Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti

Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti

Pace, disarmo, corpi civili di pace, politiche di pace, trasformazione nonviolenta del conflitto, educazione nonviolenta, sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano l’impegno quotidiano del Movimento Nonviolento. Va da se che ci piacerebbe che questo lessico facesse parte anche dei programmi e dell’operato dei partiti e dei candidati che si apprestano a sfidarsi nelle prossime elezioni del 4 marzo.

Per questo ho deciso di ricercare queste parole nei programmi elettorali dei partiti.

Per farlo ho pensato di ricercare quanto fosse presente nei programmi ufficiali depositati presso il Ministero dell’Interno e reperibili nell’apposita sezione del sito del Ministero stesso. Trovando, in alcuni casi, programmi molto scarni ho ampliato la ricerca ai programmi presenti sui siti ufficiali dei partiti. Vista la lunghezza della mia ricerca ho eliminato le formazioni politiche o poco interessanti o senza alcuna menzione a quanto ho ricercato.

In particolare tre programmi tematici emergono per la completezza del loro programma dal piattume politico e richiamano nei loro punti varie battaglie del nostro Movimento:

  • Lista INSIEME: nel programma si inizia dalla necessità di dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione, si pone l’esigenza di ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari dell’Onu e uscire dal programma per l’acquisto dei caccia militari F35, si propone l’istituzione del Ministero della Pace e/o di un dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta (come richiesto dalla campagna un’Altra difesa è possibile e dalla relativa proposta di legge di iniziativa popolare). Si chiede di ridurre le spese militari e per la difesa e con quelle risorse liberate si propone di mettere in sicurezza il nostro territorio. Con le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo si potrà anche fare investimenti sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura. Si propone di promuovere “politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione” e adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti. Altro punto importante lo “sviluppare e potenziare il servizio Civile universale” e “contenere le spese militari entro l’1% del Pil” e regolamentare strettamente l’export militare e riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile”.

  • Liberi e uguali: la lista capitanata da Pietro Grasso ha un programma ben definito dall’eloquente titolo “Pace e disarmo” e propone di dare piena attuazione al “ripudio della guerra” della nostra costituzione partendo dalla consapevolezza (grazie ai dati del citato in programma, Osservatorio Mil€x) della spese pubblica militare italiana sempre in costante aumento. LeU parla della necessità di una politica estera di pace e del rafforzamento di politiche di cooperazione e solidarietà internazionale e di promozione dei diritti umani. Il programma cita la necessità di investire sui “corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti.”, la necessità di ridurre le spese militari e di porre la massima attenzione all’industria armiera italiana e ai suoi commerci, in particolare con i paesi in guerra come Arabia Saudita. Anche LeU parla dell’impegno per l’Italia a “sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.”.

  • Potere al popolo: anche Potere al Popolo dedica a “Pace e disarmo” un capitolo del suo programma e pone l’accento sul rischio della corsa al riarmo richiesto ai paesi Nato: “Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni”. Potere al Popolo denuncia la presenza di basi militari sul nostro territorio nazionale e di arsenali miliari nelle basi militari di Ghedi ed Aviano. Si evidenzia l’aumento di “impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.”. Per questi motivi secondo Potere al popolo diventa condizione fondamentale la fuoriuscita dai trattati militari “per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.”. Potere al Popolo propone la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio, il ritiro delle missioni militari all’estero, la cancellazione del programma F35, la riconversione civile dell’industria bellica e la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.

A seguire l’elenco completo:

Movimento 5 stelle – capo forza politica Luigi Di Maio

nel programma ufficiale depositato non vi è traccia dell’argomento Pace e Disarmo. Sul sito del Movimento vi è il programma esploso in macro tematiche e tra queste si trova il programma “difesa”.

