Onore a Sandro Canestrini il nostro avvocato difensore

Onore a Sandro Canestrini il nostro avvocato difensore

L’editoriale di Mao Valpiana – il 5 marzo, all’età di 97 anni, è morto l’avvocato Sandro Canestrini, il nostro storico presidente onorario. Lo ricordiamo con grande riconoscenza e affetto. Pubblichiamo in anteprima l’editoriale di Azione nonviolenta a lui dedicato, e una sua breve biografia.

Una vita per il diritto e la libertà

La notizia è arrivata il 5 marzo: è morto Sandro Canestrini. Siamo ancora in tempo per fermare le macchine con la rivista già in stampa. L’editoriale va riscritto. Bisogna rendere il giusto omaggio alla memoria del nostro storico avvocato, dedicando a lui il numero monografico sui difensori dei diritti umani.

Sandro Canestrini, classe 1922. Ha partecipato alla resistenza antifascista, e poi dal 1948 è stato iscritto all’ordine degli Avvocati di Rovereto. Ha sempre coniugato impegno politico con impegno professionale (è stato consigliere regionale per il P.C.I. e poi per la Nuova Sinistra – Neue Linke con Alexander Langer). Con la sua criniera bianca, sempre impeccabilmente pettinato, era un leone nelle aule dei Tribunali. Colleghi, giudici, avversari gli portavano il meritato rispetto. Era anche un bell’uomo, Canestrini, alto, fiero, quasi aristocratico, ma affabilissimo nei modi di fare. Ha condotto le battaglie processuali più difficili, dal disastro del Vajont alla strage di Stava, il primo maxiprocesso alla mafia, l’attentato di piazza Fontana, gli inquinamenti ambientali, la difesa dei “terroristi” sudtirolesi, sempre dalla parte delle vittime, dei più deboli, delle minoranze.

L’hanno definito “l’avvocato che vinceva le cause perse”.

Le sue arringhe sono memorabili (quella del Vajont durò 16 ore), piene di cultura, storia, citazioni di Gandhi, Socrate, Voltaire, Brecht.

È sul finire degli anni ’60 che si offre come difensore degli obiettori di coscienza al servizio militare. Patrocina le cause di disertori, renitenti, anarchici, e partecipa attivamente alla campagna per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza. È presente alle Marce antimilitariste, tiene i contatti tra il movimento e gli obiettori detenuti nelle carceri militari. Da allora la sua storia si intreccia sempre più con quella del Movimento Nonviolento.

Dal 1982 al 1990 organizza e guida il collegio di difesa degli obiettori fiscali alle spese militari: processi in tutta Italia, da Sondrio a Ragusa, a Roma in cassazione, per difenderli dall’accusa di “disobbedienza alle leggi di ordine pubblico”. Ci riuscirà. Alla fine ci sarà l’assoluzione per tutti. Poi difende i pacifisti messi alla sbarra nella lunga stagione di Comiso, le manifestazioni contro l’installazione dei missili nucleari, per le occupazioni della base militare. Lo troviamo al nostro fianco anche nei processi per i blocchi ferroviari contro il treno della morte che trasportava le armi per la prima guerra del Golfo nel 1991. Una infinita vicenda giudiziaria, che si protrarrà per 14 anni e si concluderà con una assoluzione piena e una bellissima sentenza che, diceva Canestrini, “andrebbe studiata sui banchi di scuola”. A lui piaceva moltissimo il contatto con i giovani, ai quali amava spiegare il senso del diritto e li sfidava con le traduzioni delle sue citazioni latine.

Al termine di tutti questi innumerevoli processi, non abbiamo mai visto una parcella. Anzi, Sandro allungava un generoso contributo “per le spese dell’organizzazione”. Assiduo lettore di Azione nonviolenta, cui è sempre stato abbonato, vi ha anche collaborato attivamente con la memorabile rubrica “Il megafono” (varrebbe forse la pena di raccogliere in una pubblicazione quei suoi scritti, sempre acuti e provocatori).

Con gli anni Sandro Canestrini si è avvicinato al Movimento non solo come difensore ufficiale, ma via via si è fatto persuaso della nonviolenza e ad un certo punto volle iscriversi e partecipare attivamente da “militante”. Dal 1994 al 1997 è stato eletto Presidente, e poi dal 1997 è stato nominato “Presidente onorario a vita”. La sua, infatti, è stata una vita intensa, interamente dedicata agli ideali “di pace, giustizia e libertà”, come ripeteva anche negli ultimi anni ritirato nella sua casa di Egna/Neumarkt circondata dalle amate montagne. La sua amicizia è stata un bene prezioso.


