Sollevare un ginocchio di qualche centimetro

Sollevare un ginocchio di qualche centimetro

“Allora Giacobbe chiamo’ quel luogo Peniel” – (Gn, 32, 31)

Due episodi che con la forza del simbolo mi sembra riassumano questo momento tragico dell’umanita’ e ci convochino a un impegno ineludibile.
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Il primo: un uomo giace a terra ammanettato, un agente delle forze dell’ordine gli preme un ginocchio sul collo, lo comprime col peso di tutto il suo corpo; l’uomo a terra dice che sta soffocando, l’altro non cessa di premere, la vittima perde i sensi, muore. Un altro agente tiene a distanza i passanti, qualcuno riprende la scena con un telefonino.
Bastava sollevare un ginocchio di qualche centimetro a salvare quella vita umana che si stava spegnendo. Queste immagini fanno il giro del mondo. Le guardo e mi sento sporco e colpevole: non si dovrebbe mai vedere la morte, non si dovrebbe mai permettere la morte.
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Il secondo: la Giunta per le immunita’ del Senato si esprime affinche’ un ex-ministro di un governo razzista non sia processato per un reato che ha evidentemente commesso; tra coloro che non hanno voluto votare affinche’ l’ex-ministro fosse processato, che non hanno voluto che la legge fosse uguale per tutti, vi e’ chi ha enunciato la seguente ragione: che la responsabilita’ di quel reato non era solo di quell’ex-ministro.
Come se il fatto che a commettere un crimine si sia in piu’ persone faccia si’ che quel crimine cessi di essere perseguibile. Con questo criterio non c’e’ piu’ motivo di processare nessun appartenente a un’organizzazione criminale, poiche’ i delitti che commette non li commette da solo. Con questo criterio neanche il genocidio e’ piu’ un delitto da contrastare e punire, poiche’ per commetterne uno occorre la partecipazione di piu’ persone.
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Cosa ci sta accadendo?
Che e’ vero che per i poteri dominanti le vite dei neri non valgono niente, non valgono niente le vite delle donne, non valgono niente le vite dei braccianti, non valgono niente le vite dei naufraghi, non valgono niente le vite degli esseri umani che la fame e le guerre costringono a una fuga infinita.
Che e’ vero quello che scrisse memorabilmente Primo Levi: “che il dolore e’ la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare”.
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Cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo contrastare questa mole di male che tutte e tutti ci opprime, questo diluvio di dolore che tutte e tutti ci minaccia e travolge, questa violenza pervasiva e abominevole che si nutre e si accresce annichilendo ogni bene, divorando la sostanza stessa del nostro consistere, la nostra umanita’.
Che a nessuno – a nessuna persona, a nessuna organizzazione, a nessuna istituzione – sia piu’ consentito violentare ed uccidere degli esseri umani.
Che prevalga finalmente la legge il cui primo principio e’ salvare le vite; il cui unico fine e’ soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Cessi l’Italia di produrre le armi che menano strage di esseri umani in Yemen come in tante altre parti del mondo.
Cessi in Italia la schiavitu’ e l’apartheid, e siano finalmente riconosciuti tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani che vivono nel nostro paese, come stabilisce la Costituzione della Repubblica.
Cessi la complicita’ italiana cogli aguzzini dei lager libici.
Cessi la strage degli innocenti nel Mediterraneo.
Siano abrogate le misure hitleriane dei due scellerati “decreti sicurezza della razza” e tutte le altre sciagurate misure razziste ed incostituzionali, a cominciare da quelle imposte dall’abominevole antilegge Bossi-Fini in poi.
Siano processati i membri del governo razzista che nel 2018-2019 ha commesso flagranti crimini contro l’umanita’.
L’Italia torni al rispetto della Costituzione repubblicana scritta col sangue dei martiri della Resistenza.
L’Italia adotti finalmente due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu’ in Italia: riconosca a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro; riconosca il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.
L’Italia torni alla legalita’ che salva le vite, e si adoperi finalmente nel consesso internazionale per la pace, il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti; si adoperi finalmente per il dialogo, la cooperazione, il diritto e la liberazione dei popoli; si adoperi finalmente per la difesa nitida e intransigente dei diritti umani di tutti gli esseri umani; si adoperi finalmente affinche’ cessi l’antipolitica della violenza e inizi la politica della nonviolenza, la politica del bene comune dell’umanita’.
Siamo una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.
Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo
Viterbo, 28 maggio 2020

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