Lettera aperta di alcune associazioni della rete “In Difesa Di” e della Rete per la Pace per la liberazione di Patrick Zaky

Lettera aperta di alcune associazioni della rete “In Difesa Di” e della Rete per la Pace per la liberazione di Patrick Zaky

Il 17 febbraio, alcune associazioni della rete “In Difesa Di” e della Rete per la Pace (tra le quali anche il Movimento Nonviolento), hanno inviato la presente lettera al Ministero degli Affari esteri, alla Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Regeni e al Comitato parlamentare Diritti umani nel mondo per chiedere il pieno impegno per la liberazione del difensore dei diritti umani Patrick George Zaky.

Qui il testo della lettera:
Patrick George Zaky è difensore dei diritti umani e ricercatore della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), che si occupa di diritti LGBTIQ, delle donne, della minoranza cristiana, dei detenuti, e delle violazioni dei diritti civili e politici in Egitto. Da settembre segue il Master europeo sugli studi di genere “GEMMA” a Bologna, e vive in Italia con regolare permesso di soggiorno per studio.
Il 7 febbraio 2020 è stato arrestato e preso in custodia dal NSI (settore investigativo della Sicurezza Nazionale Egiziana) all’aeroporto del Cairo, al suo arrivo dall’Italia. Scomparso per 24 ore e interrogato in assenza dei suoi difensori, secondo le dichiarazioni dei suoi avvocati sarebbe stato sottoposto a percosse, elettroshock e continue minacce. Il giorno seguente, la procura di Mansoura ha convalidato la custodia cautelare per 15 giorni, dichiarando che su Patrick pendeva un mandato d’arresto già dallo scorso settembre. Nell’udienza del 15 febbraio 2020 il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso dei difensori, confermando la misura cautelare fino alla prossima udienza del 22 febbraio.
Le imputazioni a suo carico sarebbero di “pubblicare voci e informazioni false volte a disturbare la pace sociale e provocare caos” (articolo 102 bis del Codice penale), “incitamento alla protesta senza autorizzazione delle autorità competenti con lo scopo di minare l’autorità statale” (articolo 18 della “Protest law”), “aver chiamato a rovesciare lo Stato” (articolo 87 del Codice Penale), “gestire un account social che mira a mettere in discussione l’ordine sociale e la sicurezza pubblica” (articolo 27 della “Cybercrime law”) e “incitamento a commettere violenza e reati di terrorismo (articolo 28 della “Anti-Terrorism law”)”. Queste accuse vengono comunemente usate per ostacolare le azioni di giornalisti e difensori dei diritti umani in Egitto e possono portare alla condanna fino a 13 anni di carcere.
In Egitto, secondo i dati forniti dal Committee for Justice, solo nel periodo compreso tra agosto 2017 e agosto 2018, 1989 persone sono scomparse forzatamente. Le persone ricomparse spesso rivelano di essere state sottoposte ad arresti arbitrari, in violazione di legge ed in condizioni disumane e degradanti, con pratica della tortura in aperta violazione dei trattati internazionali sui diritti umani e dell’articolo 54 della Costituzione egiziana, che prevede il diritto dell’arrestato a conoscere le accuse a suo carico, a contattare famigliari e un avvocato, a essere portato davanti all’autorità giudiziaria entro 24 ore, e il divieto di compiere atti di indagine in assenza del suo avvocato. Tale trattamento viene riservato soprattutto ai difensori dei diritti umani ed agli oppositori del regime, o presunti tali.
La tortura è “sistematicamente praticata in Egitto”, e specificatamente dopo arresti arbitrari di massa – praticamente da tutte le forze di polizia, nell’indifferenza o con l’appoggio di procuratori e giudici, secondo quanto si afferma nel rapporto A/72/44 del Comitato ONU contro la tortura del 2017. Tale trattamento viene riservato soprattutto ai difensori dei diritti umani ed agli oppositori del regime, o presunti tali.
