• 23 Aprile 2024 7:50

Lettera all’amica

DiDaniele Lugli

Ago 21, 2023

Lo scorso anno, su per giù di questi tempi, è uscito il libro di Daniele Lugli “Sassolini di Pollicino” per l’editore “la carmelina” di Ferrara. Il testo raccoglie articoli pubblicati su “Briciole di Pollicino”, periodico edito dal circolo locale di Legambiente tra il 2000 e il 2004. Questo portale della nonviolenza non esisteva ancora.

Quasi tutti i “sassolini” sono d’interesse oltre le mura cittadine e reggono bene gli anni. Per questo è possibile ripubblicarne alcuni, come questa “Lettera all’amica” comparsa sul numero di gennaio-febbraio 2003 e dedicata a una attiva partecipante di Legambiente Ferrara.

Daniele tratta di impronta ecologia e danni ambientali della guerra indicando problemi che non si sono nel frattempo attenuati. Possiamo credere che avrebbe preferito essere un cattivo profeta, ma tant’è.

 

Veramente tuo è solo il fiore che non cogli.

(Aldo Capitini)

Carissima,

è l’impronta ecologica che ti preoccupa. E non hai torto. Ci stiamo sommergendo di rifiuti, irriciclati e spesso irriciclabili. Stiamo sperperando le risorse del pianeta, con la soddisfazione di poter ripetere dopo di me il diluvio. Bella soddisfazione. E questo in nome della libertà. Mentre sappiamo con Hans (Jonas) che primo compito di ogni libertà, anzi condizione del suo sussistere, è di porsi dei limiti. E questo non fa, e lavora dunque alla sua schiavitù, chi restituisce ciò che prende dal tutto in modo non più utilizzabile. Questo si diceva con Hans: noi siamo il pericolo dal quale siamo circondati, con il quale dobbiamo in avvenire lottare. Sembra ieri e son già passati quindici anni. Vero che, se siamo noi a fare così, possiamo anche smettere e fare diversamente.

Dai e dai anche il governo si è preoccupato dell’impronta. Ne ha fatto oggetto di legge. Un mio amico è rimasto colpito dal prelievo delle impronte delle mani (sante mani, mani d’oro) della donna che si prende cura della madre, divenuta inabile, e le rende la vita migliore. Non ci si limita alle dita, ai polpastrelli (alle impronte digitali cioè). Tutta la mano è coinvolta. Si sa: i dermatoglifi sono presenti su tutto il palmo in maniera caratteristica per ogni individuo. E poi così si può anche leggere la fortuna, impressa su monticoli ed eminenze e nella piana centrale, con le linee ben note della testa, della vita, del cuore, della fortuna appunto. Dermatoglifi, caratteristici e inconfondibili, stanno anche sulla pianta dei piedi. Saranno rilevati, pare, con l’aggiornamento della legge, ché piedi prensili, e atti al crimine, caratterizzano, si sa, gli extracomunitari.

Ti preoccupa, e molto, la guerra. E hai ragione. Lì l’impronta si fa più pesante e devastante. Il legislatore internazionale se n’è occupato. Sono passati anni dal primo protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra: art. 35 …è proibito utilizzare mezzi o metodi bellici che intendono o possono causare gravi ed estesi danni all’ambiente a lunga scadenza, art. 55… nel corso dell’azione bellica si avrà cura di proteggere l’ambiente naturale da gravi ed estesi danni che possono verificarsi a lunga scadenza. La norma implica la proibizione dell’uso di mezzi bellici che intendano o possano causare questi danni all’ambiente naturale o pregiudicare la salute e la sopravvivenza della popolazione… sono proibiti attacchi contro l’ambiente naturale intesi come rappresaglia. Da allora si sono fatte, si fanno e si preparano le peggio cose. Molto tempo prima il Libro era stato esplicito, riassumendo in un albero l’ambiente indifeso. Deuteronomio 20, 19: «Quando assedierai una città per molto tempo, combattendo contro di essa per occuparla, non distruggere i suoi alberi colpendoli con la scure, perché solo i suoi frutti potrai mangiare, ma l’albero non lo dovrai tagliare. Infatti è forse l’albero del campo come un uomo che può a causa tua ritirarsi in luogo fortificato?».

Ci sono impronte che anche l’impegno contro la guerra fa ricevere e trasmettere. Sono impronte che restano e fanno riflettere. Un ragazzo parla di un’esperienza di trainstopping (si dice così adesso): «Cosa mi resta? Tanti lividi (uno particolarmente simpatico sulla schiena, ci si può studiare l’impronta degli anfibi sbirreschi dalla sua forma precisa, ad alveare), qualche ferita e escoriazione, parecchi capelli in mano ogni volta che provo a toccarli e qualche problema deambulatorio più un’emicrania pazzesca. Ma mi restano anche i cittadini di Fornovo, solidali e convinti, tutti i compagni di tutta Italia mobilitati, le lacrime dei carabinieri, i segnali di insubordinazione diffusa». Solidali e convinti è una buona partenza e un giusto obiettivo. Si tratta di sapersi legati l’uno all’altro e di con-vincere, di vincere assieme appunto, contro la guerra e contro la distruzione, quotidiana, della casa comune. Bisogna eliminare i veleni delle rappresentazioni, che ci facciamo, non meno devastanti dei veleni che spargiamo attorno a noi.

Quanto all’impronta, fisicamente velenosa, non c’è neppure bisogno di guardar fuori. Basta guardarsi dentro. Nove militanti ambientalisti californiani si sono sottoposti a un esame complesso (da 5 mila dollari) per individuare, nel sangue, nelle urine, nelle cellule del sistema nervoso, sostanze tossiche non riciclabili. Body burden, zavorra corporea, impronta interna, insomma. Sono state individuate 101 sostanze chimiche dannose, di origine industriale. Ciascuno ne aveva in media 90: 76 sicuramente cancerogene, le altre responsabili di malattie nervose, ormonali, cardiovascolari, caduta delle difese immunitarie, sterilità. Entrano da tutte le fonti, da tutte le parti. Le mangiamo, beviamo, respiriamo, tocchiamo, odoriamo. In casa e fuori. Pesticidi a colazione e pesticidi già da embrioni (di certi pesticidi ne hanno una dotazione doppia rispetto agli adulti). Lo studio si può leggere qui .

Non ci meraviglia. Ci avverte Edgar Morin: «Come ciascun punto di un ologramma contiene l’informazione del tutto di cui è parte, così ormai il mondo in quanto tutto è sempre più presente in ogni individuo». Ma che sto a dire io, che di body burden sono un esempio, a te. Ti preoccupi certo di lasciare un’impronta leggera, con bilanci di giustizia e stili di vita, che comprendono finanza etica e pratiche orticole. Perfino ti cruccia la consapevolezza di single. Questa condizione, secondo un recente studio di Nature, moltiplicando abitazioni, consumo di materiali e combustibili, ha un impatto più grave del previsto. Né mi sembri propensa ad accogliere l’invito, che già ebbe pessimi risultati, di Amleto a Ofelia: Get thee to a nunnery.

Bisognerebbe fare come Tensin Gyatso, o meglio il suo editore. L’ultima opera del Dalai Lama, infatti, “L’arte della compassione”, è stampata con l’avvertenza che sono stati piantati alberi equivalenti a quelli sacrificati per stamparla. Io pianterò un po’ di basilico. Non so valutare il contributo al bilancio dell’anidride carbonica, ma per il pesto è indispensabile.

Il tuo amico Pedante Sentimentale

 

Di Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948