Il giornalismo non sia al servizio dell’odio e della propaganda

Il giornalismo non sia al servizio dell’odio e della propaganda

Per un giornalismo indipendente e nonviolento

Propaganda, odio e costruzionismi connotano parte dell’informazione italiana verso la quale i giornalisti hanno precise responsabilità.
Se nella propaganda invece che ai fatti e ai dati si dà spazio alle percezioni nell’informazione “nonviolenta” la/il giornalista tenta di ristabilire la verità degli accadimenti attraverso contestualizzazioni e interpretazioni intellettualmente oneste.
Alla fabbrica della paura la/il giornalista op(pro)pone l’oggettività di metodologie che implichino, restituiscano e permettano la misurabilità e verificabilità dei fatti e dei dati da parte di tutti così da promuovere un empowerment in progress di chi legge.

A garanzia di un consumo critico dell’informazione.

Per un’informazione che non manipoli il suo destinatario – la lettrice, il lettore – per interessi particolari, per propaganda politica, per secondi fini, per affiliare pubblico, per ottenere consenso.
Un’informazione che non sia distrazione e dis-informazione di massa. Senza generalizzazioni, semplificazioni e facili conclusioni.
Informazione come disciplina e autodisciplina.
Ai costruzionismi e alla propaganda la/il giornalista oppone il dire, gandhianamente, la verità.
Dire la verità non lascia spazi alla strumentalizzazione.

Da prospettiva a matrice e a impatto nonviolenti, la metodologia di lotta per un’informazione di verità non può che essere, ancora e sempre, anche nel giornalismo, quella del satyagraha.
Satya significa “verità” e agraha “insistenza, forza”.
Come ricorda Giuliano Pontara satyagraha corrisponde all’INSISTENZA nella e per la verità ed (è) la forza che proviene da essa.

Per una ricerca collettiva e cooperativa della verità.

In un’informazione in cui i mezzi e i fini coincidono e sono interconnessi, una notizia o un fatto giornalisticamente riportati non potranno che essere, contemporaneamente e ontologicamente, il prodotto, lo stile e il contenuto (comprensivi della scelta delle parole “per dirlo”) della narrazione.

La Nonviolenza al giornalismo di guerra op(pro)pone il giornalismo di pace, al giornalismo delle notizie false (fake news) op(pro)pone il giornalismo di verità.

Con resilienza e indipendenza intellettuale nella mente, nel cuore, nella penna e nella macchina fotografica.

The decisive moment.

Non di Cartier-Bressoniana memoria, ma per agire una rivoluzione nonviolenta.

Per non tradire nessuna parte in gioco – il fatto, la narrazione, il lettore, la Verità – l’appello (clicca qui) di Giornalisti Contro il Razzismo potrebbe essere inteso ed agito come il rappel di Lanza del Vasto: un richiamo, un ritorno all’essenziale.

Per essere presenti al presente.

Silvia Berruto, amica e persuasa della Nonviolenza, giornalista contro il razzismo

 

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