Microbiografie – 38 / La semplicità di noi esseri umani

Microbiografie – 38 / La semplicità di noi esseri umani

Me ne cammino lentamente avanti e indietro, mentre aspetto che mia figlia esca da una festa di compleanno.

Una signora si ferma davanti a me e, con forte accento da Europa orientale, mi chiede: “È sua la macchina bianca? Perché ci sono i fari accesi”.

Non è la mia. Allora la signora – piuttosto di corsa – si porta all’entrata del condominio e suona un campanello. Avuta risposta, la sento dire affannosamente: “Scusi, io adesso devo scappare perché sono in ritardo per il lavoro, ma volevo chiedere di chi è la macchina bianca coi fari accesi”.

Non colgo la risposta al citofono. La signora – ormai nettamente di corsa – se ne va.

Su un balcone al primo piano compare una donna un po’ robusta, dotata di tutone d’ordinanza e rimarchevoli ciabatte gialle in felpa con pon pon e frangia laterale.
Con le mani sulla ringhiera comincia a urlare: “Ehi, bambini! Sentite, bambini…”.

In effetti, il condominio dà su un parchetto. Su una panchina ci sono due bambini – un maschio e una femmina – che chiacchierano.

Avuta l’attenzione del bambino, la signora dalle ciabatte felpate estende un dito e dice: “Vedi quella signora là in fondo, quella col cane? Va’ da lei e dille che Marco ha lasciato la macchina coi fari accesi”. Il bambino, gentile, esegue la richiesta.

A quel punto la signora rientra in casa, il bambino torna dalla sua amica e io devo andare perché, nel frattempo, mia figlia è arrivata. Per la macchina, ci sono buone speranze di salvare la batteria.

Tutto qui, nessuna epica. Eventi che certamente non passeranno alla storia.
Perché allora – mi chiedo – questa sensazione di benessere?

Perché c’era una volta una signora rumena che aveva parlato con una pensionata sovrappeso che nemmeno conosceva e che, a sua volta, aveva chiesto aiuto a un bambino di cui non sapeva il nome per comunicare con un’amica fuori portata della sua voce e così salvare la batteria dell’auto di Marco, che lui chissà dov’era.

Noi esseri umani siamo molto meno complicati di come ce la raccontiamo: abbiamo – in’ultima analisi, un solo – profondo, ineludibile, insaziabile – bisogno: la relazione.
Quando troviamo quella non ci manca più niente, e stiamo bene.

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