Albania mon amour /1

Albania mon amour /1

Progetto di cooperazione a Permet in Albania

Oltre una decina di anni fa accompagnai per un mini tour in Emilia Romagna Jovan Divjak, eroe della difesa di Sarajevo al tempo della guerra del 1992 ed ex generale serbo a capo della guardia territoriale di Sarajevo che si schierò dalla parte dei sarajevesi.

Aveva raccontato delle esperienze della guerra in un libro-intervista, “Sarajevo mon amour”.

Poco tempo dopo in un viaggio in Bosnia lo rincontrai visitando la sede dell’Associazione Obrazovanje Gradi BIH, che significa “l’istruzione costruisce la Bosnia ed Erzegovina”, da lui fondata appena dopo la guerra per l’assistenza e l’educazione degli orfani di guerra e dei bambini delle famiglie povere.

Mi colpii la sua estrema pragmaticità nei nostri confronti nel farci contribuire economicamente per sostenere la sua associazione.

Jovan esercitava su tutti un fascino straordinario e non aveva peli sulla lingua, le cose te le diceva e basta.

Da tantissimo tempo mi faccio questa domanda: perché lui ci vedeva così?

Quando si fa un viaggio di turismo responsabile in alcuni Paesi cosidetti in via di sviluppo, nella formazione pre-viaggio si dice fra le tante cose, sempre:

Guardate che Loro vi vedono come portafogli che camminano!”

Ma è sempre vero e dobbiamo rassegnarci a questo?

(Teniamolo in sospeso per il momento questo tema: lo affronteremo più avanti…)

Negli anni ‘80 girava un opuscoletto periodico di un’associazione che si chiamava AGIMI che fungeva da collegamento fra gli albanesi della Puglia e la loro terra madre.

Lo sfogliavo volentieri e mi affascinava il fatto che per metà fosse scritto in albanese.

Credo che sia iniziata così la mia fascinazione per l’Albania.

Quando fondai nel 2007 l’associazione T-ERRE, da allora feci di tutto per favorire il turismo responsabile nei Balcani considerando assurdo che delle mete così vicine (così lontane!) a noi fossero così poco conosciute a livello turistico.

Già allora gli spazi di lavoro in terra albanese sul turismo responsabile venivano considerati enormi.

Il Sindaco di Argirocastro

Incontrando il Sindaco nella città albanese di Argirocastro, Flamur Golemi – insieme a tutta la truppa organizzata magistralmente da Michele Minisci di Naima Foundation insieme allo IOM in Albania, al Cesvi Albania e alla Cooperazione Italiana in Albania – è sorta ai margini dell’incontro in Municipio, la sua richiesta di un gemellaggio con una città italiana.

Abbiamo avuto un’accoglienza da parte di questo giovane sindaco davvero ineguagliabile con un fuori programma emozionantissimo, da fare palpitare il cuore, per assaggiare sul terrazzo di un bar-ristorante con un panorama incredibile, un dolce squisito.

Davvero il turismo responsabile non lo si legge sui libri ma lo si esercita in ogni istante in relazione all’altro e questo episodio ne è la prova.

Tornato a casa, dopo aver pensato a una città come Ravenna (o Bologna) per il gemellaggio con Argirocastro, mi è venuta questa visione:

Sappiamo tutti come sono in voga quelle trasmissioni nelle quali uno si sostituisce nella vita di un altro.

E allora perché Flamur Golemi non potrebbe sostituire per sei mesi il Sindaco di Ravenna Michele De Pascale e viceversa?

Io la penserei così: 6 mesi di preparazione all’esperienza con varie missioni nella città che va amministrata e insegnamento della lingua e altri 6 mesi di effettivo esercizio della funzione di Sindaco con pieni poteri.

Quindi non solo scambio di gagliardetti e un sindaco ombra a carattere consultivo, ma un vero e proprio scambio in cui ci si immerga nella cultura dell’altro.

Il Primo Cittadino al proprio rientro farebbe ricadere le esperienze positive che ne ha tratto, per contaminazione, sulla vita dei propri concittadini.

Che meraviglia sarebbe!

Ricordi

La cena Slow Food all’Antigonea il primo giorno, un ristorante a pochi metri dal nostro albergo a Permet, è stata un’esaltazione dei profumi e dei sapori e mai scorderò le erbe raccolte sulle montagne circostanti, vengono scottate prima e condite poi in maniera magistrale.

Se piace a uno poco erbivoro come me posso assicuravi che anche il vostro palato quando l’assaggerete farà la Ola insieme al vostro corpo.

Al gestore dell’albergo di Permet sorridevo sempre e lui invece era molto serio e forse teso per il suo lavoro, ma negli ultimi tempi sia lui che i suoi famigliari erano più distesi e sempre sorridenti.

Mi piace pensare che i nostri sguardi siano andati al di là delle parole…

Un altro ricordo bello è stato quando con un gruppetto ci siamo staccati e, seguendo la guida per una salita, siamo andati in esplorazione tra le case di Permet.

Siamo alla fine approdati in un bellissimo albergo dove alloggiavano i nostri organizzatori del viaggio, con tanto di camerieri ben schierati.

Sembrava tutto predisposto per accoglierci e ci hanno offerto l’aperitivo.

I camerieri erano vestiti elegantemente ed erano ben posizionati al nostro servizio.

Fa piacere ogni tanto farsi trattare come persone importanti e magari per loro lo eravamo davvero!

Ok ragazzi! La prossima volta però pago io!

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