Modena: Nonviolenza e buone relazioni

Modena: Nonviolenza e buone relazioni

Laboratori nella scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado promossi dal Movimento Nonviolento e dal gruppo“Amici della Nonviolenza” di Modena nell’anno scolastico 2017-2018

Il Centro territoriale di Modena del Movimento Nonviolento, insieme al gruppo “Amici della Nonviolenza”, sta promuovendo da tre anni Laboratori nella scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado per tentare di portare la teoria e, soprattutto, la pratica della nonviolenza nei contesti di vita delle persone e, in questo caso, dei ragazzi….”per riflettere e sperimentare concretamente ed insieme le possibilità di agire nelle relazioni e nella società in modo rispettoso, equanime, di riconoscimento e valorizzazione delle differenze in modo da “promuovere il libero sviluppo e pensiero di ciascuno in armonia con il bene di tutti…”

Abbiamo scelto per la conduzione dei Laboratori una metodologia attiva basata su tecniche esperienziali quali il Teatro Sociale e di Comunità, il gioco, il lavoro di gruppo, il brainstorming, ecc. aderendo il più possibile ai contesti di vita dei ragazzi.

Abbiamo in questo modo provato a “tradurre” il pensiero nonviolento in contenuti pratici e metodologie applicate che permettessero ai ragazzi di sperimentare concretamente come l’utilizzo di alcune tecniche consenta di gestire in modo costruttivo le relazioni difficili/conflittuali.

 

I Laboratori proposti sono inseriti nei circuiti territoriali educativi proposti alle Scuole dall’Agenzia MEMO (Multicentro Educativo Sergio Neri di Modena) e sono stati attivati su richiesta e dopo un confronto con i docenti di riferimento.

 

L’esperienza nelle classi di scuola secondaria di primo grado

 

La cooperazione, la condivisione, l’ascolto sono stati i punti fermi su cui ha ruotato l’intera esperienza laboratoriale composta da un totale di quattro ore, suddivise in due mattine a distanza di almeno una settimana l’una dall’altra.

 

La metodologia che abbiamo deciso di adottare è stata modellata sulla base dell’incontro preparatorio avuto con l’insegnante di riferimento. In questa sede sono state raccolte alcune informazioni sul gruppo classe e si è deciso di concentrare le giornate di laboratorio soprattutto su tecniche di lavoro di gruppo e dinamiche di gioco.

 

 

 

 

 

 Le attività proposte suddivise nelle varie giornate sono le seguenti:

 

– Primo incontro – 4 ore:

  • Conoscenza dei ragazzi e dei formatori
  • Gioco di presentazione in cerchio e giochi vari di gruppo: presentarsi al gruppo con un gesto, un suono, un movimento
  • Commenti e riflessioni in cerchio
  • Giochi vari sulla fiducia in coppia: “tunnel della fiducia” e “il cieco”
  • Commenti e riflessioni in cerchio
  • Gioco sulla responsabilità: le andature
  • Commenti e riflessioni in cerchio
  • Divisione in gruppi e organizzazione lavori per il prossimo incontro (rappresentazioni teatrali di situazioni conflittuali prese dal quotidiano)
  • Conclusioni e saluti

 

– Secondo incontro – 4 ore:

  • Saluti e giochi vari di riscaldamento (riprendendo quelli sperimentati nel primo incontro)
  • Commenti e riflessioni in cerchio

 

  • Rappresentazioni teatrali situazioni quotidiane di conflitto
  • Analisi, commenti e nuove interpretazioni delle scenette (metodologie del teatro dell’oppresso)
  • Conclusioni e saluti

 

Verifica e analisi materiali raccolti durante i laboratori (foto, video, cartelloni, ecc.) e rielaborazione esperienza tra formatori con eventuale coinvolgimento degli insegnanti. 

 

Nelle giornate formative abbiamo anche proposto la visione del video “Nashville” riguardante l’importante esperienza di lotte nonviolente per il riconoscimento dei diritti civili dei neri negli Stati Uniti.

 

Il video è stato commentato con i ragazzi in particolar modo relativamente ai temi dell’impegno, della preparazione, della determinazione e della coesione da mettere in campo per realizzare obiettivi di giustizia sociale con metodi e tecniche riconducibili alla nonviolenza.

