• 4 Marzo 2024 6:33

Minori stranieri non accompagnati crescono – II parte

DiDaniele Lugli

Dic 11, 2023

Stiamo riproponendo un testo di Daniele Lugli dedicato ai minorenni stranieri non accompagnati che approdano in Italia. Lo ha scritto nel 2010 accompagnando una ricerca che lui stesso aveva promosso, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna (2008-12), insieme all’Università di Ferrara.

Nella prima parte, uscita la settimana scorsa, Daniele si sofferma sull’impegno per l’accoglienza, ritenuto troppo gravoso nonostante non sia in corso l’invasione che viene paventata, e di quanto sia importante un intervento appropriato che sappia accoglierli nella precarietà della loro condizione, spesso a un passo dalla maggiore età e, quindi, da un probabile ingresso nella clandestinità.

Nel tempo, con approcci diversi e differenti percorsi, si è maturata una maggiore conoscenza di questi giovani. Sappiamo cosa ne dicono le norme, internazionali, europee, nazionali, regionali, che ne tutelano i diritti fondamentali, in continua evoluzione/ involuzione. Sono un concentrato di problemi per la nostra legislazione: sono minori, con diritto a essere tutelati, tanto più per essere senza famiglia (nel paese in cui tenere famiglia è così importante in ogni campo), e sono stranieri entrati illegalmente (in Italia legalmente non si riesce ad entrare): da allontanare quindi. Se nulla vi osta vanno assistiti solo il tempo indispensabile per rispedirli a casa.

Luoghi e modalità dell’intercettazione, e prima conoscenza dunque, sono diversi: appena scesi da tir, auto, furgoni, traghetti, barconi, o incontrati più tardi, presentatisi spontaneamente o segnalati per comportamenti devianti o penalmente rilevanti. Si distingueranno gli affatto accompagnati dai pessimamente accompagnati, soggetti al più degradante sfruttamento.

Si sono sviluppate ricerche sociologiche e psicologiche che hanno dato diretta espressione agli orientamenti e desideri dei giovani, accanto alle voci degli operatori, diversamente e sotto vari profili interessati. Così meglio sappiamo cosa li accomuna e cosa li differenzia. Abbiamo strumenti importanti per orientare un intervento che non sia puro adempimento di un obbligo, ma perseguimento di un fine condiviso. Se il destino è già scritto – tra un anno o due te ne devi comunque andare, sei venuto nel posto sbagliato – la cura, comunque necessaria, della salute, dell’istruzione, dell’avvio al lavoro, rappresenterà per i comuni un onere da far cessare il prima possibile e per i giovani, al più e al meglio, un momento di sosta, di recupero di energie per riprendere un difficile e spesso pericoloso percorso migratorio. Non sono giunti per capriccio nel nostro paese, visto come meta finale o tappa. Si tratta spesso di una scelta condivisa dalla famiglia, che è rimasta in patria e che magari attende rimesse dal giovane lavoratore, nel cui viaggio si sono investite le poche risorse disponibili.

Il rimpatrio

Per le nostre leggi dunque il MSNA è il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo (nel qual caso il suo percorso sarà diverso), si trovi per qualsiasi causa nel territorio dello Stato, privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili, in base alle leggi vigenti dell’ordinamento italiano. La prima preoccupazione è quella di fornirgli assistenza e rappresentanza in vista del suo superiore interesse di minore, come tutta la normativa proclama. Si tratta di comprendere qual è la sua condizione precisa e in quale prospettiva occorre orientare assistenza e rappresentanza per assicurare la migliore realizzazione dei diritti e capacità di cui è portatore.

Può essere che come tale si presenti la prospettiva del rimpatrio oppure no. Già parlare di rimpatrio piuttosto che di espulsione comporta un mutamento di prospettiva. È mutata la situazione familiare che aveva portato a decidere un viaggio costoso e pieno di rischi? E se questo non è, vi sono condizioni di accoglienza nel paese di provenienza tali da giustificare, dal punto di vista dell’interesse del minore o del neo maggiorenne, il viaggio di ritorno? Un rimpatrio non adeguatamente preparato incuberà forse un nuovo viaggio, non appena se ne daranno le condizioni, probabilmente con minori risorse e con possibile maggiore esposizione a essere vittima di tratta per ogni forma di sfruttamento.

L’intervento appropriato

Se la prospettiva che appare migliore è quella della permanenza, per un periodo adeguato, in Italia o in un paese dell’Unione Europea, quali percorsi virtuosi sono praticabili? La legislazione italiana non li favorisce certamente, sembra anzi impedirli e appare necessario un suo mutamento, anche sotto questo profilo, per una tutela di diritti fondamentali. È una prospettiva che dovrebbe essere praticabile, se è vero che anche recentemente il Parlamento si è espresso con un pronunciamento che richiede una maggiore tutela per i minori stranieri non accompagnati. Di sicuro questa non può consistere nella pura e semplice espulsione al raggiungimento della maggiore età. Una espulsione che comunque non avverrà e si tradurrà nella permanenza irregolare del giovane e nella sua maggiore esposizione e disponibilità a forme di sfruttamento estremo o ad attività illegali. Anche a legislazione immutata qualcosa è possibile fare, ad esempio favorendo il ricongiungimento con parenti regolarmente residenti entro il quarto grado, che possono essere nominati tutori e attrarre quindi il minore nella condizione familiare, con possibilità di ottenere il permesso per motivi di famiglia.

O anche rivalutando la condizione del minore straniero, che ha avuto assegnato un tutore e risiede regolarmente in una famiglia o in una comunità di accoglienza assieme a coetanei. È assistito e rappresentato da adulti competenti. non è più non accompagnato, è invece accompagnato. E si lavora perché lo sia al meglio. Il percorso di crescita e autonomia, nel quale è impegnato con altri giovani e con le persone alle quali è affidato, non deve essere spezzato al compimento del diciottesimo anno. È insensato che si vanifichino gli sforzi suoi, delle istituzioni, degli operatori. Anche sul piano giuridico si può sostenere che deve godere delle stesse possibilità che gli sarebbero date se tutore fosse stato nominato un parente entro il quarto grado.

Di Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948