Democrazia è fidarsi di chi sa?

Democrazia è fidarsi di chi sa?

L’articolo* di Claudio Bellissai “La semantica della libertà: l’esempio del conflitto Sì vax – No vax” che abbiamo pubblicato qui il 31 agosto, ha aperto una discussione.
Ovviamente il Movimento Nonviolento non ha una posizione ufficiale su aspetti che influiscono sulla sfera individuale, ma siamo interessati ai temi che toccano questioni decisive come la salute pubblica, la libertà individuale, la solidarietà, la medicina, la sanità, la cura, la convivenza civile.

Ospitiamo volentieri un dibattito che deve mantenersi su un livello di rispetto, di posizioni argomentate, e soprattutto in grado di fornire elementi che aiutino ad approfondire la conoscenza per la formazione di opinioni consapevoli. ( Ad esempio, per orientarsi sul significato di alcuni termini giuridici della complessa vicenda, consigliamo la lettura di questo articolo, segnalato dallo studio Canestrini Lex).

Ospitiamo volentieri il punto di vista di Claudia Capra, del Movimento Nonviolento di Brescia. (N.d.r.)


Prendo spunto dalla dichiarazione di un intellettuale progressista, vincitore di un popolare premio letterario, che recentemente è intervenuto nel dibattito sui vaccini, dichiarando sulle pagine del Corriere della Sera che “Democrazia è fidarsi di chi sa” .

Questa inedita definizione, a mio parere più affine ai sistemi totalitari che a quelli democratici, non meriterebbe di essere menzionata se non fosse che oggi sembra essere condivisa da molte persone che, affidandosi ciecamente alla scienza e al parere dei cosiddetti “esperti” (peraltro spesso fra loro discordi), mettono a tacere chiunque osi formulare domande, dubbi o perplessità.

Ma la scienza non è una fede né un dogma, e il sistema democratico si fonda proprio sul pluralismo e sul confronto. Inoltre la scienza, oggi come sempre, si esprime in una pluralità di voci: da chi ritiene che il vaccino sia l’unica possibilità per sconfiggere il virus, a quelli che ne evidenziano i limiti sperimentali o sconsigliano la vaccinazione di massa durante una pandemia, ai medici che propongono le cure domiciliari precoci.

Ormai sappiamo che le cause di questa pandemia sono molteplici e che la definizione più corretta è sindemia trattandosi di una relazione tra più malattie e condizioni ambientali, sociali ed economiche. Senza dimenticare le responsabilità di una politica sanitaria che ha mostrato i suoi limiti, trascurando misure di prevenzione e cura peggiorate in queste due anni, e senza ignorare gli interessi miliardari delle case farmaceutiche in gioco, in questo ambito mi limiterò a ricordare la grande dimenticata nel dibattito intorno al covid19: la prevenzione della malattia e il rafforzamento del nostro sistema immunitario tramite stili di vita rispettosi del nostro corpo, di quello degli altri e dell’ambiente, seguendo alcune direttrici sempre valide: cibo sano, aria pulita,attività fisica e condizioni igieniche ambientali e sociali che riducano le cause di rischio evitando di diffondere stress e paura che influiscono negativamente sul nostro sistema psichico e immunitario. (Claude Bernard: Il terreno è tutto, il microbo è nulla)

Questi temi sono da sempre nel bagaglio della nonviolenza a partire da Gandhi con la sua “Guida alla salute”, alle comunità rurali di Lanza del Vasto,dalla scelta vegetariana di Tolstoj e Capitini, a Ivan Illich che in Nemesi medica già evocava il rischio di una società pandemica sottoposta al controllo della corporazione medica.

Sollevare qualche dubbio o perplessità rispetto ai vari vaccini anti covid non significa essere contrari ai vaccini tout court, infatti molti di coloro che rifiutano questo vaccino si sono precedentemente sottoposti ad altre vaccinazioni senza sollevare obiezioni.
Etichettarli indistintamente come no-vax non solo non è corretto,ma riduce il dibattito e il confronto su scelte che dovrebbero essere legittime , ad un dualismo mortificante che stronca sul nascere qualsiasi possibilità di dialogo su temi non così scontati e peraltro già ampiamente dibattuti in ambito filosofico letterario, del diritto ecc.

Applicare il principio di precauzione, ed esprimere una certa cautela verso un farmaco che non ha concluso la fase sperimentale e del quale non si conoscono le reazioni a lungo termine dovrebbe essere legittimo, come altrettanto legittima dovrebbe essere la scelta di chi, al contrario, ritiene convintamente di aderire alla proposta vaccinale. Ritengo che ogni cittadino/a debba poter scegliere liberamente e consapevolmente di quale cura avvalersi, possibilmente usufruendo di una adeguata
informazione.

Rispettare le posizioni altrui e cercare una risoluzione nonviolenta dei conflitti dovrebbe essere la strada da seguire evitando i toni apocalittici e gli insulti.

E’ necessario aprire una dialogo e una confronto fra le diverse opinioni senza estremismi e polarizzazioni che non aiutano la ricerca della verità scientifica che cresce nella ricerca, nel dubbio e nel confronto.

