• 26 Maggio 2024 21:13

Per un ABC della nonviolenza

DiDaniele Lugli

Ago 7, 2023

Daniele Lugli qualche anno fa è stato invitato da un amico, Francesco (Checco) Monini, a scrivere un alfabeto della nonviolenza per la testata online ferraraitalia, oggi “Periscopio”, che Checco dirige. Per corrispondere alla richiesta Daniele ha ripreso in mano un testo amato, “Attraverso due terzi del secolo”, la breve autobiografia di Aldo Capitini, e ne ha tratto alcune parole chiave. Si è fermato alla lettera C, scomponendola in tre significati. Per oggi, però, ci fermiamo alla B per chiudere questa breve rassegna la prossima settimana. Chi vorrà potrà andare avanti con l’alfabeto. Ad esempio, nella lettera D potremmo collocare Daniele.

Non sono capace di scrivere un breviario della nonviolenza. Non sono neppure nonviolento e non solo perché Capitini ci diffidava dal dirci tali. “Vi troveranno tutti i difetti! Al più ditevi amici della nonviolenza”.

Io sono, come riesco, un amico delle amiche e degli amici della nonviolenza. Tra loro Aldo Capitini. “Libero religioso e rivoluzionario nonviolento / pensò e attivamente promosse l’avvento / di una società senza oppressi / e l’apertura di una realtà liberata”, secondo l’iscrizione sulla sua tomba dettata da Walter Binni.

La definizione di nonviolenza, appresa da lui, è apertura all’esistenza, alla libertà, allo sviluppo degli esseri. Quindi converrà partire da apertura e, cominciato con la A, proseguire con la B e con la C. Ti propongo allora un ABC della nonviolenza, composto con piccole citazioni dal breve scritto autobiografico di Capitini diventato testamentario, “Attraverso due terzi del secolo”. Porta la data del 19 agosto 1968. Aldo è morto esattamente due mesi dopo. Quell’agosto, amici e famiglie con figli piccoli, eravamo al Centro Educativo Italo Svizzero, per un breve soggiorno comune a parlare di nonviolenza e a progettare iniziative. Piero Pinna telefonava per sentire se Capitini ci sarebbe venuto a trovare. Non venne. Non stava bene. Si preparava a un’operazione alla quale non sopravvisse. Ecco l’ABC che ricavo da quel breve scritto.

A come apertura

Nell’antifascismo: “ho sempre meglio chiarito per me e per gli altri che cosa significasse la più profonda apertura a tutti (sono stato colui che più ha usato nel periodo fascista il termine di ‘apertura’, anche nei libri allora pubblicati) … La mia provenienza era diversa, con un’apertura alle singole individualità e alla loro finitezza, con una severa considerazione dei mezzi rispetto ai fini, con la tendenza a vedere il rapporto intersoggettivo e la comunità di tutti anche oltre la realtà della vita e della morte… un’apertura, alla molteplicità del tu-tutti, della teogonia dell’atto gentiliano. Se i miei Elementi del ’37 potevano appartenere ad una letteratura esistenzialistica, per altro verso il richiamo al singolo era inquadrato, appunto in nome dell’’apertura’ e di una escatologia. Il libretto degli Atti della presenza aperta espresse, nella forma letteraria di salmi molto sintetici, questa posizione costruttiva di apertura. Dal 1931 al 1944 ha costituito il nucleo di una riforma, di limitata diffusione anche per le condizioni della dittatura, ispirata da una libera circolazione del gandhismo, in sintesi con elementi occidentali, da uno sviluppo dell’apertura anche nel campo di una nuova società.”

Dopo la Liberazione “indicai il lavoro religioso come consistente nella ripresa, nell’etica contemporanea, dei temi della mitezza, del perdono, della nonviolenza, e nell’apertura massima alla realtà di tutti, alla compresenza di tutti gli esseri… Le ragioni della critica storica neotestamentaria, l’utilizzazione di apertura anche nelle religioni istituzionali, il nesso della religione da un lato con la nonviolenza, dall’altro con la riforma della società, l’esigenza costante della libertà anche nella vita religiosa… Dal 1944 al 1968 ha fatto il più che ha potuto per creare strumenti di collaborazione sulla base dell’interesse religioso (Movimento di religione, Movimento per una riforma religiosa in Italia, religione aperta, Centro di orientamento religioso); ha delineato meglio gli aspetti teorici, dal tema dell’apertura al tema della compresenza, in libri, articoli e lettere di religione; ha diffuso anche opere di polemica religiosa (con Pio XII, sul battesimo, sul Concordato)”.

Con gli Atti della presenza aperta ricorda pure gli scritti Religione aperta e Educazione aperta.

B come basso (dal basso)

La mia spinta alla politica, viva fin dalla fanciullezza (e dico prima dei dieci anni), finalmente si veniva concretando, anche per opposizione alla dittatura, in una sintesi di libertà e di socialismo, criticando nel liberalismo la difesa dell’iniziativa privata capitalistica e nel socialismo vittorioso la trasformazione in statalismo non aperto al controllo dal basso e alla libertà di informazione e di critica per ogni cittadino, anche proletario”.

Dalla vittoria del fascismo una lezione per il futuro. La lezione era che bisogna preparare la strategia e i legami nonviolenti da prima, per metterla in atto quando occorre; e nessuno può negare che in Italia nel 1924, al tempo del delitto Matteotti, e in Germania nel 1933, una vasta e complessa azione dal basso di non collaborazione nonviolenta sarebbe stata occasione di inceppamento e di caduta per i governi”.

Negli anni Sessanta “Quando vedo lo sviluppo che hanno preso oggi tre temi a me cari e congiunti in unità: il rifiuto di ogni guerra, la democrazia diretta con il controllo dal basso, la proprietà resa pubblica e aperta a tutti; e vedo le crescenti discussioni circa i temi cattolici, penso che avessi ragione ad aspettare da un periodo post-fascista la piena utilizzazione del mio contributo… la democrazia diretta (o omnicrazia, come la chiamo), il controllo dal basso in ogni località e in ogni ente, i consigli di quartiere e i centri sociali, i comitati e le assemblee, la libertà di informazione e di critica, permanente e per tutti.

La rivoluzione nonviolenta e l’esempio di Dolci: “ho fatto conoscere a Danilo tutti i miei amici laici da Calamandrei a Bobbio, e tanti altri (egli era in partenza cattolico), l’articolazione dell’apertura religiosa e della non violenza, i miei articoli sul piano sociale e sul lavoro dal basso, mediante centri di educazione degli adulti e di sviluppo sociale… la cosa non era così semplice come pareva ad alcuni stalinisti nel primo decennio dopo la Liberazione; oggi, vista la rivoluzione violenta inattuabile e cresciuta l’esigenza di un’articolazione democratica in cui il ‘basso’ conti effettivamente, ferventi comunisti arrivano a scrivere la formula ‘socialismo e libertà’”.

 

Di Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948