 

 

 

 

 

Brevi conclusioni:

I ragazzi hanno interagito bene con i formatori; dai comportamenti e dalle loro parole è stato appurato che i laboratori sono stati divertenti e molto apprezzati. Inoltre è da notare come la maggior parte dei ragazzi abbiano compreso le principali finalità del percorso laboratoriale e cioè quella di sperimentare relazioni e dinamiche di gruppo positive o negative che siano, dando spazio e concretezza alle proprie emozioni e sensazioni. Hanno sperimentato anche i diversi effetti che si possono ottenere in risposta a reazioni differenti, valutando che comportandosi in modi diversi si possono ottenere risposte diverse dagli altri e da sé stessi.

Durante i giochi è stato interessante osservare le personalità “forti” presenti nel gruppo classe, i rapporti di gioco ma anche conflittuali tra i compagni, l’insegnante che si è messa in gioco con i suoi alunni.

Da ultimo è significativo riportare un breve elenco con alcune parole emerse dai ragazzi e dall’insegnante al termine del laboratorio:

Bullismo, Giochi di Teatro,Verità,Gentilezza, Pace, Razzismo,    Illusione, Delusione, Ascolto, Amicizia, Mare……

 

 

Riflessioni sull’esperienza

L’esperienza ci ha consentito di “portare” e riflettere sui temi della nonviolenza in contesti molto vicini alla vita quotidiana dei ragazzi e molto vicini alle loro esperienze quotidiane.

Affrontare questi temi in modo dialogico, aperto ed esperienziale consente di andare oltre ruoli e appartenenze che possono rappresentare a volte un ostacolo alla libera espressione e manifestazione di pensieri, convinzioni, idee.

Il gioco e l’esperienza concreta hanno consentito una de-strutturazione dei ruoli e delle relazioni consuete e di sperimentare modalità altre e differenti di relazione con i compagni.

 

Temi emersi, aspetti della nonviolenza che ci ispirano nella progettazione dei Laboratori e su cui orientiamo le riflessioni:

  • La nonviolenza è prima di tutto azione, sperimentazione, cambiamento nelle relazioni…Sperimentazione anche di come ci si sente quando vi è la possibilità di esprimere liberamente i propri pensieri, le proprie sensazioni e percezioni… la Nonviolenza è anche libertà…
  • La nonviolenza è coraggiosa: esige metodo, impegno, volontà. Non è mai passiva ma comporta un’attiva determinazione e scelta.
  • Nelle scelte di nonviolenza vi è anche il coraggio di confrontarsi con la realtà: dei ragazzi, della società, dei linguaggi, dei costumi….
  • La violenza è anche strutturale, culturale, agisce nei sistemi sociali e giunge nelle menti delle persone: riconoscere i meccanismi che stanno alla base della violenza e, soprattutto, riconoscere il contributo che ognuno di noi (seppur involontariamente) fornisce al perpetuarsi di questi meccanismi diventa fondamentale per interrompere la spirale della violenza
  • Agire e riflettere insieme sull’agito consente inoltre di “toccare con mano” quanto gli stereotipi culturali, i pregiudizi, l’humus culturale che quotidianamente respiriamo influiscano in modo significativo sulle relazioni e sulle scelte personali, anche dei ragazzi.

 

Nelle immagini che accompagnano questo testo, la sintesi dei temi emersi nelle discussioni dopo le rappresentazioni.

 

Da insegnanti e ragazzi è emersa la richiesta di rendere continuativo questo percorso in modo da permeare maggiormente le relazioni all’interno delle classi e poter essere almeno discussi e problematizzati come possibilità di gestire le situazioni all’interno delle classi.

 

 

L’esperienza nelle classi di scuola primaria

 

Nonviolenza “primaria” è partecipazione

 

Fare esperienza di nonviolenza in modo laboratoriale nella scuola primaria: secondo anno di sperimentazione. E la nostra soddisfazione cresce.

