Diritto di replica

Diritto di replica

A seguito di uno dei precedenti articoli di questa rubrica, abbiamo ricevuto la richiesta da parte del signor Giuseppe Apadula (ex compagno di Laura Massaro, padre del figlio minore al centro della vicenda giudiziaria) di un “diritto di replica”, che volentieri concediamo, pubblicandolo qui sotto integralmente. Ascoltare le ragioni dell’altro è uno dei principi della nonviolenza, cui ci ispiriamo. Non era nostra intenzione entrare nei dettagli di una dolorosa vicenda, nè tanto meno prendere una parte o l’altra, questo riguarda solo il Tribunale chiamato a decidere.
Quella vicenda specifica, che molta eco ha avuto sui media, era per noi solo uno spunto per affrontare la tematica più generale. (Ndr)


“Siamo tutte Laura Massaro” – per fortuna no!

di Giuseppe Apadula

Abbiamo avuto modo di notare che avete pubblicato il 12 agosto 2020, un articolo, a firma di Elena Buccoliero, dal titolo “SIAMO TUTTE LAURA”, prendendo come esempio Laura Massaro, vittima di una violenza che non è mai esistita.

Per chi conosce i fatti, la versione che la Massaro continua ad imporre con persistente e ostinato rilievo mediatico è pericolosamente distorta. Ma anche per chi non li conosce, ci chiediamo se possa apparire credibile che un bambino di poco più di due anni decida di non voler vedere più il padre e la famiglia paterna, e riesca a tenere tenacemente questo proposito per oltre sette anni, dal 2013 ad oggi, senza mai riuscire a spiegarne il perché.

Il rischio, in assenza di contraddittorio, è quello di farci dimenticare che c’è anche la versione di chi, confidando davvero nella possibilità che la giustizia istituzionale sblocchi questa situazione prima che sia troppo tardi, preferisce non usare il megafono.

Contro ogni dato di realtà e noncurante delle norme del nostro ordinamento, Laura Massaro continua a definire se stessa una “madre idonea”, nonostante le risultanze di due Consulenze Tecniche d’Ufficio ne abbiano evidenziato le significative disfunzionalità e le decisioni dell’Autorità Giudiziaria continuino a confermare la grave negatività del suo operato.

Talmente idonea da vedere sospesa la propria genitorialità, con la nomina di un Tutore per il figlio.
Continua a definirsi “vittima di violenza” solo per essersi rivolta ad un centro antiviolenza, e nonostante tutte le accuse e le denunce nei confronti dell’ex-compagno non abbiano trovato – MAI – alcun riscontro, né alcun fondamento giuridico o psicologico.

Una rappresentazione diffamatoria, dunque, in cui la signora confonde i fatti con i suoi personalissimi vissuti, dimenticando che anche la falsa denuncia è una forma di violenza.

Continua a pubblicare stralci di atti e documenti completamente decontestualizzati, stravolgendone il senso per sostenere una irrealistica e inspiegabile visione complottista.

Continua a descrivere l’altro genitore come un persecutore, uno “stalker”, solo per non essersi voluto arrendere al distanziamento immotivato da un figlio anche suo, imposto da una madre che nega il valore della figura paterna sullo sviluppo di un bambino.

Per sostenere la sua posizione di potere assoluto sul figlio, la sig.ra Massaro continua a sfidare con convinzione l’ordinamento italiano e internazionale, nonché decenni di letteratura scientifica, mettendo in discussione il concetto di bigenitorialità.
E di fronte alla convergenza di giudici e professionisti di riconosciuta competenza ed esperienza, che nel tempo hanno sempre confermato un orientamento contrario alla sua posizione, è arrivata a rappresentarsi come vittima di un malevolo disegno criminoso ad opera delle istituzioni, che vorrebbero incomprensibilmente separarla da suo figlio. La schiera dei “nemici” della sig.ra Massaro, dal 2013 ad oggi, si è dunque progressivamente ampliata nel tempo. Dal padre del bambino, a consulenti tecnici, psicologi, assistenti sociali, educatori, tutori, arrivando a comprendere i giudici di tre diversi Tribunali. Tanto che la signora è arrivata a presentarsi come vittima di una “violenza istituzionale”.

Non da ultimo, anche la recente ricusazione dell’intero collegio del Tribunale per i Minorenni di Roma, per aver “osato” emettere l’ennesimo decreto di riavvicinamento tra padre e figlio, come naturale conseguenza del Decreto della Corte di Appello di Roma, e verso il quale la Sig. Massaro denunciava “inimicizia” dei Magistrati, si è risolta con l’inammissibilità e la condanna alle spese.

Mai una riflessione. Nessun dubbio, nessun ripensamento. Laura Massaro continua ad invocare giustizia. Ma giustizia per chi?

La signora continua a promuovere se stessa come paladina di un anacronistico primato genitoriale materno, non riconosciuto da alcun ordinamento giuridico, né da alcuna teoria psicologica con carattere di scientificità.

Di fronte agli ultimi provvedimenti del Tribunale per i Minorenni e all’esito del ricorso in Corte d’Appello colpiscono le chiassose iniziative e la visibilità mediatica che ha ritenuto di dare a se stessa e al suo caso.

Colpisce la disinvoltura con la quale la signora Massaro, che esprime con tanta veemenza la motivazione a proteggere il suo bambino, possa darlo in pasto alle piazze, attribuendogli pubblicamente la “propria” rappresentazione di bambino figlio di un padre violento e abusante,
segnando così in modo falsificato e irreversibile la sua storia.

