Azione nonviolenta, 4 – 2018, l’Editoriale di Mao Valpiana

Azione nonviolenta, 4 – 2018, l’Editoriale di Mao Valpiana

(Anno 55, n. 628 – luglio-agosto) Numero monografico su il ’68 nel cinquantesimo della compresenza del cattivo maestro Aldo Capitini, precursore incompreso del sessantotto italiano

L’apparente inattualità del pensiero di Capitini, antifascista durante il fascismo, antiautoritario al tempo dell’autoritarismo, eretico per la chiesa del potere, politico senza tessera all’epoca della peggiore partitocrazia, pontefice nonviolento che voleva smilitarizzare e unire oriente e occidente, ci appare oggi, cinquant’anni dopo la sua morte, come il più attuale e lungimirante interprete di quella rivoluzione culturale definita con l’anno simbolo del suo irrompere sulla scena: il millenovecentosessantotto. È l’anno in cui Capitini muore, ma già aveva annunciato e interpretato quel che sarebbe accaduto poi, con la contestazione giovanile. Possiamo dire che il ’68 di Capitini inizia parecchi anni prima, nel 1961, con la prima grande Marcia italiana per la pace e la fratellanza tra i popoli, che mette in discussione gli equilibri politici e militari mondiali, tra potenza americana e sovietica, proprio durante la costruzione del muro di Berlino. Nell’anno della crisi atomica, dei missili a Cuba, Capitini fonda il Movimento Nonviolento, per svecchiare e superare il dirigismo dei partiti di massa, ponendo il movimento per la pace al centro dell’agenda politica. Vede nei giovani l’elemento nuovo che può diventare protagonista di un vero cambiamento. Lavora per il rinnovamento della scuola, da istituzione totale a fucina di libertà di ricerca e pensiero. Trova in don Lorenzo Milani l’interlocutore giusto che pratica nei fatti la nuova scuola, così come anni prima aveva individuato in Danilo Dolci l’esemplare artefice del lavoro sociale per il riscatto degli ultimi.

Capitini aveva formato intere generazioni di giovani all’antifascismo durante gli anni ’30 e ’40, e poi altre generazioni all’esercizio della democrazia, con i Centri di orientamento sociale, nell’immediato dopoguerra dal ’45 in poi. Era ora pronto alla formazione nonviolenta dei nuovi giovani del ’68, ma la morte prematura ha fermato il suo progetto. Capitini è stato un maestro, la sua missione principale è stata forse proprio quella educativa per le nuove generazioni. Il suo era un insegnamento critico, voleva educare alla libertà, alla consapevolezza, alla ricerca, alla lotta per un futuro migliore, voleva creare le condizioni di conoscenza perchè poi ognuno potesse crearsi una coscienza liberata: la maieutica della nonviolenza. Il potere lo considerava un “cattivo maestro” perchè la sua scuola sfornava discepoli critici e non cittadini obbedienti, la scuola dell’obiezione di coscienza. Dunque era un buonissimo maestro.

Nella dicotomia tra il vecchio mondo, gerarchico, militarizzato, fatto di istituzioni totali, e un nuovo miraggio di egualitarismo, da raggiungere con la violenza “levatrice della storia”, Capitini – in piena sintonia con i nascenti movimenti giovanili nelle università di mezzo mondo, dalla Sorbona a Berkeley – elabora la terza via, una strategia di liberazione dalle vecchie strutture e la costruzione di un programma per un mondo liberato dalla violenza e dall’oppressione. È la teoria e pratica della nonviolenza. Le punte più avanzate dei movimenti giovanili, quelli che solo l’anno prima era gli hippy, figli dei fiori, beatnik, capiscono e prendono coscienza politica che la vera rivoluzione è solo quella nonviolenta. Ma poi qualcosa va storto. La dura repressione poliziesca (nelle piazze di Parigi con manganelli e lacrimogeni, nelle piazze di Praga con i carriarmati) ottiene lo scopo di una reazione altrettanto violenta. Cresce il mito della guerriglia. Cambiano gli slogan, dalla fantasia al potere si passa allo stato che va abbattuto. Il simbolo pacifista viene sostituito con l’icona di Che Guevara. Quella che segue è tutta un’altra storia, che in Italia inizia nel dicembre del ’69 con la strage di Piazza Fontana a Milano.

