• 3 Ottobre 2022 14:27

Torna la leva. Una modesta proposta

DiDaniele Lugli

Set 5, 2022

Vedo che si insiste per ripristinare la leva obbligatoria da anni sospesa. Penso che l’iniziativa debba essere accompagnata, almeno, da innovazione a partire dai nomi. Il ritorno della Legione mi sembra opportuno. Ci ricollega a una grande tradizione ed evoca assieme un che di avventuroso ed esotico. Alla legione romana si è provato in passato a tornare da parte di chi ha fatto anche cose giuste. La maggioranza di quanti ancora votano si appresta a riconoscerlo, almeno stando ai sondaggi. La Legione, territoriale e d’assalto, è stata infatti un’unità militare della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Dei legionari romani scrive Giuseppe Flavio “vivono quasi fossero nati con le armi in mano, poiché non interrompono mai l’addestramento, né stanno ad attendere di essere attaccati. Le loro manovre si svolgono con un impegno pari ad un vero combattimento, tanto che ogni giorno tutti i soldati si esercitano con il massimo dell’ardore, come se fossero in guerra costantemente… Vi abbiamo insegnato a distinguere se (i legionari che incontrerete) sono delle reclute o se sono veterani. Se sono reclute potete provare ad affrontarli; se sono veterani tirategli addosso tutto quello che avete e scappate il più in fretta possibile”.

Che gioventù sarà la nostra – ragazze e ragazzi – una volta addestrata da centurioni, che avranno sostituito sergenti e marescialli! Ci sarà il Sacramentum, in luogo del giuramento, l’apprendimento del Sermo Militaris cioè del gergo appropriato, e il tatuaggio. A sacramentare la maggioranza dei giovani è già abituata, così all’uso del gergo, per non dire dei tatuaggi. Ci sarà solo da stabilire cosa tatuare in luogo di SPQR. Credo che NATO potrebbe andare. Anche altri usi non costituiranno una novità. Prima dell’assalto la legione batte il gladio sullo scudo all’unisono, e avanza al suono terrificante del battito. I miei ricordi sono lontani, Pisa 1968, ma credo facciano ancora così le Forze dell’ordine in assetto antisommossa.

Tra nove anni sarà il bicentenario della Légion étrangère. Tre soli esseri sopravvivono nel deserto: i serpenti, gli scorpioni e i legionari. Utile sarà ai giovani praticare il loro addestramento, visto il mutamento climatico in corso. È quella del legionario una radicale rieducazione del fisico e del carattere. Bene può essere riassunta nella prescrizione dei petits plis de la chemise, delle piegoline della camicia. Sono nove e devono essere perfette. Sulla camicia d’ordinanza tre stanno a destra, tre a sinistra e tre dietro. Si ottengono con la giusta pressione del ferro da stiro. È un’operazione che il legionario compie personalmente esercitandosi, ore e ore, fino a raggiungere la perfezione. Se questa manca la punizione è dura, durissima. Non si sa esattamente quale perché non è mai successo.

Una questione da decidere presto è quella del passo da adottare. Si mantiene quello attuale, di marcia, del nostro esercito: cadenza 120 al minuto per 75 cm? Il gradus, corrispondente al nostro passo, dei legionari romani è quasi il medesimo. 120 passi di 75 cm al minuto moltiplicati 60 danno 5,400 km all’ora. Ma forse perché vanno considerati minuscoli intervalli tra un passo e l’atro la velocità oraria della marcia è più bassa. Quella delle legioni di Cesare trovo stimata in 4 km e 728 metri, quella dei moderni eserciti in 4 km e 500 metri. La cadenza del passo della Legione straniera è di 88 al minuto. Assicura un’andatura calma e solenne, ma fa calare la marcia a 3 km e 300 metri all’ora. Io ho saputo, da fonte autorevole, che la morte ci segue costante, non superando però la velocità di 3,800 km all’ora. Manterrei prudenzialmente i quattro chilometri e mezzo. Ci sarebbe pure il passo romano o dell’oca. Molto marziale, del tutto sconosciuto alle oche ma non agli oconi.

Indispensabili sono gli inni che vanno adeguati alla risorta Legione. Qualche ispirazione può venire dal passato. Non ci sarebbe bisogno di tradurre, ma un’amica si rammarica se non lo faccio. Ho trovato belle invocazioni dei legionari. A me piace quella preferita da Cesare Venus Victrix! (Venere Vincitrice). Ma ce ne sono altre: Mars Ultor! (Marte Vendicatore), Sol Invictus! (Sole Invitto), Roma Victrix! (Roma Vincitrice). Ci sono dediche Ad Imperatorem! (Per l’Imperatore), Iuppiter Optimo Maximo! (Per Giove Ottimo Massimo). Ci sono i motti che esaltano al massimo l’animo bellicoso. Possiamo pensare alla legione romana in marcia con i canti e musica.

Anche la legione riesumata ha avuto i suoi inni, le sue canzoni. Non amerei la loro riproposizione, da “Ce ne fregammo un dì della galera” con l’immagine del legionario morente – “Ma la mitragliatrice non la lascio!”/ gridò ferito il legionario al passo./ Colava sangue sul conteso sasso/ il costato che a Cristo somigliò./ “Ma la mitragliatrice non la lascio!/ e l’arma bella a un tratto lo lasciò! – alla “Marcia delle Legioni” con l’invito al sole – O sole, o sol/ possa tu/ sempre baciar/
sulla fronte invitta/ i figli dell’urbe immortal! – a “La Preghiera del Legionario” infine: “E salva l’Italia:/ l’Italia del Duce/ sempre nell’ora/ di nostra bella morte./ Così sia”.

Non so se si possa pensare di adottare il canto della Legione straniera con una traduzione che ne conservi lo spirito. Certo sta benissimo nella solennità della marcia. Le parole del ritornello sottolineano i riferimenti valoriali.

Tiens, voilà du boudin, voilà du boudin, voilà du boudin/ Pour les Alsaciens, les Suisses et les Lorrains/ Pour les Belges y’en a plus/ Pour les Belges y’en a plus/ Ce sont des tireurs au cul./ Pour les Belges y’en a plus./ Pour les Belges y’en a plus./Ce sont des tireurs au cul.

Una traduzione, che ne rispetta il messaggio, potrebbe essere: Ehi, ecco della salsiccia, ecco della salsiccia, ecco della salsiccia / Per le truppe del nord, del centro, del sud / Per gli immigrati non ce n’è / Per gli immigrati non ce n’è, / Sono dei profittatori. / Per gli immigrati non ce n’è / Per gli immigrati non ce n’è / Sono dei profittatori.

(vignetta di Andrea Pazienza)

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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