• 4 Marzo 2024 1:50

Ucraina, la presidente di EBCO-BEOC visita in carcere l’obiettore Vitaly Alekseenko

DiRedazione

Apr 20, 2023

Ucraina: L’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (Ebco-Beoc di cui il Movimento Nonviolento è membro) ha visitato in carcere l’obiettore di coscienza cristiano Vitaly Alekseenko e ne ha chiesto l’immediato e incondizionato rilascio.

 

Kiev, 17 aprile 2023

L’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza (EBCO/BEOC) ha visitato il 14 aprile l’obiettore di coscienza Vitaly Alekseenko nell’istituto statale “Kolomyiska Correctional Colony (No. 41)” nella regione di Ivano-Frankivsk, in Ucraina, e ha denunciato ancora una volta con forza la  sua detenzione.

Il Movimento Nonviolento ha sostenuto e sostiene attivamente l’obiezione di coscienza di Vitaly, dando mandato all’avvocato Nicola Canestrini di partecipare all’udienza processuale come Osservatore per i Diritti umani, nell’ambito della Campagna di Obiezione alla guerra promossa dal Movimento stesso.

Vitaly Alekseenko, 46enne cristiano evangelico, è in carcere dal 23 febbraio 2023, a seguito della condanna a un anno di reclusione per aver rifiutato la chiamata alle armi per motivi di fede. Il 18 febbraio 2023 è stato presentato un ricorso in cassazione alla Corte Suprema, che però ha rifiutato di sospendere la pena in attesa di giudizio e ha fissato le udienze per il 25 maggio 2023. L’EBCO chiede la presenza di osservatori internazionali e la copertura mediatica internazionale del processo di Vitaly Alekseenko a Kiev il 25 maggio.

Vitaly Alekseenko rimane quindi imprigionato in una palese violazione del suo diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, garantito dall’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, inderogabile in tempo di emergenza pubblica, secondo l’articolo 4.2 dell’ICCPR.

“È oltraggioso e contrario ai valori europei e agli standard dei diritti umani vedere Vitaly Alkeseenko dietro le sbarre; è chiaramente un prigioniero di coscienza e dovrebbe essere rilasciato immediatamente e senza condizioni, con la caduta di tutte le accuse contro di lui”, ha dichiarato la presidente dell’EBCO Alexia Tsouni dopo averlo incontrato e avergli consegnato cartoline con messaggi di solidarietà da parte di una serie di individui e organizzazioni di diversi Paesi (Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Ucraina), oltre a foto di interventi a sostegno del suo caso (ad es. udienza pubblica al Parlamento europeo e azioni di protesta presso le ambasciate ucraine).

Allo stesso tempo, una coalizione di organizzazioni, tra cui il Movimento Pacifista Ucraino (UPM), l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) e Connection e.V., sta lavorando per segnalare il caso di Vitaly Alekseenko al Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria e al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

L’EBCO ricorda al governo ucraino che deve salvaguardare il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, anche in tempo di guerra, rispettando pienamente gli standard europei e internazionali, tra cui quelli stabiliti dalla Corte europea dei diritti umani. L’Ucraina è membro del Consiglio d’Europa e deve continuare a rispettare la Convenzione europea dei diritti umani. Poiché ora l’Ucraina è candidata ad entrare nell’Unione Europea, dovrà rispettare i diritti umani definiti nel Trattato dell’UE e la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE, che includono il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare.

“Ho detto alla corte che sono d’accordo sul fatto di aver infranto la legge ucraina”, ha detto Alekseenko a Forum 18 da Ivano-Frankivsk dopo l’udienza di appello, “ma non sono colpevole secondo la legge di Dio. Voglio essere onesto con me stesso”.

L’EBCO sottolinea che la sua condanna avviene nel contesto in cui l’Ucraina ha sospeso il diritto all’obiezione di coscienza nell’attuale situazione di emergenza, e chiede che la politica in materia venga immediatamente invertita. L’EBCO condanna fermamente l’invasione russa dell’Ucraina e invita tutti i soldati a non partecipare alle ostilità e tutte le reclute a rifiutare il servizio militare. L’EBCO denuncia tutti i casi di reclutamento forzato e persino violento negli eserciti di entrambe le parti, così come tutti i casi di persecuzione di obiettori di coscienza, disertori e manifestanti nonviolenti contro la guerra.

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