• 6 Dicembre 2022 1:21

Elezioni in tempo di guerra

DiDaniele Lugli

Set 26, 2022

E Voi imparate che occorre vedere

e non guardare in aria: occorre agire

e non parlare. Questo mostro stava

una volta, per governare il mondo!

I popoli lo spensero, ma ora

non cantiamo vittoria troppo presto:

il grembo da cui nacque è ancor fecondo.

La resistibile ascesa di Arturo Ui, di Bertold Brecht

 

 

Scrivo di venerdì – data non propizia giacché il 17 cade oggi 23 – nel silenzio elettorale che mi sono imposto da due mesi, per riuscire a votare, come sempre ho fatto. Tra peste e colera scelgo colera.

La lunga agonia

Come noto negli anni Settanta, muore la Repubblica. Se ne accorge e lo scrive Mario Luzi: Muore ignominiosamente la repubblica. / Ignominiosamente la spiano / i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti. / Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto. / Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani, / si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli. / Tutto accade ignominiosamente, tutto / meno la morte medesima – cerco di farmi intendere / dinanzi a non so che tribunale / di che sognata equità. E l’udienza è tolta.

L’assassinio di Moro, nell’abbandono di chi forse poteva fare qualcosa per salvarlo, lo conferma. Nella legislatura in corso Andreotti succede a sé stesso. Nella successiva tra i Presidenti del Consiglio – Cossiga, Forlani, Fanfani – fa capolino, inatteso, Spadolini. Intanto viene ucciso il generale Dalla Chiesa, prefetto contro la mafia. C’è poi Craxi, annuncio di novità e di una ripresa di vitalità della Repubblica. Pertini è Presidente e Berlinguer, morendo l’11 giugno 1984, propizia uno straordinario risultato alle elezioni europee di sei giorni dopo. Il PCI col 33,32% supera la DC 33,02%. Nell’87 le cose tornano a posto: PCI 27 % DC 34 %. Una cara compagna comunista mi chiede come ho fatto a prevederlo. Il sole al tramonto sembra sempre più grande, rispondo.

Tornano gli eterni Fanfani e Andreotti, con qualche new entry: Goria, De Mita. Cade il muro di Berlino. La Repubblica è in rianimazione. La breve legislatura ’92-’94 vede al governo Amato e Ciampi. Con referendum, nel ’92, via le preferenze e, nel ’93, sistema maggioritario al posto del proporzionale. Si combatte così la mafia e il suo controllo sulla politica e si assicura stabilità e buon governo, come ognuno quotidianamente constata. Nel ’92 si scopre quel che è già noto: il finanziamento illecito di tutti i partiti e un sistema di corruzione utilizzato per finanziare sia le attività politiche che l’arricchimento personale. Sempre nel ’92 Falcone muore nella strage di Capaci, il 23 maggio, e Borsellino in quella di via Amelio il 19 luglio.

Arriva finalmente Berlusconi, che non termina il mandato ed è sostituito da Dini. Berlusconi perde le elezioni e la sinistra, si fa per dire, alterna Prodi, D’Alema, Amato. Rivince Berlusconi, che riperde nel 2006 da Prodi, che però dura poco. Nel 2008 rivince Berlusconi. È un disastro, però. A salvarci interviene Monti. Nel 2013 riperde Berlusconi. Inizia Letta, che starebbe sereno non fosse travolto dal ciclone Renzi. Sotto la guida di questi il PD alle europee conquista il 41%. Pensa di cambiare la Costituzione. Non ci riesce. La guida del governo è assunta da Gentiloni. Finalmente nel 2018 l’attesa novità dei Cinque Stelle: Conte 1 e Conte 2, seguiti dal salvatore Draghi, indotto a terminare anzi tempo. Da ciò le elezioni anticipate. Intanto, dopo la pandemia, che pure dura, c’è la guerra.

Le resistibili ascese

Numerose sono state le resistibili ascese alle quali assistiamo dopo la morte della Repubblica. In tempi di tangentopoli Berlusconi – non corrotto, né corruttore, ma la corruzione in persona – assume la guida del Governo. La perde e la riprende ed è ancora in corsa. Ha doti di fondo che nessuno può sottovalutare. Cadde, risorse e non giacque. Molto hanno appreso da lui i due Matteo, Renzi e Salvini. Intanto la grande considerazione che hanno di sé stessi. Il santo è patrono di banchieri, bancari, doganieri, Guardia di finanza, cambiavalute, ragionieri, commercialisti, contabili ed esattori. Non so quanto sia presente nelle loro preghiere. Certo con queste figure hanno entrambi a che fare. Possono contare su seguaci devoti. Quali che siano le cose, non commendevoli, che si scoprono sul conto dei capi la fede non vacilla. Uno ha creduto di poter cambiare la Costituzione, sicuro del consenso popolare. L’altro ha pensato che, a Costituzione immutata, potessero essergli conferiti pieni poteri. Qualche traccia di delirio di onnipotenza pare ravvisabile. Un giorno non si crederà all’ascesa di una donna, già Ministra della Gioventù a trent’anni e ora affermata showgirl, in corsa per la presidenza del Consiglio.

L’ascesa della destra-destra unita in queste elezioni è un fatto scontato. La destra moderata, fino alla sinistra, non è stata capace di contrapporre nei collegi uninominali figure accettabili, di garanzia democratica, in grado di contendere i seggi, misurando poi il proprio peso relativo nella parte proporzionale. Questa parte, non destra-destra, avrebbe potuto perdere comunque, ma così è più sicura.

Il gabinetto

Dopo le elezioni si formerà il Governo con tutti i ministri o Gabinetto, con la maiuscola per non confonderlo con il gabinetto. Un tempo per evitare confusioni quest’ultimo, con i servizi igienici, era detto di decenza. Auspichiamo, senza troppa speranza, sia decente anche quello con la maiuscola.

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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