La tua lettera ci fa bene. Una risposta a Chaimaa Fatihi

La tua lettera ci fa bene. Una risposta a Chaimaa Fatihi

Grazie per la tua lettera, Chaimaa!

Ti scrivo da educatore e da formatore impegnato per la nonviolenza: la tua lettera ci fa bene.

Di fronte all’ondata di anti-islamismo becero e ignorante che sta montando nel nostro Paese, alimentato per fomentare a fini politici la paura nei confronti di chi è portatore di differenze, la tua lettera al quotidiano la Repubblica – che sta così tanto circolando in rete – è per tutti un insegnamento di civiltà. Sento le tue parole fondate sui “principi fondamentali” della Costituzione italiana, al contrario di quelle di chi pretestuosamente cerca di minare alla radice la capacità di convivenza tra le persone, assimilando in un unico impasto perverso “nemici” esterni ed interni. Ma anche al contrario di quelle di chi ipocritamente proclama la lotta al terrorismo, ma poi consente – e promuove, come anche tu scrivi – l’invio di armi nella polveriera del Medioriente, sapendo che oltre a seminare direttamente terrore e morte, esse generano altro terrorismo. Che ci tornerà indietro.

Inoltre, la tua parole illustrano perfettamente il significato di quella “difesa civile, non armata e nonviolenta”, che mi trovo frequentemente a spiegare nei percorsi di formazione ai giovani della tua età che svolgono il Servizio civile nazionale: “Non ho paura dei vostri kalashnikov, dei vostri coltelli e armi perché da musulmana vi rinnego, vi combatterò con la parola, con l’informazione, con la voce”. Di fronte ad un risposta al terrorismo dei governi europei sempre uguale a se stessa, che non vede alternative alla guerra, che ne è la versione speculare e moltiplicata, e non risolve il problema ma, semmai, lo aggrava ulteriormente, le tue parole – da giovane islamica – sono simili a quelle di un anziano cristiano, papa Francesco. La tua maledizione dei terroristi, che si dicono islamici, è simile alla sua maledizione verso chi opera per la guerra e produce e vende le armi che, probabilmente, si dicono cristiani.

L’alternativa è nella difesa dei valori di civiltà attraverso mezzi e strumenti civili, non certo attraverso le armi e la guerra che la nostra Costituzione – solennemente – ripudia. Cioè allontana da noi con sdegno, così come tu allontani con sdegno il terrorismo dall’islam. La tua lettera, Chaimaa, mi fa venire in mente il “Decalogo per la convivenza inter-etnica” scritto oltre 20 anni fa da Alex Langer (che se non conosci ti invito a leggere, ne troverai inaspettate consonanze) quando l’Europa era colpita al cuore dalla guerra della ex Jugoslavia: “una necessità si erge pertanto imperiosa su tutte le altre: bandire ogni forma di violenza, reagire con la massima decisione ogni volta che si affacci il germe della violenza etnica, che – se tollerato – rischia di innescare spirali davvero devastanti e incontrollabili. Ed anche in questo caso non bastano leggi o polizie, ma occorre una decisa repulsa sociale e morale, con radici forti: un convinto e convincente no alla violenza”. Costruendone le alternative, per i singoli, per i gruppi e per gli Stati.

Ancora grazie.
Pasquale Pugliese

Reggio Emilia, 24 novembre 2015

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