In quest’anno scolastico appena passato abbiamo avuto la possibilità di far pratica in tutte e tre le quarte di una scuola pubblica e in una quarta di una scuola parificata. I laboratori, inseriti nei circuiti territoriali educativi proposti dall’Agenzia MEMO (Multicentro educativo “Sergio Neri” di Modena), sono stati scelti dalle insegnanti interessate. Si è trattato di due incontri per ogni classe con durata di un’ora e tre quarti ognuno a una settimana di distanza l’uno dall’altro. Prima dell’attività in ogni classe, c’è stato un incontro fra noi e le insegnanti in modo da chiarire le caratteristiche dei bambini da incontrare e le esigenze rispetto al tema del conflitto e della violenza. Alla fine di ogni coppia di incontri abbiamo raccolto per iscritto i commenti delle maestre rispetto all’attività svolta.

 

Nell’impostare il lavoro in classe abbiamo sempre tenuto fermo l’obiettivo di proporre “qualcosa di concreto”, cercando il più possibile di evitare che i discorsi nostri e degli scolari potessero sfociare in stereotipi relativi alla pace. Giorni prima di recarci in aula, si è chiesto alle maestre di far scrivere ad ogni alunno, su un foglio anonimo, che cosa non lo faccia star bene in classe: così si è potuto ‘toccare’ dalle parole dei bambini quelle che loro riconoscono come le proprie sofferenze, specie rispetto ad altri compagni, in modo da poter poi noi prestare maggiore attenzione a queste situazioni durante lo svolgimento delle attività. L’esperienza personale è ritornata anche quando è stato chiesto ad ogni alunna/o di indicare per iscritto, in forma anonima, un proprio conflitto vissuto. La due-giorni è stata incentrata su due temi esplicitati ai bambini: l’ascolto e la fiducia.

 

Tutte le attività svolte hanno previsto l’intervento parlato di ogni alunna/o. L’ascolto è stato vissuto attraverso giochi di presentazione e di riconoscimento dell’altro (i propri gusti, i propri sentimenti e pensieri, le qualità positive dell’altro compagno), la recita di dialoghi di conflitto e poi di accordo su situazioni predefinite e su situazioni ricavate dall’esperienza un po’ “riveduta” di un bambino della classe, l’esercizio fisico fra i corpi, l’ascolto di una storiella e di una favola. La fiducia è stata “messa alla prova” da un gioco fisico che ha fatto da ‘cartina di tornasole’ relativamente al livello delle relazioni interpersonali presenti in classe. In mezzo a tutto questo si è accennato a cos’è la nonviolenza, a Gandhi, alle caratteristiche del conflitto (escalation, catena o interiorizzazione). Alla fine si è conclusa l’attività con l’esposizione della bandiera della pace e la consegna a ogni bambino di una piccola bandiera della pace in carta con indicato sopra l’art. 11 della Costituzione: questo per parlare del legame tra l’azione personale e la collettività.

 

Gli alunni si sono mostrati interessati, attivi e liberi. Alla fine dell’esperienza sono parsi vivaci e felici. In qualche caso l’attività ha “portato al pettine” in modo evidente tensioni interiori ed esteriori vissute da alcuni bambini e questo è stato giudicato molto positivamente dalle insegnanti. A loro giudizio questi laboratori hanno avuto il pregio di aver attivato in tutti gli alunni il senso di partecipazione, anche in quelli che di solito non intervengono molto in classe perché timidi. È proprio della nonviolenza spingere alla socializzazione e, quindi, alla collaborazione, evitando la passività nel conflitto e stimolando la parte più positivamente attiva del carattere. Ci auguriamo di aver un po’ “allenato” questa capacità durante le attività proposte nelle classi. Al momento, comunque, non sappiamo se tutto quanto abbiamo vissuto sia davvero la meta che desideriamo rispetto all’attività con bambini della scuola primaria: ci diamo appuntamento al prossimo anno scolastico di sperimentazione e alle cose che da esso emergeranno.

 

 

 

Elaborazione collettiva del gruppo che ha progettato e lavorato nella scuola primaria e secondaria di primo grado – anno scolastico 2017-18:

Nicoletta, Gabriella, Elisa, Rossella V., Rossella P., Franca, Irene, Enrico, Giaco

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