Colpisce la risentita negligenza con la quale lo ha sempre accompagnato ai colloqui di CTU, alle audizioni in Tribunale, agli incontri assistiti disposti per facilitare la relazione padre- bambino, dimenticando che un genitore idoneo è (eventualmente) anche colui che aiuta il figlio a prendere una medicina che gli farà bene.

Colpisce la perseveranza con la quale continua a sottrargli risorse, tempo, energie, possibilità. Un bambino che, come un condannato a morte in attesa del patibolo, a nove anni, su iniziativa della madre, già molto prima dell’emergenza sanitaria non è stato mandato a scuola per mesi, per ostacolare (o spettacolarizzare?) l’esecuzione del decreto del Tribunale che avrebbe dovuto condurlo dal padre.

Colpisce che chi invoca giustizia non la rispetti. Che per Laura Massaro e la sua causa contrastare l’esecuzione di un decreto possa essere ostentato come un valore, e che questo trovi sostegno in esponenti politici del nostro Stato.

Colpisce che per un bambino che, a suo dire, avrebbe attraversato esperienze così gravi, non sia mai stato effettuato alcun trattamento psicologico né accolto, per opposizione della stessa madre, il percorso di psicoterapia prescritto dalla Corte di Appello, che forse lo avrebbe aiutato a comprendere il senso reale di ciò che sta accadendo.

La signora sta infatti cercando di contrastare lo stesso decreto per il quale declamava vittoria, cercando di impedirne l’esecuzione, considerando l’intervento psicoterapeutico previsto per il figlio alla stregua di un Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Colpisce che in uno Stato di diritto anche i media possano muoversi sulla base di informazioni parziali e in totale assenza di contraddittorio.

Tra le tante distorsioni, negli articoli e nei numerosi post pubblicati sui social emergono alcune significative omissioni.

In particolare, nessun rilievo viene dato alla preoccupante e incongrua ingerenza politica in questioni private riguardanti un minore che dal 2013 non frequenta suo padre.

Ci chiediamo, infatti, a che titolo e con quale fine l’on. Veronica Giannone si sia presentata nell’aula di Corte d’Appello dove si stava svolgendo l’udienza del caso, presentandosi con nome, cognome e carica istituzionale.

Ci chiediamo su quali basi, nella vicenda familiare, sia stata chiamata in causa la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere, visto che, in questo caso, non vi è alcun femminicidio e alcuna violenza.

Ci chiediamo a che titolo la Presidente di questa Commissione, la sen. Valeria Valente, si stia occupando personalmente della vicenda familiare, dopo che è stato evidenziato in tutti i Tribunali che le accuse di violenza e maltrattamenti denunciate da Laura Massaro nei confronti del padre del bambino sono state tutte archiviate in quanto ritenute prive di qualsiasi fondamento.

Perché queste parlamentari si affannano su un caso narrato in modo così spettacolarizzato e distorto, togliendo interesse e tempo alle vere vittime di violenza? Qual è il loro scopo? Certamente non sfugge lo scambio reciproco di una visibilità mediatica che si realizza sulla pelle di un bambino.

Ancora una volta, ci chiediamo soprattutto se la giustizia invocata da Laura Massaro, più che a una tutela del figlio, faccia – piuttosto – riferimento ad una sua personale battaglia familiare contro il padre del bambino, che la signora intende vincere a qualsiasi costo, e della quale il figlio è semplicemente la principale vittima.

Il nostro ordinamento prevede che di fronte a genitori che, con i loro comportamenti e la loro alterata rappresentazione della realtà, creino un danno allo sviluppo dei propri figli è necessario che le istituzioni intervengano per tutelare e proteggere questi bambini.

Il fatto che nel caso specifico, come peraltro rilevato dalla Corte d’Appello, la madre potrebbe non avere consapevolezza del danno che sta causando al bambino, sulla base della convinzione personale di agire per il suo bene, non solo non può giustificare il suo comportamento, ma lo rende – al contrario – ancora più pericoloso.

Nonostante tutte le disposizioni del sistema giudiziario che si sono succedute nel tempo nella direzione di promuovere una normalizzazione delle relazioni del bambino con i genitori e un ripristino della relazione padre-figlio, la sig.ra Massaro non ha introdotto alcuna revisione dei propri convincimenti. Al contrario, con l’assetto oppositivo e di sfida assunto nei confronti delle figure istituzionali che non le davano ragione, nel tempo ha contribuito lei stessa a far sì che l’Autorità Giudiziaria introducesse progressivamente misure di maggior tutela nei confronti del figlio.

Dopo sette anni di procedimenti giudiziari continua, tuttavia, a persistere una condizione di grave pregiudizio evolutivo che vede un bambino ostaggio di un contesto familiare altamente disfunzionale, che – tra l’altro – viola il suo diritto fondamentale di crescere in relazione con un padre che tutte le valutazioni giuridiche e psicologiche hanno ritenuto adeguato.

Tanto che proprio il recente provvedimento della Corte d’Appello, così apprezzato dalla sig.ra Massaro, ha disposto la necessità di una sua presenza nella vita quotidiana del bambino, in contrasto con il proposito materno di rendere il figlio orfano di un padre vivo.

Per fortuna non tutte sono Laura Massaro!


P.S. redazionale

Prendendo atto di alcune affermazioni effettuate dal signor Apaduala, abbiamo ritenuto di modificare il nostro precedente articolo, anche nel titolo, dichiarando le fonti, per renderlo più chiaro e affidabile, e precisando meglio il nostro pensiero sul tema generale, al di là del caso specifico. Lo si può leggere qui

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