Sin dal preambolo il Movimento sembra dare molta importanza alla difesa dei diritti dei militari, allo stop del programma F35 e alla riduzione delle spese militari. Qui la premessa al documento: “Parlare di Difesa significa innanzitutto parlare dei diritti dei nostri militari. Significa peraltro sicurezza e stabilità, un tema importantissimo per l’Italia specie in questi anni, durante i quali la minaccia terroristica è salita vertiginosamente. Ma occorre cambiare rotta rispetto a quanto fatto fino ad ora, partendo da uno stop al programma F35 che passa per una più ampia riduzione delle spese per gli armamenti militari in favore, invece, di una maggiore attenzione del personale in uniforme. L’obiettivo è tutelare, finalmente, i nostri territori.”.

Visto quanto scritto nella premessa sorprende non poco uno dei punti programmatici che sembra osannare la produzione armiera italiana: “L’Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale. Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.”

Lega Nord – Salvini Premier – capo forza politica Matteo Salvini, Movimento politico Forza Italia – capo forza politica Silvio Berlusconi, Noi con l’Italia – UDC – capo forza politica Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni – capo forza politica Giorgia Meloni

4 novembre soldatoIl programma depositato è comune tra Lega Nord – Salvini Premier, Movimento Politico Forza Italia e Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che compongono una coalizione. I 3 hanno rispettivamente un diverso candidato premier (Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni). Nel programma depositato si legge un inquietante “”Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima” e, a seguire, la richiesta di un “Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa”.

CasaPound Italia – capo forza politica Simone Di Stefano

nel programma depositato vi è un accenno a come tale forza politica ritenga si debba intervenire nei conflitti fuori dai nostri confini: “intervento di pacificazione e stabilizzazione in Libia affinché si creino le condizioni necessarie al ritorno sulle coste africane di tutti gli stranieri senza documenti regolari…”.

Potere al popolo!: capo forza politica Viola Carofalo

nel programma depositato leggiamo nel primo capitolo il richiamo al “ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare”. Nel secondo capitolo si parla di un’Europa “che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda Sud del Mediterraneo”. Vi è anche il terzo capitolo intitolato Pace e disarmo.

Riportiamo qui stralci di quanto vi è scritto: “Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali. […]

Per questo lottiamo per:

  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;

  • la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione;

  • il ritiro delle missioni militari all’estero;

  • la cancellazione del programma F35 e degli altri programmi militari e la riconversione civile dell’industria bellica;

  • la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.”

striscione italia ripensaci

Italia Europa insieme – capo forza politica Giulio Santagata

nel programma depositato si legge nel capitolo “Insieme per gli Stati Uniti d’Europa” un richiamo a “conflitti, guerre, instabilità in aree ai nostri immediati confini richiedono una politica estera unitaria, autorevole, efficace, una cooperazione dei servizi di intelligence e sicurezza strettissima e in grado di prevenire, contrastare, sradicare il terrorismo.” e poi “Occorre ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari e applicazione decisione parlamento su riduzione spese F-35”.

A quanto riportato nel programma depositato va aggiunto quanto presente nel programma esteso sul sito della lista dove troviamo il punto dedicato Insieme per la Pace e il disarmo.

Come per le altre formazioni, anche per questa, mi preme riportare stralci di quanto ho trovato: Insieme ritiene necessario dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione: ripudio della guerra e dovere di difesa della patria. Gli armamenti nucleari non servono per contrastare il terrorismo o i conflitti asimmetrici o gli attacchi informatici che destabilizzano oggi la pace di molte nazioni. […] Nel 2017 è stato assegnato all’Ican, l’organizzazione per il bando alle armi nucleari, il premio Nobel per la Pace 2017. L’organizzazione rileva come lo spettro del conflitto nucleare sia ancora grande e come sia arrivato il momento in cui le nazioni devono dichiarare la propria inequivocabile opposizione alle armi nucleari. Le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo saranno investite sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura.

Insieme intende promuovere politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione. Insieme intende adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale.

