Milano, un racconto

Milano, un racconto

“E con un P.S.” – Vale la pena di parlare ancora della manifestazione PEOPLE – PRIMA LE PERSONE, di sabato 2 marzo a Milano. Qualche considerazione, per sottolineare aspetti politici importanti.

Quello che mi ha colpito, partecipando, è stato il carattere assolutamente nonviolento dello svolgimento dell’intera giornata. Quindi voglio fare un plauso agli organizzatori e a tutti i partecipanti.

La partecipazione è stata straordinaria, al di là di ogni previsione. La Questura ha confermato “più di 200 mila persone”. E questo, il dato numerico, è già una grande cosa. Ma non è la sola, e forse nemmeno la più significativa.

È importante anche sottolineare la genesi della manifestazione. Nata come proposta milanese/lombarda delle Acli locali, con un testo breve, chiaro, comprensibile, hanno iniziato ad arrivare le adesioni, che si sono via via moltiplicate, fino a farla diventare, di fatto, una manifestazione a carattere nazionale, che avrebbe visto una larga partecipazione (infatti la conclusione inizialmente prevista nel piazzale della Stazione Centrale, è stata poi spostata in piazza del Duomo).

La risposta spontanea, cresciuta dal basso, ha trasformato la manifestazione stessa.

Da registrare anche che la stragrande maggioranza delle presenze era di gente arrivata spontaneamente, in modo non organizzato, senza associazioni o partiti di riferimento. Certo, c’erano anche partiti presenti e tantissime associazioni, con i loro colori di riferimento (da notare che qui hanno ripreso il loro significato originario: il giallo di Amnesty e Legambiente, il verde dei Verdi, il nero degli anarchici, il rosso del sindacato). Ho notato anche qualche sparuta bandiera del PD, e mi sono rallegrato nel vedere che non è stata fischiata, ma accolta con piacere, come si fa con chi manca da tempo da casa.

Le duecentomila persone che arrivavano al punto di partenza a Palestro e Porta Venezia, hanno riempito tutti gli spazi disponibili, invadendo, di fatto, tutto il percorso della marcia. Chi era sul posto, per la partenza alle 14, ha dovuto attendere fino alle 16 prima di mettersi in moto. L’attesa è stata tranquilla, paziente, senza registrare nessuna intemperanza, nonostante la calca. Tutti fermi, cogliendo l’occasione per conoscersi, parlarsi, offrirsi panini e acqua.

Poi il corteo è riuscito a partire. Furgoni con altoparlanti diffondevano musica, le colonne sonore della giornata, anche nazional popolari, come “Maledetta primavera” e “Non sono una signora”, scelta stravagante, ma dall’effetto strepitoso di provocare cori a squarciagola. Bello e divertente.

Durante il corteo (che ho cercato di percorrere in lungo e in largo per avere una visone il più possibile completa dell’insieme), ho registrato solo slogan in positivo, alcuni anche ironici, ma non ho udito nessun coro arrabbiato, violento, offensivo. Nessun vaffa, nessuna invocazione di rottamazioni o ruspe. Il governo, con i due partiti gialloneri, e i loro capi vicepresidenti, praticamente ignorati, non pervenuti: scelta felice, abbiamo altro da fare, dobbiamo prima pensare alle persone, poi la vecchia politica securitaria e sovranista la vinciamo ignorandola. Bravi, così si fa.

La presenza della polizia è stata discreta, quasi defilata, in molti punti del corteo assente, anche davanti a banche e bancomat, utilizzati solo per prelievi e non per vandalismi. I negozi tutti aperti, e ai balconi o alle finestre delle vie percorse, spesso dei cartelli di saluti, o milanesi affacciati ad applaudire e fare foto.

Infine, ottima la conclusione davanti alla stupenda facciata del Duomo. A prendere la parola è stato solo il Sindaco di Milano, che ha dato il benvenuto a nome della città, e ha ringraziato i partecipanti. Scelta sobria, che ha evitato la solita imbarazzante corsa alla conquista del palco. Niente capi tribù, questa volta, finalmente i veri e unici protagonisti sono stati i partecipanti.

Insomma, una manifestazione dai caratteri nonviolenti, che fa ben sperare nell’avvio di una stagione della buona politica.

Mao Valpiana

presidente del Movimento Nonviolento

4 marzo 2019

P.S. Nelle brevi note mi sono limitato agli aspetti di comportamento dei manifestanti e alle scelte di forma data dagli organizzatori. Per questo mi sono sentito di definirla come una manifestazione nonviolenta. Non ho invece affrontato le questioni legate ai contenuti. Avrei avuto bisogno di molto più spazio. Certo, l’appello di convocazione era assolutamente condivisibile, tant’è che il Movimento Nonviolento ha aderito con convinzione, a partire dal titolo Prima le persone (concetto evangelico «Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»). Tuttavia nel corso della manifestazione sono emersi con forza i contenuti di solidarietà, accoglienza, giustizia, diritti e le tematiche ambientali, mentre ancora una volta sono risultati assenti i riferimenti espliciti al bisogno di disarmo, agli sprechi delle spese belliche, alla necessità di superamento degli eserciti e della difesa militare. Non è questa una critica a nessuno, se non un richiamo a noi stessi, al movimento per la pace, che deve trovare il modo di avere voce più forte e saper coordinare la sua presenza visibile in appuntamenti importanti come era quello di Milano.

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