• 30 Settembre 2022 15:07

Mediterraneo

DiDaniele Lugli

Ago 15, 2022

Il Mediterraneo è, in Braudel, “cuore del Vecchio Mondo”. Sarebbe bene lo fosse anche del Mondo attuale. È il mare internum del “gigantesco continente unitario” euro-afro-asiatico. Dovrebbe essere il mare nostrum, il mare di casa, per chi ne abita le sponde. Mare nostrum dunque, come lo chiamavano gli antichi ed è stata denominata pure la missione di salvataggio dei migranti. Giusta, meritoria e perciò abbandonata. Più volte Braudel si è interessato di questo soggetto. Vale la pena leggerlo o rileggerlo. “Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà̀, ma una serie di civiltà̀ accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere”.

Questa ricchezza mediterranea ritrovo, grazie a Orsetta Giolo, in Danilo Zolo.

Per Zolo, l’orizzonte mediterraneo può essere alternativo al modello giuridico, politico ed economico imperialista, agevolato dai processi di globalizzazione incontrollata. Il dialogo tra le culture mediterranee non è folclore, ma strumento necessario per alleanze pacifiche verso innovativi e originali percorsi di conoscenza reciproca e progettazione condivisa. È una prospettiva in contrasto con la rappresentazione del Mediterraneo come uno spazio vuoto, privo di specificità qualificanti. Recuperare la pratica del dialogo tra le due sponde è dare sostanza alla costruzione delle relazioni internazionali in chiave pacifica, paritaria e, finalmente, postcoloniale. Orsetta ne scrive su Jura Gentium in un articolo intitolato “Chi dice Mediterraneo… Eclissi o alternativa di un orizzonte”. Evidente è l’indebolimento del partenariato euro-mediterraneo, che stava tanto a cuore ad Alex Langer. Ancor oggi Euromediterranea è l’evento pubblico della Fondazione a lui intitolata, con seminari e iniziative di approfondimento e divulgazione. Il quadro non è confortante. Di Mediterraneo si parla quasi solo per le ondate migratorie in una gara di ferocia tra i paesi destinatari. Assenti sono il dibattito sui diritti e la democrazia e il dialogo tra le culture, nel fallimento delle rivolte arabe – anche l’eccezione tunisina appare “normalizzata” – e nella collusione tra le democrazie europee con le milizie libiche nella deportazione dei migranti. I temi, che interessano le due sponde, dell’approvvigionamento energetico, delle partnership economiche, degli insediamenti militari, delle influenze geopolitiche tornano di attualità solo “grazie” alla guerra in Ucraina.

Per Zolo “L’unità, l’universalità e la grandezza civile del ‘pluriverso’ mediterraneo sono […] un patrimonio storico e politico che oggi rischia di essere cancellato, sopraffatto com’è da strategie ‘oceaniche’ – universalistiche e ‘monoteistiche’ – che minacciano non solo la convivenza fra i popoli mediterranei, ma anche l’ordine e la pace internazionale. Per ‘alternativa mediterranea’ si può dunque intendere il tentativo di resistere […]. L’‘alternativa’ è denunciare e contrastare il fondamentalismo neoimperiale – aggressivo e bellicista – che si propone di recidere ogni rapporto fra le due sponde del Mediterraneo, subordinando l’Europa allo spazio atlantico e sottoponendo il mondo arabo-islamico a una crescente pressione politica, economica e militare”.

C’è un compito per l’Europa. “Le diversità e gli antagonismi interni al pluriverso mediterraneo potranno ricomporsi e divenire una forza di resistenza al ‘monoteismo atlantico’ solo a condizione che l’Europa intera riscopra le sue radici mediterranee […]. L’Europa, ritrovate le sue radici mediterranee, si mostri capace di erigersi a soggetto internazionale, dotato di una forte identità culturale e politica e perciò libero dai vincoli dell’atlantismo e aperto alla collaborazione con il mondo islamico e al confronto con le potenze asiatiche oggi emergenti”.

