Gli operai non vanno in paradiso

Gli operai non vanno in paradiso

Meglio Neymar. No, Ronaldo. La discussione tra i due operai si fa animata fino allo scontro fisico. Intervento della forze dell’ordine. Medicazioni. Niente di grave.

Mi vengono in mente altre, diverse discussioni tra operai ai miei tempi. Non ero operaio, ma come fiancheggiatore della “classe” – la chiamavamo così – ero ammesso. Di talune in particolare mi rammarico non essere stato testimone.

Primi anni Sessanta, con un amico faccio il giro delle case del popolo. Siamo dell’Arci, allora ancora esclusa dalla gestione per motivi politici. Ci rientriamo con iniziative culturali. L’amico. ricercatore, etnografo, poeta e storico porta la sua esperienza, io, studente, il mio entusiasmo e la mia presunzione. Al termine di una serata in cui si è parlato di tutto, anche di cose irrilevanti – a mio avviso, ma l’amico dice che tutto è cultura – finalmente una domanda per me:

L’è vera o ’n l’è vera che Marx l’ha tolt la dialetica d’Hegel cl’era misa a cul insù e l’ha misa coi piè par tera?” (“È vero o non è vero che Marx ha preso la dialettica di Hegel che era messa a culo in su e l’ha messa con i piedi per terra?”)

È vero”, rispondo, e non riesco ad aggiungere altro.

A g’ho piaser. Al dig al mie amig. L’è un cumpagn. A fen dil bèli discusion. L’è spiritualista. L’è dl’Acli”. (“C’ho piacere. Lo dico al mio amico. È un compagno. Facciamo delle belle discussioni. È spiritualista. È dell’Acli”).

I discorsi riprendono. Riguardano le scoline e le cavedagne, Siamo in un piccolo centro agricolo. Mi spiace di non essermi fatto raccontare un po’ delle discussioni tra l’operaio dell’Arci e materialista, e quello dell’Acli e spiritualista. Ma non vorrei dare l’impressione che un tempo la classe operaia andasse in paradiso – o in modi diversi vi anelasse – e ora vada allo stadio.

Mio suocero mi raccontava un episodio della sua gioventù. Due operai suoi compagni di lavoro sono impegnati in un confronto appassionato. Le voci si alzano, i volti si arrossano fino al paonazzo, le mani si agitano, epiteti e improperi si sprecano. I contendenti passano dal TU al VOI, che – i tempi erano quelli – doveva sostituire il LEI. Non era ossequio al regime, nel dialetto il VOI è sempre stato per le persone di riguardo. In questo caso rimarca l’estraneità e la lontananza crescenti con l’accendersi del conflitto. Al culmine, secondo mio suocero, “i siera infin dzmangà d’esar padr e fiol”, si erano persino dimenticati di essere padre e figlio.

Spero tornino discussioni migliori, per modalità e contenuti. Ce n’è bisogno. Diceva Capitini che bisogna parlare di patate e di ideali, non le une senza gli altri. Ci può stare dunque pure la passione per una squadra – nel caso meglio la SPAL – ma poi occorre altro. Diceva ancora Capitini, settanta e più anni fa, che la lotta di classe non è odio, ma movimento verso un effettivo eguagliamento, un valore etico per tutti. Operai spiritualisti e materialisti, se ci siete ancora, date un segno. Un vecchio fiancheggiatore è qui.

(immagine tratta da qui)

  1. Ma sì ci siamo ancora, io per fortuna ancora giovane. I miei colleghi più anziani però, ancora in servizio, sono talmente avviliti… che nemmeno parlano più al mattino, almeno fino alle 11 c’è solo silenzio. Contano i secondi che gli mancano alla pensione, o alla pausa pranzo, non so….

    Saluti

    Gruppo Operai Modena

    Reply

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