Il 4 novembre, il milite ignoto e il doppio fronte

Il 4 novembre, il milite ignoto e il doppio fronte

L’espressione “milite ignoto” mi ha sempre impressionato fin da bambino.

Non capivo cosa volesse dire deporre quelle corone ad ignoti su quegli altari gelidi, marmorei,  in posti dai nomi che mi suonavano  strani,  come “Redipuglia” o all’ Altare della patria.Gli altari: i luoghi sacri dove si consumano i sacrifici simbolici che promettono una salvezza. Ora penso che si tratti di un’operazione di sacralizzazione di un massacro di massa, dove quelle persone sono state cancellate nei loro tratti personali e quindi vengono trasformate in massa senza volto che, dice Cecchini, “avrebbero portato alla vittoria il Paese!”
Non è proprio così! La gran parte dei soldati non aveva una nozione di cosa volesse DIRE dire VITTORIA!
Il mio professore all’Università era Giorgio Rochat, un ottimo storico demistificatore dei miti della “resistenza del Piave” dopo la disaffezione alla guerra mostrata dai soldati con la rotta di Kaporitza, questo è il nome italianizzato in Caporetto, nella attuale Slovenia.
Poi in ogni paese del Belpaese, ma in tutta Europa,  troviamo gli elenchi  dei nomi delle persone strappate ai loro cari dalla guerra accanto a monumenti spesso retorici ed enfatici.
Ma allora adoperiamoci per restituire il nome a coloro che sono stati resi ignoti! E’  possibile!
E sono stati vittima dell’inganno della guerra, frutto della feroce lotta tra potenze imperialiste i cui nefasti effetti sono stati pagati dai contadini in trincea, dagli operai con il lavoro militarizzato nelle fabbriche con la legge marziale. Torino nel ’17 si distinse per una rivolta nobile e dignitosa delle donne derubate dei mariti e dei figli per chiedere un minimo di dignità di vita!
Mi sembra che stiamo perdendo la  memoria storica nell’epoca del web!
Quella guerra è stata vinta dagli Agnelli e simili che hanno moltiplicato i profitti e come dice lo storico Leo Poliakov è stato l’atto principale del ” suicidio dell’Europa” .
Lorenzo Porta

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