Il rapporto di Human Rights Watch del settembre 2017 “We Do Unreasonable Things Here. Torture and National Security in al-Sisi’s Egypt” documenta come le forze di sicurezza, in particolare i funzionari dell’Agenzia di Sicurezza nazionale, che fa capo al Ministero dell’Interno, facciano ricorso a tortura per forzare i sospetti a confessare o condividere informazioni, oppure per punirli.
Dalle dichiarazioni rilasciate dai suoi legali, emerge che tali informazioni di carattere generale risultino confermate anche per quanto riguarda la situazione individuale di Patrick George Zaky, in particolare per quanto riguarda la tortura, la detenzione arbitraria e in condizione disumane e degradanti, la violazione del diritto alla difesa.
Patrick George Zaky è un difensore dei diritti umani. La sua scelta di intraprendere il Master europeo sugli studi di genere è già di per sé una scelta coraggiosa, in quanto cittadino di un Paese che ritiene tali tematiche contrarie alla morale e minaccia quanti apertamente sostengano il diritto alla non discriminazione sulla base del proprio orientamento sessuale. Il diritto allo studio è un diritto fondamentale che non può essere criminalizzato. Il diritto a lottare per l’affermazione dei diritti umani è un diritto fondamentale che non può essere criminalizzato.
Anche se, a differenza di Giulio Regeni, Patrick George Zaky non è cittadino italiano, è preciso dovere delle autorità italiane accertarsi delle sue condizioni, sia in quanto regolarmente residente in Italia, sia in quanto difensore dei diritti umani, sia in ragione della giurisdizione universale sul reato di tortura.
L’ambasciatore italiano ha tutti gli strumenti a disposizione per intervenire attivamente in questa fase per accertarsi delle effettive condizioni di salute di Patrick George Zaky e per chiederne la immediata liberazione, ed è imperativo che si attivi immediatamente, applicando le linee guida dell’Unione Europea e quelle OSCE sui difensori/e dei diritti umani. Inoltre vale la pena ricordare che l’Italia oggi siede al Consiglio ONU sui Diritti Umani e che per giustificare la sua candidatura aveva preso l’impegno di sostenere ed appoggiare i difensori dei diritti umani: ora è il tempo di dimostrarlo!
Esprimendo la nostra piena solidarietà famigliari alla famiglia e ai colleghi di Patrick George Zaky, chiediamo alle Autorità italiane di intraprendere con urgenza le seguenti azioni:
  • Che le Autorità italiane impegnino immediatamente la rappresentanza diplomatica affinché si attivi seduta stante a tutela di Patrick George Zaky in quanto difensore dei diritti umani da tempo residente nel territorio italiano ed ivi impegnato in attività di studio e di ricerca, al fine di accertare immediatamente le condizioni di salute e la sottoposizione a torture di Patrick George Zaky; se effettivamente è nelle condizioni di esercitare il diritto a una difesa effettiva nel procedimento penale in cui è indagato, chiedendone la sua immediata liberazione, e, ove risulti accertata la sua persecuzione in ragione delle attività di studio e di affermazione dei diritti umani svolte in Italia, vogliano assicurare la sua immediata protezione;
  • Che, nel caso ogni attività di accertamento delle attuali condizioni di salute e di detenzione di Patrick George Zaky venga ostacolata da parte delle autorità egiziane, le autorità italiane vogliano procedere all’immediato ritiro dell’ambasciatore;
  • Che venga fornito immediato supporto ai famigliari di Patrick George Zaky e venga loro assicurato il diritto di visita al figlio;
  • Che la rappresentanza diplomatica italiana in Egitto assicuri assistenza alle/agli avvocate/i delle associazioni aderenti a “In Difesa Di” e firmatarie al fine di poter incontrare i difensori di Patrick George Zaky
Associazioni firmatarie
ACLI
ARCI
AIDOS
AOI
ASGI
CISDA
Giuristi Democratici
Human Rights International Corner ETS
Cultura è Libertà
Lega per i diritti dei Popoli
Operazione Colomba
Un Ponte per
Q Code
Osservatorio Avvocati Minacciati (UCPI)
Rete della pace
Associazione per la Pace
AUSER
Movimento Europeo
Usacli
Unione degli Universitari
MIR (Movimento internazionale per la Riconciliazione)
Movimento Nonviolento
Antigone

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