• 19 Maggio 2022 16:54

Le luminarie di Natale di Elisa Deo

DiGiorgio Gatta

Dic 26, 2021

Navigando su facebook mi imbatto in un post di Elisa Deo, sindaca di Galeata, un paese dell’Appennino forlivese. 

Parla delle luminarie di Natale con le quali ogni amministrazione comunale è “tenuta” – secondo l’opinione corrente – ad addobbare le piazze e le vie. 

La sua scelta ecologista, o perlomeno controcorrente, mi suscita immediatamente una forte emozione essendo un tema che sento molto. 

Subito entro nella chat del post e dico la mia. 

Inizialmente vedo uno schierarsi a metà fra chi sostiene la scelta di Elisa Deo e chi invece è entusiasta dell’esempio sfolgorante del Comune di Forlì. 

Poi via via che avanza la discussione sembra che la sindaca abbia sempre più l’approvazione della gente e minore è il successo riscosso dalle stupefacenti luminarie del Comune di Forlì che tutti vogliono vedere. 

Alla fine mi soffermo meglio sul testo di Elisa Deo e mi accorgo della profondità di valori nelle sue parole al di là di come la si pensi. 

Vado ad esaminare il suo testo come esercizio di comunicazione ben fatta e nonviolenta. 

Obiettivamente le luminarie in Piazza Saffi a Forlì sono molto belle e suggestive e presto coglierò l’occasione per andare a vederle con la mia bambina. 

In questi giorni ci sono state però parecchie polemiche legate ai costi esorbitanti destinati dall’amministrazione forlivese a questi addobbi natalizi. Pare infatti che siano stati investiti 550mila euro. 

All’inizio Elisa racconta subito una sua emozione, bella e vera, tanto è che non vede l’ora di toccarla con mano ed entra nel dettaglio di una notizia suffragata da numeri reali. 

Non sembra esserci contraddizione fra le due parti pur entrando a gamba tesa sulla questione, in quanto delinea una sua percezione della realtà. 

Non colgo l’occasione per fare ulteriori polemiche di tipo economico perché non mi interessa, ma semplicemente vorrei fare una piccola riflessione in merito perché anch’io sono un Sindaco e queste tematiche mi riguardano. 

È vero di un piccolo paese certamente non equiparabile a Forlì né in termini di visibilità, né in termini di ricettività, ma ho fatto scelte natalizie diametralmente opposte. 

Poi entra nel vivo di una riflessione profondissima e coraggiosissima perché non ha paura di venire allo scoperto legittimata solo dal rappresentare un piccolissimo comune dell’entroterra. 

È concentrata più sul valore delle sue azioni che sulla possibilità di polemizzare con chi ha un’idea differente dalla sua. 

È comprensibile che dopo due anni di pandemia che hanno pesato su tutti noi come un macigno, c’è chi ha pensato che colorare il centro di luci, riscaldare l’atmosfera con eventi e divertimento, far vivere gli edifici con i videomapping, potesse essere un modo per rendere felici le persone e far girare l’economia. Legittimo, ci sta!  

Sarà poi solo il tempo a dirci se tutto ciò è stato un buon investimento, ovvero se l’uso ne giustificherà il consumo oppure se a beneficiarne saranno stati solo in pochi. 

A questo punto entra in una relazione empatica con l’altro, capisce le sue ragioni, senza distogliere lo sguardo da una critica sulle possibili ripercussioni. 

Quest’anno noi abbiamo riutilizzato, riaggiustato e rimontato le luci vecchie (sobrie e modeste) e le abbiamo accese categoricamente non prima dell’8 dicembre per un costo totale di circa 6.000 euro. 

Se dicessi solo che abbiamo preferito dirottare soldi di bilancio per sostenere le famiglie in difficoltà (cosa peraltro vera) farei un discorso riduttivo e populista che non mi appartiene, ma invece la nostra è anche una questione ambientale. 

Abbiamo voluto infatti fare i conti con la nostra sensibilità verso la tutela dell’ambiente e soprattutto abbiamo voluto dare un segnale forte rispetto ai rincari che ci sono stati ultimamente sui costi dell’energia elettrica. 

Queste sono semplicemente scelte. 

In questa parte descrive la sua azione nei suoi elementi principali e il suo testo adesso assume una sua organicità. 

Previene addirittura il tipo di risposta che ci potrebbe essere mettendo un punto fermo sulle ragioni di questa scelta

Il rispetto di qualsiasi scelta e delle loro motivazioni è una degna conclusione di un discorso incentrato sull’accettazione delle idee. 

Tuttavia non mi sento da meno per ciò che riguarda il significato che attribuisco al Natale, perché per me il Natale non è un periodo ma è uno stato d’animo. 

Nel mio sentire sono infatti convinta che lo stato d’animo di ognuno di noi dipenda di più da chi si ha intorno e dalla serenità nel cuore piuttosto che dalle lucine scintillanti in centro. 

Ecco perché per queste Festività Natalizie l’augurio che voglio fare a tutti i miei concittadini è proprio quello di poter sopperire alla parsimonia di lucine con una grande ricchezza negli affetti più cari. 

Sono certa che mi capiranno. 

Il finale è la chiusura del cerchio sull’obiettivo ultimo che è quello di dare un senso al Natale che si festeggia, attraverso i valori che le appartengono. 

Elisa ci ha dato un segnale importante: vogliamo attuarlo personalmente? 

Ricordiamoci che è sempre questione di scelte! 

Giorgio Gatta

Giorgio Gatta ha maturato una lunga esperienza nell’associazionismo e nel volontariato per la promozione della cultura della pace. In questo ambito, ha esercitato professionalmente l’attività di formatore per la gestione e la trasformazione dei conflitti con le tecniche della nonviolenza, giungendo a sviluppare progetti nell’ambito dell’Economia Civile. Dal 2004 al 2009, è stato tra gli organizzatori del “Corso per Mediatori Internazionali di Pace” a Bertinoro, facendo parte del suo comitato scientifico. L’iniziativa è stata realizzata nel 2010 nella sede di Santa Sofia (FC) del Centro Residenziale Universitario. Dalla seconda metà degli anni '80 ha sviluppato una lunga serie di esperienze di studio e di relazioni, fino ai giorni nostri, in ambito interculturale e verso la metà degli anni '90 inizia a intraprendere delle esperienze di dialogo interreligioso sia come dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane che dagli anni 2000 come dialogo cristiano-islamico. Attualmente è presidente dell’Associazione T-ERRE Turismo Responsabile di Faenza www.t-erre.org che nasce all’inizio del 2007, con lo scopo di sviluppare iniziative e progetti promozionali, di viaggio, culturali e formativi nel campo del turismo responsabile.

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