Venti anni dopo

Venti anni dopo

Il 24 settembre del 2000 c’è una particolare Perugia Assisi, promossa da due piccole organizzazioni: Movimento Nonviolento e Movimento Internazionale della Riconciliazione. La sollecitazione è venuta con forza da Piero Pinna, da almeno due anni. Propone un’aggiunta all’ormai consueta Marcia della pace, nella convocazione, nei punti d’impegno, nel titolo stesso: “Mai più eserciti e guerre”.

Azione nonviolenta la documenta nel numero di ottobre dedicato. Lo apre l’editoriale di Mao Valpiana: Il bellissimo e caldo sole di fine estate era tutto per noi. Siamo arrivati a Santa Maria degli Angeli alle 3 del pomeriggio, accolti da Imagine di John Lennon… La piazza si è riempita fino a contenere tutti i marciatori (quanti? Certamente più di 3000 alla conclusione, e forse 5000 durante tutte le varie fasi della giornata). La Marcia nonviolenta è andata nel migliore dei modi. L’obiettivo di raccogliere insieme quanti, in modo singolo o organizzati, lavorano per la nonviolenza, è stato raggiunto; il corteo era pieno di bella gente, tantissimi giovani. Qualche giornalista mi ha chiesto: C’è qualche autorità presente alla Marcia? La mia risposta spontanea è stata: Sì, ci sono tremila autorità”.

C’è pure il mio commento: Marciando in un colloquio corale il plurale di “tu” diventa “tutti”. In copertina, oltre alla foto, la sola a colori, sono indicate tre tappe della nonviolenza in cammino Giubileo degli oppressi per un futuro senza esclusi, la nostra Marcia nonviolenta Mai più eserciti e guerre, l’Assemblea nazionale della Rete di Lilliput.

Il Giubileo degli oppressi si tiene due settimane prima al palasport di Verona. Alex Zanotelli e Beppe Grillo l’hanno particolarmente animato. Si conclude con il “Noi ci impegniamo”, letto dal padre provinciale dei comboniani in Italia.

Il primo incontro nazionale della Rete di Lilliput a Marina di Massa è dal 6 all’8 ottobre 2000. Giusto due settimane dopo la nostra marcia. Sono date scaturite da diverse esigenze organizzative. Il loro spontaneo disporsi ci pare allora di buon auspicio. Così pure la presenza operante e significativa di Alex Zanotelli a tutti i tre appuntamenti. Il G8 a Genova nell’estate del 2001 ridimensiona molte speranze e la prospettiva di unità di quanti si ispirano alla pratica e alla teoria della nonviolenza.

Alla Marcia Norberto Bobbio non ci fa mancare il suo saluto e il suo augurio. Ricorda che Capitini, convinto della necessità di una profonda trasformazione della società, “soleva ripetere ‘Questo è il varco attuale della storia’ … Pur non nascondendoci che il nuovo varco è difficile, continuiamo ad essere convinti che l’unica strada che può davvero aprirlo è quella della nonviolenza”. L’impegno che ci affida Piero Pinna è ben difficile. “Penso all’odierna 1^ Marcia nonviolenta da Perugia ad Assisi come atto di apertura a una rinnovata stagione pacifista nonviolenta nel nostro paese quale fu quella aperta 50 anni fa dai primi obiettori di coscienza… ‘Senza presunzione e senza ansiosa fretta’ venendo a citare ancora una volta Aldo Capitini… l’atto della presente iniziativa vale quale significativa indispensabile traccia, cartello di direzione nel più giusto cammino”. Il varco appare sempre lontano e il cammino impervio.

