• 30 Settembre 2022 18:31

La notte è piccola

DiDaniele Lugli

Mag 8, 2017
legittima difesa BIANI

C’era una volta una canzone “Ma la notte no!” Era allegra e induceva a confidare nella notte. Ora alla Camera si è parlato di buio, di paura, di spari liberi, non di giorno però, “Ma la notte sì!”. La canzone è cambiata ed è piuttosto lugubre. Non c’era bisogno di scrivere del caso notturno come fosse cosa nuova. Tutte le sentenze assolvevano già. Non da ora. Dal tempo delle XII tavole, dalla tavola VIII che distingue la difesa notturna dalla diurna: Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caeso esto; luci, se telo defendit, endoque plorato ”. Niente da dire se il ladro l’hai ucciso di notte, se di giorno pure, se era armato e hai provato a chiedere aiuto.

Certo è buio il tempo che stiamo vivendo. Si vuole andare oltre: eliminare in sostanza l’eccesso colposo (art. 55 del Codice penale), previsto non solo per la legittima difesa (art.52) ma per l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere (art. 51, l’uso legittimo delle armi (art. 53), lo stato di necessità (art. 54). Nel presentare orgogliosamente come il più fascista dei codici il suo, non ci aveva pensato il ministro Alfredo Rocco, nel 1930. Il buio sembra intanto crescere.

Possiamo ripetere una vecchia domanda, per ascoltarne con attenzione la risposta.

«Sentinella, quanto resta della notte?

Sentinella, quanto resta della notte?».

La sentinella risponde:

«Viene il mattino, poi anche la notte;

se volete domandare, domandate,

convertitevi, venite!».

Chissà che non ci convertiamo a quello che dovremmo già sapere: più armi diffuse assicurano più morti, soprattutto tra quanti pensano così di difendersi meglio, loro e i loro familiari, prime probabili vittime. Ignoranza, istinto, luoghi comuni non producono sicurezza, anche peggio se a mano armata. Fa capolino, ma richiederebbe ben altro contesto e ragionamento, un’attenzione, inaspettata, alle vittime di aggressione.

La partita si riaprirà al Senato. L’avessimo abolito, come ci chiedeva il promotore, sia di quella che di questa iniziativa, avremmo già la legge. Non gli piace abbastanza. Non gli basta l’estensione notturna. La vuole infatti Notte e dì o meglio, stante il suo amore (non si sa quanto ricambiato) per la lingua inglese, Night and Day. Intanto certamente un amato refrain va cambiato: La notte è piccola per noi, troppo piccolina/ c’è poco tempo per ballar e per cantar e per sparar…

So che in questo modo denuncio la mia età, ma continuo a preferire la versione originale 

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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