AVV. SANDRO CANESTRINI – breve biografia

Classe 1922, è stato membro della resistenza antifascista durante la seconda guerra mondiale.
Laureato all’Università degli Studi di Padova con Norberto Bobbio, è stato iscritto all’Ordine degli Avvocati di Rovereto per 66 anni, dal 1948 al 2014.
Fino agli anni ’80 è stato consigliere comunale e regionale per il P.C.I. e poi per la Nuova Sinistra – Neue Linke, coniugando impegno politico con impegno professionale. Ricordiamo le difese dei più deboli nei processi per il disastro del Vajont, in quello per la strage di di Stava, nel processo contro i “terroristi” sudtirolesi, nel primo processo per danni da inquinamento(che ha contribuito a definire il principio di causalità nel diritto penale come oggi inteso) delle cd. “macchie blu” nel 1967, nel primo maxiprocesso contro la mafia a Palermo, contro il boia nazista del campo di concentramento di Bolzano Michael Seifert. E’ stato l’avvocato di decine e decine di obiettori di coscienza al servizio militare (disertori, renitenti, politici, Testimoni di Geova), e degli obiettori fiscali alle spese militari, contribuendo alla soluzione legislativa e ad ottenere importanti sentenze di assoluzione.
Presidente onorario del Movimento Nonviolento, nel 1992 è stato nominato Trentino dell’anno per “essersi distinto per impegno, intelligenza, iniziativa e professionalità, a livello nazionale e internazionale, nella valorizzazione e nello sviluppo del territorio trentino”.
Nel 1993 è stato insignito dell’Ehrenkranz (“ghirlanda d’onore”) dello Südtiroler Schützenbund per la difesa dei diritti civili democratici. Nel 2003 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Erto e Casso perché “con grandissimo impegno e indiscussa capacità ha difeso la Comunità nel disastro del Vajont”.
Nel 2006 è stato insignito della Croce al merito del Tirolo per il suo impegno fattivo per i diritti umani. In occasione del suo 90esimo compleanno nel 2012 innumerevoli sono stati gli attestati di stima. Nel settembre 2012 il Comune di Egna/Neumarkt gli ha conferito l’anello d’onore per il suo impegno civile a favore della convivenza e per la difesa dei più deboli.
Si è ritirato dalla professione di avvocato nel 2014, a 92 anni. Attualmente vive a Egna/Neumarkt con la moglie Martha.

È morto il 5 marzo 2019, a 97 anni.

Pubblicazioni:
“Il processo di Milano nelle arringhe della difesa”, Vienna, 1966, (Ed. Europa Verlag, ristampa Edizioni Osiride, 2013);
“Legittima suspicione e minoranza etnica di lingua tedesca”, Varese, 1966;
“Vajont: Genocidio di poveri”, Firenze, 1969 (Ed. Cultura Editrice, ristampa Cierre Edizioni, 2003);
“Il potere repressivo. L’ingiustizia militare. Natura e significato dei processi davanti ai giudici in divisa”, Milano, 1973 (Feltrinelli);
“Bianco, rosso e grigioverde. Scrittura e ideologia delle Forze Armate italiane.” (coautore) Verona, 1974 (Bertani).
“Il Fanfani rapito” di Dario Fo, Appendice: L’ordine del professore (Bertani, 1975)
“Le istituzioni in Italia”, (coautore), Roma, 1976 (Ed. Savelli);
“I diritti del soldato. Introduzione e commento alla legge sui principi della disciplina militare.” (coautore) Milano, 1978 (ed. Feltrinelli);
“Come sempre, meno liberi.” Prefazione al testo sulle leggi speciali sull’ordine pubblico. (coautore) Verona, 1980 (ed. Bertani);
“La strage di Stava negli interventi della parte civile. Un processo alla speculazione industriale” (coautore), Trento, 1989 (ed. a cura del Collegio di difesa di parte civile alternativa, Tip. Rotaltype);
“Alto Adige. Ricominciare: 1945-1947”, analisi critica sui processi contro i collaborazionisti in Provincia di Bolzano, Bolzano, 2000 (ed. Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige- Cultura italiana).

  1. Avatar
    Valerio Minnella 7 Marzo 2019, 23:38

    Sandro Canestrini è stato il mio meraviglioso difensore nei primi anni ’70 (o meglio il difensore di tutto il Collettivo Abbaino, il primo collettivo politico di obiettori, che poi diede il via ad una pratica di obiezione collettiva e non più individuale, come era stata negli anni precedenti).
    Mi difese anche in altri processi contro la (in)giustizia militare e successivamente, nel ’77, in seguito alla chiusura, manu militari, di Radio Alice a Bologna.

    Eravamo legati anche da altre amicizie comuni e lo ricordo con un grandissimo affetto, anche se negli anni successivi ci siamo persi di vista; lo considero il miglior avvocato da me conosciuto e un uomo con un grandissimo cuore.

    Mi ricorderò sempre, quando nel ’72, di fronte al Tribunale Militare di Verona, mise letteralmente a rischio la sua professione, con una difesa irrituale (si tolse la toga e abbandono l’aula – cosa che un difensore non può assolutamente fare – rischiando la radiazione), perché scandalizzato dal comportamento dei giudici militari nei miei confronti.
    Questa sua azione però innervosì il collegio, non abituato ad avvocati non servili, e lo riportò a più miti consigli. Così mi salvò da anni di carcere per oltraggio.

    Sono davvero rattristato dalla “nostra” perdita.
    vm

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