Sogno una scuola…

Sogno una scuola…

Sogno una scuola che sappia camminare e sappia fermarsi.
Sogno una scuola che sappia sentire, ascoltare e ascoltarsi.

Sogno una scuola che sappia vedere, guardare, accorgersi.
Sogno una scuola che sappia pensare, far pensare e pensarsi.
Sogno una scuola che sappia cogliere, raccogliere e accogliere.
Sogno una scuola dove i bambini siano liberi di essere bambini.
Sogno una scuola che impari a giocare e che giochi ad imparare.
Sogno una scuola dove si insegni imparando e dove si impari insegnando.
E poi…
Sogno una scuola che inizi normalmente il primo giorno di scuola.
Sogno una scuola dove i docenti siano assegnati prima che inizi la scuola.
Sogno una scuola che pensi ai bambini come persone e non come numeri.
Sogno una scuola che quando parla di inclusione sia davvero inclusiva.
Sogno una scuola che quando lavora sulla diversità sia una scuola diversa.
Sogno una scuola che possa progettare a partire da certezze, anche se poche.
Sogno una scuola in cui non si usino gli acronimi e le parole dell’azienda.
Sogno una scuola che sappia essere cooperativa e non competitiva.
Infine…
Sogno una scuola che sappia riconoscersi negli occhi degli altri.
Sogno una scuola con gli “io” che si specchiano dentro il “noi”.
Sogno una scuola che si occupi dei volti e non si preoccupi dei voti.
Sogno una scuola che scriva “vogliamo” ma sbagli e legga “voliamo”.
Sogna una scuola che insegni a creare e non a crepare.
Sogno una scuola in cui si sogni insieme seriamente.
Sogno una scuola che sogni di cambiarsi davvero.
Sogno una scuola che sogni di cambiare la scuola.

P.S. Ho scritto al volo e in modo istintivo questo post dopo essere tornato da una lunga riunione di inizio anno scolastico ed essermi reso conto che i ritardi, i paradossi, le assurdità della scuola italiana continuano a rimanere sempre gli stessi. Insegnanti non ancora nominati, posti di ruolo non coperti interamente, posti di sostegno concessi pensando solo ai numeri da far tornare piuttosto che ai bisogni dei bambini e delle bambine con disabilità, promesse non mantenute di riduzione degli alunni nelle classi, distanziamento fra i banchi da mantenere ma anche no, ritardi nella predisposizione della piattaforma che dovrebbe controllare i Green pass, riunione con i genitori da svolgersi on-line piuttosto che in presenza, … Comincio a non credere più alle favole ma continuo a credere nei sogni, soprattutto in quelli sognati insieme. A questo punto, vale la pena che chiarisca cosa intendo con la parola “sogno”. Sognare una scuola vuol dire immaginare le persone, gli spazi, i tempi, le attività, i modi, le strategie. Sognare una scuola vuol dire non starsene fermi con le mani in mano ad aspettare che qualcosa o qualcuno cambi quasi per miracolo ma intervenire, criticare, proporre, collaborare, progettare, costruire… in un parola: rimboccarsi le maniche e fare la propria parte per cambiare, nel proprio piccolo… nonostante tutto. Sognare una scuola vuol dire darsi da fare per realizzare il sogno, tutti i giorni, insieme ai bambini e alle bambine.

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