Vaccino obbligatorio? No, grazie

Vaccino obbligatorio? No, grazie

L’articolo* di Claudio Bellissai “La semantica della libertà: l’esempio del conflitto Sì vax – No vax” che abbiamo pubblicato qui il 31 agosto,  ha aperto una discussione.
Ovviamente il Movimento Nonviolento non ha una posizione ufficiale su aspetti che influiscono sulla sfera individuale, ma siamo interessati ai temi che toccano questioni decisive come la salute pubblica, la libertà individuale, la solidarietà, la medicina, la sanità, la cura, la convivenza civile.

Ospitiamo volentieri un dibattito che deve mantenersi su un livello di rispetto, di posizioni argomentate, e soprattutto in grado di fornire elementi che aiutino ad approfondire la conoscenza per la formazione di opinioni consapevoli. ( Ad esempio, per orientarsi sul significato di alcuni termini giuridici della complessa vicenda, consigliamo la lettura di questo articolo, segnalato dallo studio Canestrini Lex).

Ospitiamo volentieri il punto di vista di Claudio Morselli, del Movimento Nonviolento di Mantova. (N.d.r.)

C’è ancora libertà di parola? È ancora legittima l’espressione di dissenso? Criticare la gestione della pandemia ed esprimere la propria contrarietà alla somministrazione dei vaccini anti Covid significa oggi rischiare di essere accusati di ogni nefandezza: negazionisti, complottisti, oscurantisti, fanatici, ciarlatani, ignoranti che disprezzano la scienza. O essere sottoposti all’accusa più infamante: egoisti, irresponsabili, persone prive di senso morale che vogliono limitare la libertà degli altri e metterne a rischio la vita. E ora anche mandanti morali delle aggressioni no vax.

Nelle ultime settimane il clima è diventato pesante, intimidatorio. Il dibattito politico registra una preoccupante escalation di dichiarazioni violente e inneggianti a pratiche sempre più discriminatorie. Per chi non si vaccina si invocano punizioni esemplari, come l’esclusione dalle cure sanitarie, dal lavoro e dallo stipendio, o il divieto di ingresso nei luoghi pubblici, mentre il direttore di un neonato quotidiano “di sinistra” chiede di escludere i non vaccinati dalla vita civile. Nel frattempo si sono messe in atto sospensioni dal lavoro e dallo stipendio per alcune categorie di lavoratori. Tutto questo è oltretutto in aperto contrasto con il dettato del Regolamento UE sul Green Pass (953/2021), che sancisce la necessità di “evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate”.

Siamo alla follia, e non ce ne rendiamo conto. Condizionati, come siamo, da una propaganda continua, martellante, e ovviamente senza contraddittorio, che ha tra i propri artefici le massime cariche dello Stato e la quasi totalità della politica. Una propaganda che coinvolge, salvo rarissime eccezioni, l’intero sistema dei mass-media, e che irride, demonizza e censura ogni voce critica proveniente dalla comunità scientifica. Che non è tutta schierata, come si vuol far credere, sulla linea delle vaccinazioni di massa. Molti esperti di fama mondiale hanno messo in guardia, da tempo, dai pericoli insiti in una campagna di vaccinazione di massa realizzata in piena pandemia che rischia, come già si sta verificando, il formarsi di nuove e più “cattive” varianti. E questo, a quanto mi dicono, lo si impara all’università, all’esame di Igiene del 1º anno di medicina: i vaccini, durante la pandemia, rinforzano il virus.

Vaccinarsi è un obbligo, dicono. Ma non è vero. Tutti i vaccini anti covid – che sarebbe meglio chiamare con il loro vero nome: terapia genica sperimentale – sono ancora nella fase della sperimentazione ed è ufficialmente riconosciuto che la loro sicurezza non è garantita. Anzi, tutti gli organismi sanitari preposti avvisano che per questi vaccini, che non sono ancora stati testati adeguatamente, non si possono prevedere i danni a lunga distanza sulla salute delle persone vaccinate. La loro autorizzazione è dunque provvisoria, fino al dicembre 2023, in deroga alla normativa vigente e al principio di precauzione dell’Unione Europea, solo perché siamo in presenza di una “grave pandemia” per la quale non esiste, secondo la medicina ufficiale (ma abbiamo le prove che non è così), una terapia riconosciuta. Non essendo obbligatori le case farmaceutiche e lo Stato non rispondono degli effetti collaterali che i vaccini possono provocare. Non vaccinarsi è dunque nel pieno diritto costituzionale di ogni cittadino.

Per cercare di imporre un obbligo vaccinale che per legge non può essere imposto è stato inventato il grimaldello del green pass. A cosa serve questo mitico lasciapassare se il vaccino non dà l’immunità, come invece ci era stato detto, e se anche le persone vaccinate, ormai è chiaro, possono contrarre il virus e trasmetterlo ad altri? La vaccinazione, è vero, consente di ridurre il rischio di essere contagiati e, in caso di contagio, di ridurre presumibili gravi conseguenze della malattia. Ma ciò è quanto ogni persona è egregiamente in grado di fare, o sarebbe in grado di fare, in modo naturale e senza controindicazioni, con un sistema immunitario forte.

Questo è un altro punto chiave della critica alla gestione della pandemia. Le autorità politiche e sanitarie, anziché restare per più di un anno nella “vigile attesa con tachipirina” e nell’attesa messianica del vaccino, lasciando il campo libero al virus, avrebbero dovuto lanciare, fin dai primi giorni della pandemia, una massiccia campagna di informazione rivolta a tutti i cittadini su come rafforzare le proprie difese immunitarie, a costo zero per lo Stato. E avrebbero dovuto riconoscere e ufficializzare, anziché ostacolarle, le cure domiciliari precoci messe in atto con pieno successo da centinaia di medici, che hanno consentito di salvare la vita a migliaia di persone e di ridurre drasticamente i ricoveri e le terapie intensive. Di sicuro avremmo avuto conseguenze meno devastanti, ma sarebbe risultata allora evidente l’inutilità del vaccino, almeno nei termini della campagna di massa. E sarebbe stato intollerabile.

Nonostante tutto ciò, si sta intensificando la prova di forza per cercare di rendere comunque obbligatorio il vaccino. Non credo che arriveranno a tanto, ma se ciò accadrà, da parte mia sarà disobbedienza civile.

Claudio Morselli

settembre 2021

(* leggi qui l’articolo di Carlo Bellisai)

 

 

 

  1. Mi fa molto piacere che su Azione Nonviolenta si apra una confronto costruttivo su questi temi al di là degli “opposti estremismi” e nell’intento di favorire la formazione di opinioni consapevoli. Ne abbiamo davvero bisogno. Ma non direi proprio che che questi aspetti influiscano esclusivamente sulla sfera individuale, anzi, è proprio la nostra vita sociale, relazionale, collettiva ad essere completamente stravolta dalla sospensione così prolungata di diritti e libertà fondamentali. Grazie Claudio Morselli per questo contributo

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