Molto tempo prima Ernesto Rossi a Max Ascoli, 5 novembre 1948, scrive: “Io intendo lavorare per la convocazione di una costituente europea che abbia il potere di presentare ai popoli dei paesi democratici europei il progetto di una vera costituzione federale. Non voglio divenire lo strumento inconsapevole della politica nazionale di uno stato straniero, né permettere ai miei governanti di involtare nel nostro programma federalista alleanze militari o altri accordi fra stati assolutamente sovrani per frodare il dazio della critica pubblica, né preparare dei nuovi slogan da utilizzare nella prossima ‘guerra democratica’ mondiale per buggerare i popoli”.

Nella piccola attività di difensore civico dell’Emilia Romagna un posto di rilievo ha per me la partecipazione, in rappresentanza dei difensori civici d’Italia, all’AOM (Association des Ombudsmans de la Méditerranée). Ho avuto modo di incontrare mediatori, difensori civici, ombudsman o altrimenti denominati di Albania, Algeria, Andorra, Armenia, Bosnia Herzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Georgia, Giordania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Macedonia, Malta, Marocco, Mauritania, Montenegro, Portogallo, Serbia, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia. Con i miei straordinari collaboratori, Massimo ed Elena, sono stato nel 2009 a Tangeri – guardando nella parte alta della città ho visto confluire Mediterraneo e Atlantico senza alcuna subalternità –, nel 2010 a Madrid e nel 2011 a Malta. Nelle mie relazioni annuali ritrovo di Tangeri l’importanza “di ascoltare – e che si siano ascoltati tra loro, pur nelle profonde divisioni tra i loro Paesi – l’Ombudsman israeliano e quello dell’Autorità Palestinese, il Wali al Madalim del Marocco e una donna ed un uomo, rappresentanti della Commissione di promozione e protezione dei diritti dell’uomo dell’Algeria. A Madrid il tema è “Immigrazione e diritti umani: una sfida per le istituzioni della difesa civica”, conclusosi con l’adozione di una risoluzione che impegna i partecipanti a difendere i diritti fondamentali dei migranti (compresi quelli irregolari), ad attivarsi al fine per favorirne l’integrazione e ad armonizzare le varie legislazioni in materia di lotta all’ immigrazione illegale”.

A Malta, maggio del 2011, ancora si avverte l’eco delle primavere arabe. Il tema è impegnativo: “Il ruolo dell’Ombudsman nel rinforzare il buon governo e la democrazia”. Nella relazione riferisco ampiamente sugli interventi principali. Dico anche qualcosa di quello che ho tenuto nel mio povero francese. “La reazione nel nostro Paese, e anche di altri Paesi d’Europa, appare più di paura, per le conseguenze che possono derivarne (flussi non voluti di immigrazione in primo luogo), che di solidarietà nella costruzione di sistemi di governo più partecipati dai cittadini e adeguati alle loro necessità. Anche questo contribuisce ad attenuare l’attenzione ai diritti delle persone, che la nostra Costituzione proclama inviolabili, e in genere l’osservanza delle regole di funzionamento delle istituzioni. In una situazione che viene percepita come di emergenza una stretta aderenza alle norme che reggono la nostra convivenza è denunciata come di impaccio. È facile comprendere allora le difficoltà incontrate dai Difensori civici che vogliano lavorare su questo terreno, anche per le trasformazioni in corso nella politica interna, segnata da personalizzazione e concentrazione del potere politico, economico e mediatico. La crisi economica accentua le difficoltà e i limiti della nostra democrazia. Sembra prevalere una tendenza alla chiusura, come difesa degli interessi e dei livelli di vita raggiunti. La stessa Unione Europea, che ha assicurato pace e benessere ai Paesi che la compongono, è percorsa da spinte disgregatrici”.

Conservo con piacere una foto, fattami credo dalla giovane difensora della Slovenia. Mi ritrovo mediterraneo.

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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