Insieme intende prevenire la violenza sociale e promuovere linguaggi e comportamenti liberi dall’odio, qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti.

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Ratificare il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari (approvato dall’Onu)

  • Istituire il Ministero per la Pace e/o il Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta

  • Sviluppare e potenziare il Servizio civile universale (nazionale ed estero) consentendo ogni anno a 100.000 giovani di partecipare a questa esperienza di cittadinanza attiva

  • Contenere le spese militari entro l’1% del Pil (oggi in Italia incidono per l’1,42%)

  • Congelare i nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti nel 2018 e uscire dal programma di acquisto

  • Rispettare integralmente e strettamente le norme internazionali ed europee sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare verso i paesi in conflitti armati

  • Regolamentare strettamente l’export militare e progressivamente riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile.

Italia agli italiani – capo forza politica Roberto Fiore

nel programma depositato si parla di “resistenza nazionale per impedire l’invasione del proprio territorio” e di “legittima autodifesa organizzata sia a livello familiare che di quartiere. Tutti i cittadini incensurati e in possesso di requisiti psicofisici possono detenere un’arma e hanno il diritto di difendere la casa e la famiglia…”

Vigna biani AN nov dic 2017

Partito Comunista – capo forza politica Marco Rizzo

nel programma depositato vi è il capitolo “Uscita dalla Nato, spese militari e politica internazionale” al quale rimandiamo per migliore comprensione e riassumibile nei seguenti punti:

  • l’uscita dell’Italia dalla Nato, la chiusura delle basi americane e Nato sul territorio italiano

  • il ritiro delle truppe italiane in missioni Nato e Onu in territorio straniero

  • la riduzione generalizzata delle spese militari

  • la cessazione di ogni attività imperialista e predatoria da parte di società italiane

  • il divieto di produzione e commercio di armi da parte di società italiane

  • l’indennizzo per i danni ambientali e alla salute collettiva arrecati nelle aree utilizzate per i test militari

  • il pieno riconoscimento dello stato di Palestina

  • per il sostegno e la cooperazione rafforzata a livello internazionale con i paesi socialisti

Liberi e uguali con Pietro Grasso – capo forza politica Pietro Grasso

nel programma depositato si legge “Il ripudio della guerra e il rilancio del multilateralismo e della cooperazione internazionale devono essere la bussola di un nuovo ruolo dell’Italia e dell’Europa nel mondo globale, in un quadro ancora drammaticamente segnato da conflitti, terrorismo e grandi fenomeni migratori. ”.

Vi è poi il capitolo Pace e disarmo che riportiamo di seguito: “Di fronte a quella che viene definita la “terza guerra mondiale diffusa”, all’espansione del terrorismo internazionale, ai profughi che scappano dai Paesi devastati, occorre riaffermare pienamente il principio costituzionale del “ripudio della guerra”. È tempo, ormai, di cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali, e impostare politiche attive di pace e disarmo. I dati reali (analizzati e diffusi dall'”Osservatorio italiano sulle spese militari italiane”) ci dicono che negli ultimi 10 anni di recessione e di tagli in tutti i comparti sociali, la spesa pubblica militare italiana è invece aumentata del +21% con una crescita costante, che continua tuttora arrivando, con la Legge di Bilancio per il 2018, all’1,42% del Pil (più della Germania, ferma all’1,2%). 

