Una goccia dolce di speranza per lo Yemen

Una goccia dolce di speranza per lo Yemen

Qualche bomba in meno sugli yemeniti: l’Italia ne vieta, dopo una sospensione, definitivamente l’invio. La fabbrica di Bombe RWM Italia fa ricorso. Intanto possiamo essere soddisfatti della decisione presa. La situazione dello Yemen resta comunque disperata.

Ne so solo quello che leggo sulla stampa. Ricordo che circa un anno fa a Monaco – Conferenza sulla sicurezza, 14-16 febbraio – tra i 10 conflitti da fermare urgentemente lo Yemen – bombardato, affamato, in preda al colera, e al covid oggi possiamo aggiungere – è secondo solo all’Afghanistan. Il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti si va estinguendo e pure appare in diminuzione quello dell’Arabia Saudita, a fronte delle offensive degli huthi, alla presenza di Al Qaeda, alla dichiarazione di autonomia da parte del Consiglio di transizione del sud. In tanta amarezza c’è un a nota dolce. Si tratta infatti di miele. Ne leggo su Internazionale.

Miele e speranza. Una scintilla di ottimismo nella guerra civile dello Yemen

“Se solo combattiamo gli uni contro gli altri e tutti vogliono la loro strada, perderemo tutti”.

In un articolo ripreso da Der Spiegel International leggo di una provincia, Shabwa, grande il doppio dello stato tedesco dell’Assia, con una popolazione 700.000 abitanti. Vedo che l’Assia è di 21mila km², con 6 milioni di abitanti. Per raggiungere le dimensioni della provincia Yemenita dobbiamo dunque sommare Lombardia (24mila km²) e Lazio (17mila km²) per un totale di 41mila km². La somma delle popolazioni di Lombardia (10 milioni) e Lazio (6 milioni) fa 16 milioni. Aggiungo un ultimo confronto: Yemen, 528mila km² con 24 milioni di abitanti, Italia, 302mila km² con 60 milioni. È dunque una provincia arretrata e dimenticata, anche per gli standard dello Yemen, leggo ancora. È una regione arida e montuosa, che si estende a sud fino alla costa. È riuscita a respingere tutti gli aggressori, è in gran parte autosufficiente e sta vivendo una ripresa senza precedenti. La città di provincia di Ataq, dove gli apicoltori e i venditori si incontrano ogni novembre, ospita circa 100.000 persone. Da lì miele di grande e differente qualità va in tutto il mondo. Una tanica da 10 litri del miglior miele vale 1.300 euro!

I doni del miele

Non solo un buon apporto all’economia viene da questa attività. Per l’annuale fiera mercato gli apicultori passano per territori controllati da forze tra loro in guerra, rispettati dalle opposte milizie. Anche tra loro ci sono divergenze non irrilevanti, ma la produzione di miele viene prima. Gli apicultori sono in stretta comunicazione e collaborazione tra loro per difendere dai pericoli i loro preziosi alveari. Ciò induce a una cura comune, che si estende anche agli agricoltori. È bene anche per loro che api in buona salute impollinino come si deve. Ecco che l’uso dei pesticidi va limitato e comunque comunicato. Parlano del miele ma è un messaggio che va oltre nella provincia investendo sempre più persone: “Se solo combattiamo gli uni contro gli altri e tutti vogliono la loro strada, perderemo tutti”. È solo una goccia in un mare di amarezza, ma forse per questo anche più preziosa.

Con i bimbi dello Yemen

Mi piace pensare di incontrare i bimbi dello Yemen e d’essere in grado di parlare con loro. Mi è già avvenuto in passato. Li ho pensati raccolti, curiosi e premurosi accanto all’avvoltoio Nelson, abbattuto come drone spia e poi curato e liberato. Ho immaginato di divertirli raccontando loro la storia della regina di Saba e dell’incontro con Salomone (Sulayman). Ora penso come sarebbe bello ricordare con loro che la sura XVI del Corano – un vero inno cosmico – è intitolata Le Api, AN-NAHL.

Leggiamo la sura XVI

Il nome deriva dal versetto 68, che leggiamo. 68. Ed il tuo Signore ispirò alle api: “Dimorate nelle montagne, negli alberi e negli edifici degli uomini. 69. Cibatevi di tutti i frutti e vivete nei sentieri che vi ha tracciato il vostro Signore”. Scaturisce dai loro ventri un liquido dai diversi colori, in cui c’è guarigione per gli uomini. Ecco un segno per gente che riflette.

Chiedo ai bambini: “Cosa vuol dire e negli edifici degli uomini? Dovete tenervi le api in casa? È questo che ha detto il Signore?”. Ridono: “Sono gli edifici fatti apposta dagli uomini: gli alveari. Sono fatti di legno. Li avete anche in Italia?”. Esaurisco subito le mie scarse cognizioni sull’argomento. Chiedo loro del miele e di quale preferiscono per colore, sapore intensità. E da dove derivano le differenze. Qualcuno, figlio di apicultore, mi sa dare le giuste risposte. Mi dice anche delle virtù curative. Potessero i bimbi addestrarsi come apicultori, rischiando qualche puntura, molto meno di quanto rischino – nell’immediato e per le conseguenze anche sopravvivendo – i loro coetanei trascinati a fare i bimbi soldato nelle opposte fazioni.

“Ma la più importante guarigione per gli uomini, non potrebbe essere la fine della guerra? Non è questo è il segno per gente che riflette?”. Vedo che sono d’accordo. È ora di merenda. Mi faccio consigliare il miele da mettere sul morbido, soffice pane yemenita, lahuh. Mi sembra di sentirlo. È squisito.

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