio di me, e si trova indicata sul web. Io ebbi occasione di recensire su il foglio, n. 350, marzo 2008, e su L’Indice, maggio 2008, la raccolta dei suoi scritti dal 1950 al 2004, Autobiografia documentaria (un volume di oltre 800 pagine).

Quel che desidero ora specialmente testimoniare è l’assidua intensa amicizia nata tra lui e me, come con gli altri operatori del Centro Studi Sereno Regis, da quando, negli anni 90, si avvicinò con impegno ed entusiasmo, con vibrazioni emotive, ai movimenti della nonviolenza positiva. Egli proseguiva così un aspetto antico ed essenziale del suo sentire e pensare, la coscienza atomica: «L’opera di Guenther Anders, (…) ha avuto su di me l’effetto, che ha continuato ad esercitarsi fino ad oggi, di attirare la mia attenzione sulla svolta decisiva operata dall’invenzione delle armi di distruzione di massa e sulle conseguenze paradossali che ne scaturiscono in tutti i compartimenti della vita e della società umana. L’incontro con lui ha contribuito, fin dai primi anni ’60, a indirizzarmi sulla via dei movimenti pacifisti e nonviolenti. (…) Che Anders, per suo conto, non abbia aderito alle dottrine nonviolente di stampo gandhiano, è un paradosso» (da una intervista data da Solmi a Paolo Di Stefano, in quel volume autobiografico).

Possiedo una cartella con molte decine di scritti, lettere, appunti suoi, degli ultimi venti anni, che potranno essere utili a chi vorrà seguire il suo pensiero attivo dopo l’attività pubblicistica e l’insegnamento. Insisteva perché la nonviolenza si presentasse in politica, a proporre alternative alla violenza che profondamente la impregna. Sperava e sollecitava qualche operatore politico a comprendere. Ha piantato ulivi a ottant’anni, come fa chi ama la vita.

L’amicizia e il dialogo con Renato mi hanno mostrato una volta di più come, pur con differenti concezioni ultime dell’esistenza, si possa intendersi e collaborare camminando nel tempo alla luce di valori umani che stanno davanti a noi come degni scopi della vita.

Chi ha conosciuto Solmi, persona sensibile (fragile nel senso forte di Eugenio Borgna) e intellettuale generoso, ha incontrato un tipo di uomo necessario perché una società possa progredire, se lo vuole, in umanità.

Enrico Peyretti, 26 marzo 2015

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