Stiamo invece assistendo ad una “guerra” su fronti opposti dove l’empatia e la comprensione di punti di vista diversi dal proprio non è più contemplata , al punto che addirittura dei medici , evidentemente dimenticando il giuramento di Ippocrate, si sono detti in difficoltà a curare pazienti non vaccinati (secondo questa logica non dovrebbero curare i fumatori, gli alcolisti, gli obesi ecc).

Il termine “guerra” mi porta poi ad affrontare un altro inquietante aspetto che la gestione di questa emergenza ha evidenziato: la militarizzazione della salute. L’anno scorso stigmatizzavamo l’utilizzo di termini militareschi per definire l’emergenza sanitaria, ora, dopo due anni , prendiamo atto che non si tratta più solo di espressioni verbali ma abbiamo visto lo stato d’eccezione diventare permanente: forze armate a presidiare aeroporti e stazioni, coprifuoco, droni e videosorveglianza per controllare gli indisciplinati, regole infinite con cittadini che si controllano vicenda, per concludere addirittura con un generale, ostentatamente medagliato, a gestire l’emergenza
sanitaria.

Tutto questo nella sostanziale accettazione passiva di queste pratiche di controllo securitario e repressivo che rimandano ad una società del “sorvegliare e punire”. E’ questa la società che vogliamo?

L’ultimo passo di questa deriva democratica, è l’imposizione della carta verde, il cosiddetto green pass, senza il quale è praticamente impossibile, per chi non lo possiede, partecipare alla vita sociale della comunità. Viene infatti precluso l’accesso a servizi e luoghi pubblici e ora anche al lavoro, alla scuola e all’università. Questo documento, certificando esclusivamente l’avvenuta vaccinazione, dovrebbe servire a ridurre la circolazione del virus ma, come è stato ormai chiarito da vari esperti , la vaccinazione anti covid non dà l’immunità, protegge dalla malattia ma non dal contagio e la persona vaccinata può contagiare come quella non vaccinata.

Questo elemento fa si che la carta verde non si configuri come una misura sanitaria, ma come mera misura di controllo. Di fatto, a mio parere, certifica l’accettazione delle regole imposte e surrettiziamente, senza che la vaccinazione sia obbligatoria ,costringe di fatto anche chi è perplesso a sottoporsi alla vaccinazione o a continui costosi tamponi. Questo provvedimento è stato definito illegittimo da molti giuristi, docenti e medici in quanto viola libertà fondamentali (la libertà personale e quella di circolazione innanzitutto) e principi costituzionali altrettanto fondamentali come il principio di eguaglianza, di legalità e della certezza del diritto, nonché normative europee.

Mi chiedo: è lecito che una maggioranza tolga i diritti ad una minoranza? La funzione del diritto è anche quella di proteggere le minoranze dall’oppressione delle maggioranze ed è una caratteristica fondante dei sistemi democratici, mentre criminalizzare il dissenso, quando si esprime all’interno delle regole democratiche, non fa certo un buon servizio alla democrazia. Ed è utile ricordare che chi sceglie di non vaccinarsi non infrange nessuna legge, non esistendo un obbligo vaccinale.

Per concludere, sollecitata dall’amico Bellisai, che si chiede come sia possibile che chi è portatore di valori etici accetti di mischiarsi ai fascisti, (domanda ancor più attuale dopo l’attacco squadrista di Forza Nuova alla CGIL di sabato scorso), posso dire in premessa che chi ha fatto politica attiva e di manifestazioni ne ha frequentate parecchie, sa che gli spazi lasciati vuoti dalla sinistra vengono occupati dalla destra e da infiltrati vari ,che da sempre riescono a stravolgere manifestazioni ben più strutturate e preparate di questa, per non parlare del ruolo della polizia in questi frangenti. E’ un film già visto molte volte. Genova per tutte.

Detto questo è doverosa e scontata la solidarietà alla CGIL (alla quale sono iscritta dal 1972) ma questo non significa condividerne in toto le scelte, ultimamente molto discutibili.

Per quanto mi riguarda pur essendo assolutamente contraria al green pass, che ritengo strumento di una politica insensata e irresponsabile, io in piazza con i fascisti non ci vado, per me l’antifascismo è imprescindibile, ma non accetto che i cosiddetti no vax vengano equiparati ai fascisti in un uso strumentale non corrispondente alla realtà. Si tratta di piazze molto eterogenee e trasversali, certamente attraversate da contraddizioni, ma che si sono mobilitate pur senza un’organizzazione di partito o movimento, nella totale indifferenza dei media che le ignorano , almeno finché non
emergono episodi di violenza.

E’ poi certo possibile che qualcuno dei partecipanti si sia svegliato solo ora, (anche se è sempre meglio tardi che mai), ma fra coloro che frequentano queste piazze, ci sono anche compagni e compagne delle nostre aree di riferimento, persone che non da oggi si battono contro lo sviluppismo capitalista proponendo un nuovo modello di sviluppo e nuovi stili di vita, e anche per questo non intendono avvallare una norma inutilmente repressiva e fuorviante.

Concludo auspicando il superamento della polarizzazione delle posizioni, recuperando il valore del confronto, della diversità e del pluralismo, nonché di un sano pensiero critico.

Claudia Capra
Brescia, 16 ottobre 2021


*leggi qui gli altri contributi sul tema:

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