• 15 Luglio 2024 3:38

Stop border violence

DiElena Buccoliero

Ago 23, 2023

L’Unione Europea si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà”.

Così recita il preambolo della Carta dei diritti fondamentali della UE. Eppure ci sentiamo ripetere che “ce lo chiede l’Europa” per tanti tipi di ingiustizie, compromessi o semplicemente azioni irritanti. Il valore di darsi un respiro europeo, quando nessuna guerra incombe alle porte dell’Europa, non lo sentiamo quasi più. Raramente ci fanno sapere (e soltanto il 2% degli abitanti ne è informato) che i cittadini dell’Unione, se lo desiderano, possono unire le loro forze per orientare le politiche che li riguardano sottoscrivendo un documento comune, buon esempio di “potere di tutti” e “controllo dal basso”, per dirla con Aldo Capitini.

Impegnarsi in un’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) è efficace oppure no? Dipende. Superato il primo scoglio dell’ammissibilità inizia la raccolta firme, un milione nell’arco di un anno toccando almeno 7 stati membri. C’è di buono che l’UE ha una piattaforma per la raccolta delle firme online, ma bisogna che le persone siano messe nelle condizioni di conoscere e di partecipare.

Tra le petizioni attive c’è una ICE in materia di politiche migratorie particolarmente importante: “Stop border violence”, che chiede all’Unione Europea «un’azione concreta tesa a garantire il pieno rispetto da parte dei suoi Membri dell’art. 4 della Carta UE dei diritti fondamentali, che prescrive l’obbligo non solo di repressione ma anche di prevenzione di atti di tortura, trattamenti disumani e degradanti nei confronti di TUTTI gli individui».

L’iniziativa è promossa coralmente da una molteplicità di organizzazioni che sottoscrivono questo appello:

«Chiediamo di proteggere le persone migranti o richiedenti asilo, attraverso: l’istituzione di meccanismi di monitoraggio volti a rilevare e fermare gli abusi dei diritti fondamentali e gli atti lesivi della dignità umana, tanto alle frontiere che nello spazio comune europeo; il recesso ovvero la NON stipulazione pro futuro di accordi internazionali in materia di contenimento dei flussi migratori con Stati terzi colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani; la definizione di standard minimi di accoglienza validi per tutti i Paesi membri e per l’intero periodo di permanenza sui loro territori; l’eventuale previsione di sanzioni specifiche in caso di violazione delle normative UE».

Apprezzo il valore di “Stop border violence” mentre da più parti, a livello locale, regionale, nazionale ed europeo si torna a utilizzare la parola “emergenza” per descrivere l’immigrazione, che raggiunge l’Europa attraversando l’Italia. In questo clima si svolge, secondo logiche non del tutto leggibili, la distribuzione dei migranti e dei fondi per le strutture cui sono destinati, mentre con il “decreto Cutro” il nostro Paese ha preso una posizione inversa a quella che si poteva ritenere logica dopo una tragedia di quelle dimensioni: non un soccorso più rapido e attrezzato per evitare altre morti bensì una riduzione delle risorse per accogliere, un moltiplicarsi degli accordi con Stati extraeuropei per evitare che i migranti si mettano in viaggio.

Intanto gli sbarchi si moltiplicano, con un incremento dei minorenni che a età sempre più precoci affrontano da soli viaggi di pericolo estremo, per mare come via terra. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali riporta che, al 31 maggio 2023, i ragazzi e le ragazze stranieri soli sul territorio italiano erano 20.510; due mesi più tardi, ovvero al 31 luglio scorso, si parlava di 21.710, con un incremento del 5,8% in soli sessantun giorni.

1 gennaio 2021, il primo giorno di sciopero della fame. Campo Lipa, Bosnia.

Se l’accoglienza non è sempre decorosa e sostenuta, come sarebbe necessario per la miglior convivenza di tutti, il pericolo maggiore riguarda chi viene cacciato indietro, spesso ancor prima di toccare il suolo italiano e quindi europeo. Respinto al mittente, in luoghi dove vessazioni e torture sono ampiamente documentate o dove alcune persone in particolare, se costrette a rientrare in patria, rischiano la vita perché appartenenti a minoranze, oppure dissidenti politici, omosessuali… obiettori di coscienza.

A me fa bene ricordare che prendere posizione sulla questione migratoria non è l’esito di uno scontro filosofico e tantomeno un ragionamento da bar. Parliamo di persone. A volte ce ne sono altre che me lo ricordano con le loro scelte concrete. È il caso di Luca Greco, un fotografo molto bravo che è anche un amico e un sindacalista della Cgil di Ferrara. Quest’estate Luca ha dedicato parte delle vacanze a conoscere “Linea d’ombra”, l’associazione fondata a Trieste nel 2019 da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a sostegno dei migranti. Una delle azioni prioritarie di “Linea d’ombra” è il primo soccorso a chi, provenendo dalla rotta balcanica, transita per la città. I volontari offrono cure mediche, cibo, indumenti puliti. Solo nel corso del 2022 sono entrati in contatto con quasi tredicimila persone.

I report quotidiani di Luca hanno accompagnato gli amici per una manciata di notti con parole e immagini che documentavano le attività e rimarcavano quanto quell’accoglienza di base sia un riconoscimento dovuto alla dignità di ogni essere umano. Dovuto per ragioni etiche, religiose se si è credenti, e per rispetto delle leggi che ci siamo dati. Basti citare l’articolo 10 della nostra Costituzione, sul diritto d’asilo allo “straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana”, o la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che all’art. 4 proibisce la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, all’art. 5 la schiavitù e il lavoro forzato, all’art. 6 parla di rispetto della libertà e della sicurezza dell’individuo…

«La campagna europea si rivolge a chi crede nel rispetto dei diritti umani», si legge nel comunicato di lancio della campagna, «ad attiviste e intellettuali, alle comunità laiche e religiose e alle associazioni impegnate, per far sentire il peso di una opposizione popolare che di fatto esiste, ma che non riesce a trovare una via unitaria di azione politica».

Al sito di “Stop border violence” e sui social è possibile avere maggiori informazioni, scaricare materiale utile per organizzare iniziative di sensibilizzazione, connettersi con altri singoli e gruppi che si riconoscono in quella opposizione popolare e sono determinati a cercare la via.

Sito Web: www.stopborderviolence.org

Facebook: fb.com/StopBorderViolence

Twitter: twitter.com/StopBorderViol

Mail: stopborderviolence@gmail.com


Di Elena Buccoliero

Faccio parte del Movimento Nonviolento dalla fine degli anni Novanta e collaboro con la rivista Azione nonviolenta. La mia formazione sta tra la sociologia e la psicologia. Mi occupo da molti anni di bullismo scolastico, di violenza intrafamiliare e più in generale di diritti e tutela dei minori. Su questi temi svolgo attività di formazione, ricerca, divulgazione. Passione e professione sono strettamente intrecciate nell'ascoltare e raccontare storie. Sui temi che frequento maggiormente preparo racconti, fumetti o video didattici per i ragazzi, laboratori narrativi e letture teatrali per gli adulti. Ho prestato servizio come giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna dal 2008 al 2019 e come direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati dal 2014 al 2021. Svolgo una borsa di ricerca presso l’Università di Ferrara sulla storia del Movimento Nonviolento e collaboro come docente a contratto con l’Università di Parma, sulla violenza di genere e sulla gestione nonviolenta dei conflitti.