• 3 Ottobre 2022 12:37

Gruppo CRC: L’Italia si attivi per i bambini soldato

DiElena Buccoliero

Ago 24, 2022

Si parla anche di bambini soldato nel rapporto annuale pubblicato online dal Gruppo CRC, quell’insieme di 100 associazioni che monitora la messa in pratica della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I temi affrontati sono tanti quanti sono i diritti enunciati dalle Nazioni Unite. Un primo sguardo lo dedichiamo a un diritto che parrebbe scontato per i minorenni in Italia, quello di non essere coinvolti in conflitti armati, di cui tratta un Protocollo opzionale aggiuntivo alla Convenzione. Anche su questo ci sono luci e ombre.

Viene salutata con favore la Legge 220/2021 “Misure per contrastare il finanziamento delle mine antipersona e cluster bombs” che ha esteso il divieto di produzione delle bombe a grappolo anche al loro finanziamento da parte di istituzioni finanziarie. Queste armi sono particolarmente pericolose per i bambini, anche a distanza di tempo dalla fine delle ostilità, e ogni limite alla produzione è una maggiore garanzia di sicurezza per i civili iniziando dai più giovani.

Il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (MAECI), nel 2022, in occasione della Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato, ha ribadito che “l’Italia riafferma con la massima determinazione il suo impegno per assicurare l’incolumità e i diritti dei minori, anche in situazioni di conflitto, (…) Si confronta e collabora con le organizzazioni della società civile, come il Network delle Università per i bambini nei conflitti armati, la prima rete inter-universitaria internazionale a favore della protezione dei diritti e della sicurezza dei bambini nei conflitti armati promossa dall’Università di Perugia, la Croce Rossa Italiana e Save the Children”.

Non mancano, come sempre, le contraddizioni. L’Italia fornisce aiuti militari a paesi che utilizzano i minorenni, come la Somalia o il Mali dove da anni il Segretario Generale ONU denuncia l’impiego di bambini soldato.

“Le nostre Forze Armate partecipano alla missione dell’Unione Europea EUTM Somalia (European Union Training Mission), con lo scopo di contribuire alla costituzione e al rafforzamento dell’Esercito Somalo. In particolare, la missione, comandata da un generale italiano, comprende oltre un centinaio di soldati italiani e ha addestrato molti militari somali. Inoltre, i Carabinieri sono impegnati nell’ex colonia in una missione di addestramento delle forze di polizia (MIADIT)”, si legge nel report CRC. “Il rispetto delle Convenzioni internazionali dovrebbe essere posto alla base delle relazioni fra i Paesi e, quindi, dovrebbe essere vietato ogni tipo di aiuto militare fino a quando il Governo di Mogadiscio non avrà posto fine all’utilizzo dei minorenni come soldati”.

In Mali l’Italia porta avanti la missione militare Task Force Takuba, nonostante l’Onu abbia messo in rilievo l’utilizzo di bambini soldato da parte dell’esercito.

Entrambe le missioni sono state approvate dal Parlamento senza obiezioni e deliberate dal Consiglio dei Ministri per il prosieguo fino al 2021. Al momento della stesura del report CRC non era noto se vi fosse stata una proroga per il 2022, ma la si riteneva ipotizzabile.

Infine, in Afghanistan, fino al 2021 l’Italia ha finanziato con 120 milioni annui le forze di sicurezza di Kabul, nonostante l’Afghan National Army e l’Afghan National Police siano state accusate dalle Nazioni Unite di arruolare minorenni.

Ci sono poi alcuni impegni che il nostro paese dovrebbe assumersi in un’ottica proattiva, ad esempio quello di attivarsi a livello internazionale, in coerenza con quanto richiesto dalle Nazioni Unite, per la liberazione dei minorenni detenuti come terroristi, dopo essere stati arruolati come guerriglieri. Indispensabile sarebbe invece che venissero riconosciuti come vittime di guerra e non come colpevoli, di conseguenza liberati e presi in carico per un trattamento rispetto ai traumi subiti e un accompagnamento a reinserirsi nella società, con scuola, lavoro, recupero dei rapporti familiari. Dal maggio 2022 l’Italia ha il comando della missione Nato di addestramento delle forze armate in Iraq, sarebbe una buona occasione per sollecitare almeno in quel paese il rilascio e il reintegro dei minorenni additati come terroristi.

Le ulteriori raccomandazioni espresse dal Comitato ONU all’Italia (CRC/C/ITA/CO/5-6, punto 38), e riprese dalle associazioni del Gruppo CRC, impegnano il nostro paese a:

(a) modificare la propria dichiarazione, resa ai sensi del Protocollo Opzionale, sull’età minima per il reclutamento al fine di conformare la propria legislazione nazionale all’età minima di 18 anni;

(b) includere esplicitamente l’essere stati impiegati come bambini soldato nella legislazione nazionale relativa ai motivi per l’attribuzione dello status di rifugiato;

(c) garantire che i principi e le disposizioni della Convenzione e del Protocollo Opzionale sul coinvolgimento dei minorenni nei conflitti armati siano chiaramente menzionati nei curricola scolastici degli studenti delle scuole militari, dei militari di leva e delle persone in servizio militare attivo;

(d) estendere il mandato dell’Autorità nazionale garante per l’infanzia e l’adolescenza allo scopo di monitorare le scuole militari, in modo da ricevere altresì segnalazioni e agire in caso di reclami sporti da minorenni ammessi alle scuole militari.

Elena Buccoliero

Faccio parte del Movimento Nonviolento dalla fine degli anni Novanta e collaboro con la rivista Azione nonviolenta. La mia formazione sta tra la sociologia e la psicologia. Mi occupo da molti anni di bullismo scolastico, di violenza intrafamiliare e più in generale di diritti e tutela dei minori. Su questi temi svolgo attività di formazione, ricerca, divulgazione. Passione e professione sono strettamente intrecciate nell'ascoltare e raccontare storie. Sui temi che frequento maggiormente preparo racconti, fumetti o video didattici per i ragazzi, laboratori narrativi e letture teatrali per gli adulti. Ho prestato servizio come giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna dal 2008 al 2019, e come direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati dal 2014 al 2021.

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