• 28 Maggio 2022 19:17

DPCM e difesa

DiMao Valpiana

Mar 23, 2020

All’art. 1, lettera h), si dice che “sono consentite le attività dell’industria della difesa”, nonchè altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale.
Nell’Allegato 1 si elencano tutte le attività che restano aperte e operative, utilizzando il Codice ATECO, che con il numero 84 individua “Amministrazione pubblica e difesa”.

Nessuno Stato al mondo rinuncerebbe, nemmeno in una crisi emergenziale peggiore di questa, alla difesa nazionale. Si capisce. Ma qui si sta parlando di “industria della difesa”. Cosa significa? Che le fabbriche di armi, anche in questa fase, sono ritenute “essenziali”? Che l’industria militare è considerata “strategica per l’economia nazionale”? Allora non ci capiamo più.

La difesa del paese, è un conto. La produzione bellica, un altro.
Fucili, pistole, munizioni, carriarmati, elicotteri, blindati, non sono affatto essenziali in questo momento, e certamente non servono a contrastare la diffusione del Covid-19. Mi pare evidente.

Bisogna che Governo, Confindustria e Sindacati chiariscano immediatamente questo punto specifico.
Bisogna porre la questione della “difesa” (la vera difesa della comunità nazionale) al centro del dibattito politico, adesso e nel prossimo futuro. La nostra Campagna per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta” appare ora in tutta la sua lungimiranza e centralità.

Siamo più determinati che mai.


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Mao Valpiana – Verona

Mao Valpiana

Presidente del Movimento Nonviolento e direttore della rivista Azione nonviolenta

3 commenti su “DPCM e difesa”
    1. Sono assolutamente d’accordo. Lo Stato, che siamo anche noi, rappresentati solamente da chi è seduto in parlamento e governa in nome di tutti i cittadini non può permettersi queste gravi incongruenze ed ipocrisie

  1. L’attuale situazione può fornire l’opportunità di cambiare direzione, anzi, mi pare che indichi proprio questa soluzione. Il necessario potenziamento delle risorse da destinare alla sanità pubblica e alla ricerca lo esige. Perché non imprimere questo salto di qualità etico e civile al nostro Paese?

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