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Libro: Lettera ai cappellani militari. Lettera ai giudici, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2017

Diadmin

Lug 4, 2017
don lorenzo milani

Nel febbraio 1965 alcuni cappellani militari in congedo della Toscana emisero un comunicato stampa in cui definivano l’obiezione di coscienza “espressione di viltà”. Don Milani intervenne con una lettera pubblica nella quale chiedeva il rispetto per coloro che accettavano il carcere a causa dell’ideale della nonviolenza. Questo scritto è un excursus sugli ultimi cento anni della storia italiana. La lettera venne inviata ai giornali, ma fu pubblicata soltanto del settimanale comunista “Rinascita”, il 6 marzo 1965. Dieci giorni dopo Milani, assieme al direttore del periodico Luca Pavolini, venne denunciato da sei ex combattenti per incitamento alla diserzione e vilipendio alla Forze amate.

Nell’impossibilità di partecipare al processo per l’aggravarsi del tumore che lo portò poi alla morte, Milani scrisse una memoria difensiva che inviò al Tribunale di Roma il 18 ottobre. In esso l’obiezione è lo spunto per un discorso più ampio, volto all’impegno civile individuale. Al motto fascista “Me ne frego”, Milani opponeva “I care”, cioè “mi preoccupo, mi importa”, scritto sui muri della scuola di Barbiana e spingeva i giovani a cercare non solo il senso della legalità ma anche la volontà di leggi migliori.

Questi due scritti sono quindi un manifesto contro l’obbedienza cieca e un atto d’accusa contro la deresponsabilizzazione dell’esecuzione di ordini impartiti da un’autorità.

Il 15 febbraio 1966 Milani fu assolto “perché il fatto non costituisce reato”, ma a seguito del ricorso dell’accusa due anni dopo il verdetto fu ribaltato: cinque mesi a Pavolini, mentre per don Milani, deceduto il 26 giugno 1967, il reato fu “estinto per morte del reo”.

Della due lettere sono state stampate in questi cinquantadue anni molte edizioni. Perché allora questa nuova ristampa? Perché qui il curatore Sergio Tanzarella si è fatto carico di contestualizzare i due scritti e di fornire un apparato di note che aiuta il lettore, orientandolo a capire riferimenti e citazioni di avvenimenti della storia italiana con i quali potrebbe non avere familiarità. Inoltre nella postfazione il curatore ricostruisce lo svolgersi del processo, anche grazie alla consultazione di materiali inediti, quali le carte processuali e i carteggi che Milani tenne, tra gli altri, con Aldo Capitini.

Sergio Albesano

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