Serve una politica estera di pace. Dobbiamo rafforzare le politiche di cooperazione e solidarietà internazionale, di promozione dei diritti umani attraverso l’applicazione delle convenzioni internazionali e rifiutare l’interventismo militare al servizio di una logica di guerra. Un investimento è già stato fatto con i corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti. Crediamo inoltre non rinviabile una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica. Occorre far rispettare all’industria italiana degli armamenti integralmente e strettamente le norme internazionali, europee e sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare sui paesi in guerra. All’interno di questa cornice occorre interrompere l’autorizzazione dell’export bellico nei confronti dell’Arabia Saudita, in guerra con lo Yemen. L’Italia deve inoltre impegnarsi a sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Simbolo dell'European Bureau on conscientious objection to military service

Associazione +Europa – capo forza politica Emma Bonino

nel programma depositato si parla di difesa europea: “..a creazione di una polizia di frontiera europea. […] Vogliamo forze armate dell’Unione addestrate ed equipaggiate al meglio, dotate di elevata prontezza operativa e capacità di proiezione – ma prive di armi nucleari. Siamo perciò favorevoli al ritiro delle armi nucleari tattiche (bombe per aereo) statunitensi schierate in Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi, in parte assegnate per un eventuale uso alle aeronautiche nazionali di questi quattro paesi. […] nel quadro di un disarmo nucleare generale e completo – come quello previsto nel Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, cui vorremmo aderissero quanto prima l’Italia e i suoi alleati della NATO.”

Partito Democratico – capo forza politica Matteo Renzi

Nel programma depositato si parla di Europa, sicurezza e terrorismo: “Nella legislatura appena terminata la sicurezza europea è stata più volte messa in discussione da attacchi terroristici efferati. L’impegno per garantire la pace nel mondo, con la guida delle Nazioni Unite e della Nato, costituisce per noi un elemento imprescindibile. Siamo grati alle forze armate e alle forze dell’ordine per il lavoro quotidiano che svolgono con passione, dedizione e tenacia. La consapevolezza del pericolo non può tuttavia farci rinchiudere in un mondo di muri e di paure. Per questo guardiamo con favore a tutte le modalità di lotta contro le paure, umane e comprensibili, che colpiscono soprattutto alcune fasce della popolazione.

In questo senso, mentre ribadiamo il nostro impegno in patria contro tutte le forme di illegalità, a cominciare dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, e all’estero nelle missioni cui partecipa il nostro Paese, sottolineiamo l’importanza di investire anche in cultura, educazione e cittadinanza attiva. Nessuno può immaginare che finanziare un teatro o un museo sia parte di una strategia di pubblica sicurezza. Ma rivendichiamo l’intuizione che ha portato il nostro governo, dopo il Bataclan, ad affermare il messaggio: “per ogni euro investito in sicurezza, un euro andrà investito in cultura”. Si tratta della rottura del paradigma securitario fine a sé stesso e, viceversa, di una gigantesca scommessa sul valore identitario della cultura nel nostro tempo.”

Sul sito del Partito Democratico si trova anche un programma più esteso dove trova spazio una definizione migliore di quella che, secondo il PD, dovrebbe essere una politica di difesa europea incluso un nuovo mercato unico europeo per le industrie armiere.

Ne riportiamo alcuni stralci:

  • L’Europa come forza di pace e sviluppo nel mondo: l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale. È soprattutto verso l’Africa che si giocano le partite fondamentali per il futuro del nostro continente: la gestione, sicura e solidale, dei flussi migratori e la lotta al traffico di esseri umani.”

  • Sulla difesa comune si giocherà un’altra partita cruciale nel processo di integrazione. […] Un primo obiettivo è la creazione di un Fondo europeo della difesa che possa gradualmente portare all’istituzione di una guardia costiera e di frontiera comune, garantendo il buon funzionamento di Schengen.

  • Sarà fondamentale fissare il traguardo di un’intelligence europea, con l’istituzione di un procuratore unico che permetta di andare oltre la logica intergovernativa: la lotta al terrorismo passa da una maggiore integrazione delle strutture e dalla condivisione delle risorse disponibili.

  • la creazione del mercato unico della difesa: dalla revisione delle norme sugli appalti per le industrie del settore fino alla collaborazione sul tema della cybersecurity.

  • Perché investire sulla difesa comune è un modo per ottenere risparmi sul bilancio nazionale e per garantire una risposta alle paure dei cittadini.

di Massimiliano Pilati

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