La vera opposizione al governo della paura si fonda su più cultura. Della nonviolenza

La vera opposizione al governo della paura si fonda su più cultura. Della nonviolenza

   Annotazioni sulla difesa legittima e su quella illegittima

   C’ero anch’io in quel fine settimana di febbraio a Vicenza, durante la fiera delle armi Hit Show – che prevedeva anche lo scandaloso accesso dei bambini agli stands delle oscenità – nella quale Matteo Salvini incassava il sostegno elettorale esplicito dei referenti dell’industria delle armi e delle associazioni degli “armigeri” – come rivela la Repubblica – impegnandosi, in cambio, a coinvolgerli “ogni qual volta siano in discussione provvedimenti che possano influire su diritto a detenere e utilizzare a qualsiasi titolo armi.” Mentre Salvini, in quelle ore, consegnava nelle mani della lobby delle armi la politica della sicurezza del futuro governo, io mi trovavo presso i Missionari saveriania dialogare sugli stessi temi con Riccardo Iacona e con Giorgio Beretta sulla denuncia e sul contrasto – con la nonviolenza – di questa spinta al riarmo fondata sul senso di insicurezza, sul rancore, sulla voglia di farsi giustizia da sé.

   E’ noto come sia andata dopo le elezioni del 4 marzo: è stato formato il governo della paura che vede proprio il capo della Lega alla guida del Ministero degli Interni che, in pochi mesi, ha già messo in fila il peggio della “cultura” dell’odio e della violenza. Ed ha nella proposta di legge illegittimamente definita della “legittima difesa”– che consente di sparare ed uccidere liberamente per “respingere l’ingresso o l’intrusione” contro la volontà del proprietario – il punto d’incontro dell’ideologia del nemico con i profitti dei produttori di armi. Il meccanismo è semplice quanto terribile e antico: alimentare la percezione di insicurezza diffusa – del tutto sconnessa con i dati della realtà, che indicano unanimamente una drastica riduzione dei reati violenti – orientarla nei confronti di un nemico alieno, armare la mano dei “nostri” contro di quello e dare loro licenza di uccidere. E, facendo questo, da un lato favorire l’arricchimento di chi produce e vende gli strumenti di morte, dall’altro alimentare un bisogno indotto di altre armi, che man mano arriverà ad auto-alimentarsi. Fino a diventare – controproduttivamente – la ragione vera di insicurezza per tutti. E’ il trasferimento nel nostro Paese della distopia statunitense, nella quale la lobby delle armi elegge il Presidente e ne determina le politiche della “sicurezza”, mentre la gente si spara per strada, nelle case e nelle scuole. E’ l’applicazione contemporanea del meccanismo del “capro espiatorio” – studiato in profondità con René Girad – che ha alimentato i crimini e i genocidi dell’umanità.

   Ma mentre nei regimi totalitari propriamente detti c’è sempre un ministro della propaganda, che applica i “principi della propaganda” di Goebbles (tra i quali, per esempio, il “principio dell’esagerazione e del travisamento”: trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave; il “principio della volgarizzazione”: tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta; il “principio di orchestrazione”: la propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente; e così via), nel nostro Paese questo è addirittura facilitato ed amplificato dal fatto che nell’epoca in cui tutti siamo utenti dei “social” – come rileva il rapporto Infosfera dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli  – “il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di bufale. E il 70,28% non distingue una fake su Twitter”. Questo spiega perché la “legittima difesa” – come abbiamo già scritto – in realtà è la il/legittima difesa dell’ignoranza, che non riesce a distinguere le bufale dalla realtà. Oltre che dei profitti dei produttori di armi.

   Per queste ragioni – dopo che i governi precedenti hanno portato il nostro Paese agli ultimi posti in Europa per la spesa pubblica per l’istruzione e tra i primi per la spesa militare – una vera e lungimirante opposizione al governo attuale della paura non può che fondarsi su più cultura, più educazione, più formazione per tutti. A cominciare dalla formazione alla nonviolenza, che è lotta alla violenza culturale e strutturale, prima che a quella diretta, a partire dalla ricerca della verità, dalla umanizzazione dell’altro, dal disarmo, dal dare il “tu” di vicinanza a tutti – come insegnava Aldo Capitini – dalla disobbedienza civile contro le leggi ingiuste, dalla difesa nonviolenta che rispetta la vita e la dignità di tutti. Ossia dall’unica difesa davvero legittima. Insomma l’educazione alla cultura della civiltà contro la subcultura della barbarie nella quale siamo precipitati.

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