Ma l’onda lunga del 68 nonviolento arriva fino a noi. Lo raccontiamo, sentendo i protagonisti dell’epoca, in questo numero di Azione nonviolenta. L’attualità del 1968 di Capitini sta nella capacità della nonviolenza italiana di contrastare il potere di oggi con una nuova rivoluzione culturale.

IL DIRETTORE


Azione nonviolenta

E’ uscito il numero 4-2018 (luglio-agosto) di “Azione nonviolenta”, rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, bimestrale di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Azione nonviolenta, 4 – 2018

(Anno 55, n. 628 – luglio-agosto)

Numero monografico su il ’68 di Aldo Capitini

In questo numero:

Editoriale di Mao Valpiana: Nel cinquantesimo della compresenza del cattivo maestro Aldo Capitini.

Il ’68 di Aldo Capitini rivoluzionario nonviolento, di Daniele Lugli; L’icona mancante del maestro inattuale, di Alberto Tomiolo; La stagione della liberazione tra maestri ed assemblee, di Rocco Pompeo; La filosofia della nonviolenza per la liberazione dalla violenza, di Pasquale Pugliese; La fora preziosa dei piccoli gruppi, di Aldo Capitini; Quando la nonviolenza fiorì tra la gente, di Sergio Albesano; La mia obiezione cattolica, conciliare e nonviolenta, di Carlo Melegari; Libertari e nonviolenti sempre contro il potere, di Angiolo Bandinelli; Quella libertà condivisa che oggi abbiamo perso, di Anna Bravo; Nel movimento studentesco le radici della nonviolenza verde, di Gianni Tamino; Obiettori, operai e contadini nel movimento torinese, di Beppe Marasso; Dalla sociologia americana alla democrazia deliberativa, di Marianella Sclavi; La liberazione nonviolenta contro industrialismo e consumismo, di Giannozzo Pucci; Musica, costume, società negli anni della Rivoluzione, di Enrico de Angelis.

Rubriche

Canzoni d’autore

Sergio Endrigo che coltiva una rosa bianca, di Enrico de Angelis.

In copertina: Potere di tutti, 1968, fantasia al potere

In seconda di copertina: Sommario

In settima: Biani alla settima: La fantasia non deve andare al potere

In quarta di copertina: La marcia è di tutti e per tutti

Direzione e amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax 0458009803

(da lunedì a venerdì: ore 9-13 e 15-19) an@nonviolenti.org – www.azionenonviolenta.it

Per abbonarsi ad “Azione nonviolenta” inviare 32 euro sul ccp n. 18745455 intestato al Movimento

Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona (Iban: IT 35 U 07601 11700 000018745455).

Abbonamento solo in formato elettronico, 20 euro

E’ possibile chiedere una copia omaggio, inviando una email all’indirizzo an@nonviolenti.org scrivendo nell’oggetto “copia di ‘Azione nonviolenta’”.


Il 6 ottobre a Perugia

Nell’ambito del “Meeting per la pace”, in preparazione della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza tra i popoli, che si terrà a Perugia nei giorni 5 e 6 ottobre, segnaliamo

la presentazione del numero monografico di Azione nonviolenta dedicato al 50esimo della compresenza di Aldo Capitini, 1968-2018

Sabato 6 ottobre, dalle ore 11.00 alle ore 12.30

Sala del Dottorato delle Logge della cattedrale di San Lorenzo, Piazza IV Novembre – Perugia

Numero monografico: Il ’68 di Aldo Capitini, dal potere di tutti, alla fantasia al potere.

Promuove il Movimento Nonviolento

Intervengono:

Mao Valpiana (direttore di Azione nonviolenta)
– Daniele
Lugli (presidente emerito del MN)
– Pasquale
Pugliese (segretario del MN)
– Daniele
Taurino (responsabile di redazione di An)

Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento e ideatore della Marcia Perugia-Assisi, è stato il precursore del 1968 nonviolento, avendone anticipato tutti i temi (antiautoritarismo, potere di tutti, movimento degli studenti, riforma della scuola, ecc). A 50 anni da quell’anno spartiacque, cosa resta del pensiero capitiniano, così attuale e così inattuale.

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