Accade di dubitare di aver abbiamo imboccato il sentiero giusto. E, se sì, di avere lasciato una traccia utile a chi lo percorrerà dopo di noi. Intanto non sono più con noi Bobbio e Pinna e cari compagni, amici della nonviolenza, protagonisti dell’iniziativa: Lanfranco Mencaroni e Luisa Schippa – da sempre amici di Aldo, hanno parlato il giorno prima della marcia a un piccolo convegno che abbiamo svolto a Perugia – Alberto L’Abate e Sandro Canestrini, che hanno portato alla marcia le loro testimonianze. Piacerebbe avere la stessa persuasione di Capitini nella compresenza dei morti e dei viventi.

La marcia, nella sua modestia e semplicità, ha avuto momenti significativi per le domande che ci siamo posticaminar preguntando – e per le risposte che abbiamo provato a darci: Ponte San Giovanni, Ospedalicchio e Bastia, con l’attenzione alle guerre in corso – ricordo con padre Cavagna, la giovane Hevi Dilara, rappresentante dei Curdi –, all’Italia armata con LOC e Donne in nero, alle alternative nonviolente, Campagna Kosovo e Berretti bianchi.

Abbiamo provato, allora come ora a dare il nostro contributo, continuando a interrogarci e a fare proposte alla nostra portata. Così abbiamo contribuito alla Campagna “Un’altra difesa è possibile”, con la Legge di Iniziativa Popolare (trasformata in proposta di iniziativa parlamentare), giunta alla discussione in Commissione e decaduta per la chiusura della legislatura. Ora è stata riportata all’attenzione del Senato e della Camera, rispettivamente il 3 giugno e il 21 luglio scorsi. La finalità e di giungere alla discussione e approvazione della Legge istitutiva del Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Obiettivo ambizioso, ma necessario per dare una possibilità in più alla pace.

Nella Rete della Pace, rappresentativa di molte realtà ben più grandi di quella del Movimento, ci sono stati affidati momenti organizzativi. Siamo promotori inoltre dell’unificazione di questa Rete con la Rete Italiana per il Disarmo, alla quale pure partecipiamo. Hanno ricevuto assieme il Premio Nazionale “Nonviolenza” Edizione 2020, da trent’anni promosso dall’Associazione Cultura della Pace e dal Comune di Sansepolcro.

Dal 21 settembre 2020 le due Reti sono una cosa sola: la “Rete Italiana Pace e Disarmo”. Piccole cose rispetto a una guerra mondiale – continua a essere combattuta a pezzi – accompagnata da una terribile pandemia, come fu per la spagnola al termine della prima guerra mondiale. Segnasse almeno il termine di queste guerre, della loro preparazione, della loro diffusione! Non se ne vedono però segni incoraggianti. Occorre insistere, progettare, provare, consapevoli del limite, non solo nostro. Caminante no hay camino, el camino se hace al andar.

Perché una speranza di riuscita ci sia occorre l’impegno di moltitudini consapevoli che il rifiuto della guerra impone un altro corso alla storia del mondo. Lo dice Capitini e Pinna ce lo ricorda nel suo messaggio. “La speranza è come una strada e le strade si formano quando gli uomini percorrono insieme lo stesso cammino”, lo dice anche Lu Xun.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

di Daniele Lugli


Matteotti l’obiettore »

Prima le donne e i bambini

di Elena Buccoliero


Sul femminicidio »

PASSI : dalla Sardegna e oltre...

di Carlo Bellisai


Ripulire il Limbara dalle scorie militari »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

di Mauro Presini


Scuola inizia per esse »

Incontrando persone, vivendo il presente

di Giorgio Gatta


L'Altro Festival a Fiumicino »

Politicamente scorretto

di Mao Valpiana


Povera terra »

La domenica della nonviolenza

di Peppe Sini


Quante persone ancora dovranno morire? »

Diritto di Critica

https://twitter.com/CanestriniLex

di Nicola Canestrini


SLAPP, ceffoni (giudiziali) a chi osa criticare: quali rimedi? »

Specchio riflesso

di Roberto Rossi


La scuola come desiderio »

"Nonviolenza: la via della Pace"

di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Sforzi di Pace

di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »