Sappia la sinistra quel che fa la destra

Sappia la sinistra quel che fa la destra

L’ultimo numero de Il Mulino è in gran parte dedicato a una domanda: Che succede a destra? È cosa che ci interessa, visto che a destra vanno le simpatie di molti italiani.

La maggioranza, sembra. Un saggio di Pietro Rossi, Il tramonto del popolo e la rinascita della plebe, apre il fascicolo.

Deve essere così. Il popolo, quello previsto dalla Costituzione, qualche volta l’ho intravvisto e mi è pure parso di farne parte. È un pezzo che non lo vedo quel popolo sovrano, fatto di lavoratori. Giacché tutti debbono lavorare e studiare ed essere protagonisti della politica. Vedo invece accettazione, rassegnata o rancorosa, di crescenti diseguaglianze di soldi e potere. Impediscono lo sviluppo delle persone e la loro effettiva partecipazione alla vita pubblica. Andrebbero eliminate, perseguendo piena occupazione e nel rispetto e nella realizzazione dei diritti. Trovo invece, con la commissione dell’ONU, gravi carenze nella tutela dei lavoratori, fino alla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, specialmente nei confronti degli immigrati.

Al modello costituzionale il popolo è sembrato volere aderire, sia pure a fatica e con contraddizioni. Il suo posto è stato preso da altro. Vogliamo chiamarlo plebe? Perché questo sia avvenuto e avvenga è importante oggetto di riflessione. Neppure vi accenno come pure sarebbe necessario, per non fermarsi all’invettiva con Dante – Oh sovra tutte mal creata plebe che stai nel luogo onde parlare è duro, mei foste state qui pecore o zebe! – o alla constatazione senza speranza con Leopardi: “Io son distrutto, né schermo alcuno ho dal dolor, ché scuro m’è l’avvenire, e tutto quanto io scerno è tal che sogno e fola fa parer la speranza. Anime prodi, ai tetti vostri inonorata immonda plebe successe”.

Sembra che questo “popolo mutato e mutante” – se non vogliamo dirlo plebe – ami partiti che sono detti populisti. Forse più precisamente potrebbero dirsi pluto-oclocrazie, al servizio dei ricchi, che comandano, con modalità plebee. In Italia sono tre i principali: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, in ordine alfabetico. Non saprei ordinarli per personale ripugnanza. In questi partiti la persona del capo, la sua fisicità, nella proiezione dei media è importantissima per non dire decisiva.

Forza Italia: Slvio Berlusconi

Esiste un nesso indissolubile tra il corpo fisico e il corpo politico di Silvio Berlusconi… Il suo messaggio fa corpo con la sua persona” secondo Gianni Baget Bozzo, transitato dalla resistenza cattolica a cappellano di corte. È un aspetto molto sottolineato. Ricordo un vecchio articolo di Gian Antonio Stella. Tutto il suo corpo è un messaggio, divulgato con ogni mezzo, portato all’ammirazione di schiere crescenti. I successi economici, mediatici, sportivi e pure politici del Presidente si incarnano in un fisico degno di ammirazione. In primo luogo da parte dello stesso Silvio. Dalla punta dei capelli – appaiono, scompaiono, riappaiono – a quella dei piedi, impegnati nello jogging. Il corpo resta giovane, dotato di inesauribile capacità amatoria. Seguirlo promette successo. È un attore consumato: denuncia il teatrino della politica e per un ventennio ne è il protagonista più applaudito. Vi recita tutto i ruoli, in scenografie appropriate, sempre ben truccato e travestito: Presidente operaio, chansonnier, intrattenitore, barzellettiere, gaudente, statista, sultano. Un’occhiata al suo harem, popolato di olgettine, neo odalische, ha interessato un popolo di guardoni. Sa cantare e incantare. E vendere di tutto, in primo luogo la propria immagine. L’inevitabile decadenza fisica è parallela al suo declino politico. L’impareggiabile venditore appare un ciocapiàt. Ma neppure ora è senza risorse.

Fratelli d’Italia: Giorgia Meloni

Meno dirompente appare la fisicità nel travolgente successo della Melloni. C’è però un aspetto essenziale: è una donna in un mondo di uomini. E che donna! All’inizio dello scorso anno il Times l’ha inserita tra i venti personaggi che potrebbero plasmare il mondo. Non ci sono altri italiani in classifica. Chi la conosce la descrive tosta e simpatica. Il corpo è curato, ben documentato dalle pubblicazioni ghiotte di immagini dei vip, Non è più la cicciona oggetto di bullismo, nei ricordi del suo vendutissimo libro “Io sono Giorgia”. Gli apprezzamenti non lusinghieri sul suo corpo nana, rana dalla bocca larga, sgraziata – come sul suo atteggiarsi – coatta, pesciarola – non l’hanno scalfita. Anzi. Così pure un video con intenti satirici è diventato l’inno dei suoi seguaci. Basta vederlo per confermare, anche nel suo caso, l’importanza del corpo e del suo esprimersi

La Lega: Matteo Salvini

Ora si chiama addirittura la Lega per Salvini Premier. Il suo legame con il corpo del Capitano, del come si presenta, è di tutta evidenza. Capitano richiama il Comandante della Compagnia della Morte, Alberto da Giussano e il Duce, con i suoi lugubri camerati. Gli sono state riconosciute, rimproverate, elogiate pose ducesche. Gli manca il mento e non solo. Sua specialità sono state a lungo le magliette con un motto, uno slogan, un’invettiva, una parola d’ordine, tratti dal catechismo leghista. È venuta poi, mi pare, la stagione delle felpe, garzate o sgarzate a seconda della temperatura e dell’estro, con cappuccio e senza cappuccio. Sono arrivate le divise. In divisa sta proprio bene. In divisa o no esercita un’attrattiva sui devoti volontari pronti a seguirlo e intanto a fotografarsi con lui in selfie guancia a guancia. A torso nudo, intento a fare il deejay al Papeete Beach, – Benito così succintamente vestito trebbiava il grano – dev’essergli venuta l’idea dei pieni poteri. “Chiedo agli italiani se ne hanno voglia di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle ai piedi… Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”.

La “sinistra” a questi “fisici” ha provato a contrapporre un nuovo leader, anche in chiodo nero e jeans come Fonzie. Per un po’ è andata bene, ma la cosa è finita. Non starò a dire quanto i Cinque stelle debbano alle performance e alla fisicità di Grillo. Non voglio allargare il discorso. Mi limito a quanti ho fin qui ricordato. Mi dolgo che mi abbiano reso impronunciabili o insopportabili parole a me care. Forza Italia, non l’ho mai detta – non sono molto tifoso – ma non la sopporto se detta da un amico mentre assistiamo a una partita. Fratelli d’Italia: riesco ad ascoltare l’inno senza dare in escandescenze solo pensando all’incolpevole Mameli, morto, non ancora ventiduenne, alla difesa della Repubblica Romana. Il termine Lega, così importante nella tradizione socialista e dell’organizzazione dei lavoratori è divenuto impronunciabile. Mi hanno pure compromesso il termine “federalismo” – primo e non dimenticato amore in politica – usato per designare le peggio cose. Naturalmente i miei crucci hanno importanza solo per me. Ma i pericoli di imbarbarimento che questa destra rappresenta non vanno sottovalutati. Sono ben presenti nel mondo, in Europa, nel nostro paese. Ho iniziato con un riferimento alla rivista Il Mulino. Rinvio a un articolo del suo direttore per aspetti dei quali più ora si parla.

A chi non piace la situazione attuale e un suo possibile, probabile peggioramento ricordo con Michael Walzer che “nessun altro oltre noi stessi può traghettarci verso una società meno oppressiva, meno ingiusta, più democratica di quella in cui ci troviamo a vivere oggi”.

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