Afghanistan. Polemiche sul “Children Protection Act” e sull’abolizione della pedofilia

Afghanistan. Polemiche sul “Children Protection Act” e sull’abolizione della pedofilia

Il 9 dicembre scorso la camera bassa del Parlamento afghano, eletta interamente dal popolo, ha approvato una legge per la tutela dell’infanzia frutto di un iter travagliato, fortemente sostenuta dalla componente femminile e, all’esterno, dagli attivisti per i diritti umani.

Non è che il primo passaggio, poiché anche il parlamento afghano è bicamerale e non mancano le resistenze dell’ala conservatrice che ha minacciato di bloccare i lavori parlamentari. Per tale motivo dopo la prima approvazione è stata nominata una commissione composta da 10 membri per rivedere il testo e riferire poi in Parlamento.

Il “Children Protection Act” comprende 16 capitoli e 118 articoli che affermano i diritti fondamentali dei bambini quali l’identità, la registrazione alla nascita, l’istruzione, la salute, la libertà religiosa, la possibilità di crescere in sicurezza senza essere sfruttati nel lavoro o in guerra. Ma il punto più controverso è l’elevazione della minore età fino a 18 anni che, secondo gli oppositori, contrasta con la legge islamica e metterebbe definitivamente fuorilegge i matrimoni precoci e le pratiche sessuali con i giovanissimi.

La preoccupazione è molto concreta data la pratica assai diffusa dei Bacha Bazi, i “bambini per gioco” (bambini giocattolo?), consentita di fatto – al contrario dell’omosessualità che viene invece bandita – e sviluppata anche da leader politici e militari. Per la legge islamica, se il contatto sessuale con le donne è necessario alla procreazione ma può rendere impuri, quello con i ragazzi è invece sempre puro, ideale per ricavare piacere.

Con il Bacha Bazi i bambini e i ragazzi (fonti diverse identificano la fascia d’età negli 8-14 oppure 10-18 anni) vengono rapiti, oppure acquistati da famiglie consenzienti perché poverissime, e costretti a vestirsi in abiti femminili, a danzare e a sottostare a pratiche sessuali che, data la fascia d’età, si collocano sia nella pedofilia sia nella pederastia, quest’ultima nota e apprezzata culturalmente anche in un antico occidente. I ragazzi abusati non denunciano perché la legge non li proteggerebbe, anzi rischierebbero altre violenze o la loro stessa vita. È accaduto, infatti, che alcuni di essi siano stati condannati a morte per il reato di omosessualità, punito duramente in Afghanistan specialmente nelle aree rurali dove i capi villaggio hanno un potere assoluto.

Sul Bacha Bazi si è espresso recentemente anche il Parlamento Europeo, che con la risoluzione 2019/2981 del 16 dicembre scorso ha condannato duramente gli abusi sessuali sui bambini. Rinviando al testo integrale della risoluzione riprendiamo alcuni passaggi: “la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha riferito che 136 ragazzi afghani in almeno sei scuole nella provincia di Logar hanno subito abusi sessuali da parte di una rete di pedofili; che finora le indagini hanno individuato oltre 100 video postati online; che almeno sette ragazzi che comparivano nei video sono stati trovati senza vita e che cinque sono stati uccisi dalle loro famiglie”. Negli abusi risultano coinvolti “dirigenti scolastici, insegnanti e autorità locali”. Vige un regime di impunità “a causa della posizione di potere spesso detenuta dai perpetratori, dell’incredulità da parte delle famiglie e delle comunità delle vittime, nonché di un sistema di valori che pone l’onore della famiglia al di sopra dell’interesse individuale del minore”. I bambini che riferiscono “sono spesso vittima di ulteriori abusi, stigmatizzazione e ostracismo, quando non sono addirittura uccisi dai perpetratori, dalle autorità, dai capi della milizia e delle loro stesse famiglie, con conseguenti ulteriori traumi fisici e psicologici” e la situazione sembra riguardare anche altre regioni, ovvero migliaia di bambini e adolescenti in tutto il paese.

Il Parlamento Europeo ha chiesto al governo afgano di rimuovere dai loro incarichi le persone accusate di pedofilia, di proseguire l’iter per l’approvazione del “Child Protection Act” e di fare tutto il necessario per eliminare la pratica del Bacha Bazi nel paese e applicare le norme internazionali a protezione dell’infanzia.

Sul tema, proprio pochi giorni fa, il Governo afgano e l’Unicef hanno concordato un programma d’intervento per il 2020-21. Shima Sengupta, direttore di Unicef Afghanistan, ha detto che i bambini devono affrontare troppe sfide e “tutto questo richiede uno sforzo congiunto e urgente”.

I dati sono drammatici: tra il 2009 e il 2018 circa 6.500 bambini sono stati uccisi e almeno 15.000 feriti, facendo dell’Afghanistan il paese in conflitto più pericoloso al mondo, e nel 2019 vi è stato un incremento dell’11% rispetto al 2018 con una media di 9 bambini uccisi o feriti ogni giorno. I danni della guerra si combinano con gli effetti della povertà, del sottosviluppo, dei disastri naturali: 3,8 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria, 1 ragazzina su 3 viene data in moglie prima dei 18 anni, 600.000 bambini sono denutriti, 3,7 milioni non vanno a scuola, 3 su 10 lavorano e 400.000 ogni anno entrano nel mercato del lavoro senza le competenze necessarie.

Le Nazioni Unite hanno richiamato le parti in conflitto a adempiere ai loro obblighi statuiti dalle convenzioni internazionali per i diritti umani, che impongono loro di proteggere i bambini, smettere di attaccare le scuole e gli ospedali, e consentire l’accesso ai presidi di assistenza.

E quanto al Bacha Bazi, il divieto legale sarà importantissimo ma non basterà a sradicare una pratica tanto radicata culturalmente, se non si provvederà ad una campagna educativa ad ampio raggio rivolta in particolare agli uomini per trasmettere il valore del rispetto dell’infanzia.

 

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