Per l’altra Europa possibile, ripartendo dall’insegnamento di Alex Langer

Per l’altra Europa possibile, ripartendo dall’insegnamento di Alex Langer

di

Lorenzo Capitani – Libera Università Popolare/Reggio Emilia

Pasquale Pugliese – Movimento Nonviolento/Reggio Emilia

Non possiamo immaginare, in modo compiuto, come avrebbe accolto Alex Langer il nuovo movimento ecologista giovanile che sta scuotendo le coscienze del mondo, invitando, con fermezza gentile e passione felice, il mondo degli adulti a prendersi davvero
cura del pianeta e del suo ecosistema. Ma certo il pioniere del nuovo pensiero ambientalista ci avrebbe avvertito – se abbiamo ben compreso la sua lezione – che a questi giovani non possono bastare più le vecchie promesse, perché nel loro futuro postulano un
mutamento profondo di antichi e obsoleti paradigmi.

E, invece, tutti ancora a parlare di crescita senza limiti, ignorando o eludendo i grandi temi della sua qualità, sul terreno energetico, ambientale, per non parlare del lavoro e dei suoi diritti, della dignità umana o della produzione di armamenti.
Tutti ancora a parlare di sicurezza mentre aumentano le spese militari, nel mondo dei mille conflitti e del disordine globale, dove si confrontano più o meno apertamente nuovi disegni imperiali, che alimentano una rincorsa impressionante alle armi più sofisticate, che
puntano a sdoganare la stessa idea di conflitti armati su larga scala. Tutti a parlare di sovranità popolare, ma pensando al magico mondo digitale, quando buona parte dello stesso immaginario contemporaneo ormai sappiamo ricadere nella produzione artificiale e virtuale da parte di grandi soggetti economici e finanziari, molto spesso fuori controllo. Tutti a parlare di immigrazione coniugata sempre con chiusura – di porti, di confini e di umanità – mentre in un mondo interconnesso e attraversato da crisi globali – economiche,
climatiche, belliche – l’unica salvezza possibile per tutti è fondata sulla costruzione di buona convivenza. Locale e globale.

In questo inquieto panorama, anche parlare di Europa rischia di essere un esercizio vano, come lo sforzo inaudito con il quale lo stesso Langer si adoperò per prevenire i terribili conflitti balcanici sul finire del secolo scorso. Da un lato spinte innovative che attraversano, pur tra aspetti contraddittori, i popoli europei; dall’altro le risposte insufficienti di una impalcatura burocratica, per di più segnata negli ultimi decenni dall’impronta neo-liberista, oggi ripudiata dai più, ma di fatto confermata nelle timidezze con cui si guarda alla urgenza di nuovi trattati e nuovi fondamenti.

E tuttavia la nuova vulgata del cosiddetto “sovranismo” che attraversa oggi il Vecchio Continente – sia nella versione di destra, che richiama fantasmi di un passato che credevamo tramontato per sempre, sia in quella di sinistra, che si illude di ridare fiato alla crisi della democrazia, ma nel solo recinto angusto dei confini nazionali – sembra essere una risposta peggiore del male, che apre la strada al ritorno dei peggiori nazionalismi e anche di nuove forme regressive, che pescano nelle paure e nei rancori diffusi su larga scala. Quando sulle strade d’Europa fanno la loro comparsa i richiami al primato delle etnie o delle razze, per non parlare di uno strisciante antisemitismo, l’ombra antica della
coscienza europea, nessuno può rimanere indifferente alla straordinaria urgenza di una nuova stagione.

Infine, lo stesso timido dibattito politico italiano, in vista del confronto elettorale di maggio, sembra corrispondere più a logiche anguste di posizionamento tattico di un ceto politico distante dai problemi reali e dalle persone che non ad uno spirito di autentico cambiamento. Sullo sfondo, rimangono le grandi sfide dell’ecologia, del disarmo, della convivenza, dei diritti e le proposte concrete per costruire l’altra Europa possibile.

Ecco perché ci è sembrato utile – nell’ambito delle iniziative dedicate a Langer e alla valorizzazione di alcuni parchi cittadini – ospitare a Reggio Emilia alcune voci che intendono mettere in primo piano le questioni così care ad Alexander Langer e su cui la Fondazione di Bolzano a lui dedicata e il Movimento Nonviolento stanno producendo,
proprio in queste settimane, interessanti elaborazioni. Torneremo così a parlare, auspicando un terreno comune, concreto e innovativo per individui, associazioni, istituzioni, di temi langeriani per eccellenza come la riconversione ecologica dell’economia, la costruzione della convivenza tra differenti, la pace come frutto del disarmo e della nonviolenza, in un’Europa che sia sempre di più, per usare le parole
stesse della Fondazione, casa comune, amica al resto del mondo, sorella alla natura.

Lo faremo venerdì 29 marzo in una iniziativa all’ex-Cinema Capitol, dove saranno protagonisti – tra gli altri – anche quei giovani che hanno riempito le piazze il 15 marzo, con tutto il loro colorito entusiasmo e che reclamano una nuova attenzione, specie per un
ambiente che anche nella nostra città soffre le conseguenze di uno sviluppo in buona parte da ripensare, non solo con dei semplici correttivi  del passato, ma con una reale progettazione del futuro, davvero partecipata e condivisa.

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