Lorenzo Porta: Saluto alle persone convenute al Congresso del Movimento nonviolento

Lorenzo Porta: Saluto alle  persone convenute al Congresso del Movimento nonviolento

In questi ultimi anni che si distinguono sotto diversi profili dagli anni del coinvolgimento a tempo pieno nelle campagne di lotta, a partire da Comiso, ritengo sia importante mantenere contatti, rafforzare legami e scambi di informazioni per riuscire a consolidare gli spazi di azione collettiva su questioni rilevanti dello spazio comune che condividiamo nella società civile, oggi estremamente frammentata e liquida, che assume forme istantanee e vaghe e sembra essere tenuta insieme da un’idea ondeggiante di globalizzazione che sta aggravando pesantemente le diseguaglianze, sia all’interno delle società occidentali, sia nei paesi che venivano chiamati ” in via di sviluppo”, che ora, in alcuni casi, sono diventati il motore di questo sviluppo.

Ringrazio Mao Valpiana per avermi incoraggiato ad essere presente di persona per illustrare brevemente un’iniziativa di costruzione dell’indipendenza politica a partire da ambiti della società civile nei terrritori dell’Autonomia Palestinese  e ad  Al-Quds, Gerusalmme est. L’inizitiva della Palestinian Neuroscience Initiative (PNI) animata da una coppia di giovani medici palestinesi, specializzati nello studio delle neuroscienze, Mohammad Herzallah e Joman Natsheh si caratterizza come un progetto che nasce nella società civile da parte di due giovani intellettuali che si formano nella professione su scala mondiale  ( il lato buono della globalizzazione), a contatto con gruppi di ricerca  provenienti da tutto il pianeta e che trovano proprio nel “cosiddetto nemico”, i collaboratori disponibili a condividere gli sforzi e le risorse per far conoscere un progetto.

Infatti il prossimo 4 giugno sarà proprio Alessandro Treves, fiorentino, fisico, ebreo, docente di neuroscienze presso l’Università SISSA di Trieste  a presentare  questa coppia di giovani palestinesi, con i quali collabora professionalmente, che da alcuni anni ha strutturato un piano di prevenzione e cura del disagio psichico, che ha il suo centro operativo nell’Università di Al-Quds nei Territori dell’Autonomia.                       L’ambito della sanità è centrale e il diffondersi di sofferenze psichiche nelle condizioni di vita nei Territori rende fondamentale un piano di medicina sociale in cui le persone assieme agli operatori specializzati possano cooperare per migliorare  la salute della popolazione. Questa inziativa non parte da un cartello di schieramenti politici, nel senso della politica dei politici, ma sorge dalla società civile e fornisce  spunti per la costruzione di un’indipendenza ed autonomia progettuale, fondamentali per mettere  le basi di un’ indipendenza politica.

Questo lavoro di prevenzione e cura coinvolge già migliaia di persone e crea quel fermento partecipativo nel quale si incontrano giovani intellettuali palestinesi che hanno un’esperienza internazionale con la popolazione locale di diverse  classi sociali, dalle più vulnerabili ai ceti medi. I collegamenti che Mohammed e Joman hanno creato scardinano i tradizionali schieramenti amico – nemico e nel contempo posseggono quella dose di realismo

che li rende coscienti del fatto che un progetto come questo, ed altri che sono nati e crescono in altri ambiti vitali come l’istruzione, la cultura, l’artigianato, possano  prendere forma e saldarsi  con un’idea di società che vuole rendersi indipendente in uno spazio geografico estremanente ristretto, in un’area gravida di conflitti dove gli schieramenti, le alleanze  tra le  nazioni e le  formazioni militari  (milizie di diversi orientamenti) sono molteplici e talvolta di difficile decifrazione.

La situazione politico-diplomatica nell’area vive una condizione  di stallo, di disinteresse  e assuefazione da parte  delle cancellerie occidentali e dell’Amministrazione  Trump in un anno importante in cui cade  il 50° anniversario dell’annessione dei territori della Cigiordania,  Gerusalemme est e Gaza  attuata da Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, in risposta alla coalizione armata dei paesi arabi confinanti che voleva attaccare Israele. 

Anzi, la politica estera dell’Amministrazione Usa, secondo importanti giornalisti del Guardian  può andare nella direzione di accendere conflitti contro l’Iran nell’area del Medio Oriente in netta controtendenza con la politica di Obama.   ( vedi l’articolo di  Anshel Pfeffer, Can Netanyahu Drive a Wedge Between Russia and Iran? In Ha -Haretz, 9 marzo 2017 link: 

http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.776343?=&ts=_1491516145405

Ma come sappiamo 500 importanti esponenti ebrei israeliani della società civile, artisti e persone impegnate hanno firmato un manifesto in preparazione di questa importante ricorrenza che cade nel giugno di     quest’anno : Gruppo S.I.S.O,  “Save Israel Stop the occupation!”. Link: https://www.siso.org.il/

Oggi in Israele e nei Territori fa discutere e litigare  il caso       dell’insediamento di Amona, una residenza dei coloni  dichiarata illegale      dalla Corte Suprema di Israele e che è stata smantellata.  Il governo sta        pensando di spostarla  in altra sede rompendo in questo modo il ventennale        congelamento degli insediamenti nei Territori dell’Autonomia Palestinese .

Il dibattito e la protesta è ben documentato nel giornale Ha-Haretz.

Il Medio Oriente è stato ed è ancora un’area attraversata da continue tensioni, cambi  repentini di schieramento, un luogo dove le opere pazienti di creazione di contatti tra  le parti in conflitto si infrangono nelle logiche militari  che mandano alla deriva anni di dialogo tra le parti in conflitto. Gli esempi sono moltissimi: l’ultima guerra di Gaza  del 2014 era evitabile,   gli accordi di Taba del 2001, infranti dalla logica  militare dei gruppi armati palestinesi e delle destre israeliane e l’elenco potrebbe continuare ( G. Bush Jr. stava diventando presidente Usa)

Le primavere arabe avevano aperto importanti orizzonti, ma vediamo che quella grande spinta di cambiamento è stata assorbita, depotenziata, repressa e, tranne che nel caso della Tunisia, ha visto un forte recupero del potere militare ( il caso terribile dell’Egitto e la repressione con decenni di detenzione per un’intera generazione di democratici del Movimento 6 aprile,   patrocinata dai militari al potere con a capo il presidente Al Sisi, tanto caro alle cancellerie occidentali, nonostante il caso Regeni e i tanti  “Regeni” , giovani egiziani stroncati dal carcere o ammazzati). La tragedia  siriana è invece una prova di terza guerra mondiale concentrata spazialmente ( coinvolge piu di 97 entità tra nazioni e milizie. Link: http://www.guerrenelmondo.it/?page=static1258218333

 

Questa attività che proponiamo all’attenzione del Movimento nonviolento          consolida la strada della creazione di progetti  che partono dalla società civile e         vogliono  aprire  le prospettive  di  costruzione di una società  partecipata fondata sull’agire comunicativo volto all’intesa.

Ma sappiamo anche che questi progetti  di pace costruttiva possono attuarsi  se  la società civile organizzata, e internazionalmente solidale, sarà in grado di      creare consenso, partecipazione, condivisione a livello internazionale e  locale affinché   gli effetti distruttivi delle logiche politico-militari incrociate non        riescano ad  azzerarli.

 

Lorenzo Porta , Cedas

(Centro di Document/azione sociale per la nonviolenza e i                                 diritti umani). Iscritto al Movimento nonviolento.

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