Quel padre che fa del proprio bambino una bomba per farlo morire uccidendo

Quel padre che fa del proprio bambino una bomba per farlo morire uccidendo

La figura del padre-padrone “Io l’ho fatto, io lo disfo” la conosciamo non assente dalla nostra tradizione di paese “cattolico”.

Ogni sovrano e ogni governo democratico degli stati legati strutturalmente alle armi, mandano consapevolmente i propri cittadini-figli ad uccidere ed essere uccisi: “Per dimostrare di saper governare bisogna dimostrare di saper fare la guerra” disse un governante italiano di sinistra per fare la guerra nel Kossovo, 1999.

L’uccisione delle figlie femmine (come si uccidono i gattini di troppo seppellendoli vivi) perché, nella miseria, sono poco utili (i ricchi, invece, le mandavano in convento: “furbetta, lei!”) non è lontana nella nostra storia, e non solo in Cina.

Nella grande civiltà giuridica romana, di cui tutti siamo orgogliosi figli, il paterfamilias aveva diritto di vita e di morte sui figli. Non c’era ancora la Dichiarazione dei diritti dell’infanzia. Della pedofilia (cioè: pedofobia) non si parlava.

Oggi, tutto il mondo ha visto: un padre impegnato nella sacra e maledetta guerra dell’Isis, ha imbottito il proprio bambino di esplosivo e lo ha mandato tra la gente – chi teme un bambino? – per morire uccidendo più persone possibile. Un padre. Il suo bambino. Il quale, sorpreso e spaventato, si è salvato, e ha raccontato del suo papà.

L’inferno è salito sulla terra. Chi gli ha aperto la porta?

Noi dobbiamo solo dire a noi stessi che l’inferno non prevarrà; che sulla terra c’è tanto bene silenzioso; che questo bene è un mare bello, che spegnerà l’inferno, ma solo se noi nuotiamo forte e spingiamo sulla terra le onde vive di questo mare.

Enrico, 23.08.2016

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