Microbiografie / 39 – Una ragazza indecisa

Microbiografie / 39 – Una ragazza indecisa

Ho fatto qualche giorno di ferie e così mi sono riletto la “Ballata del vecchio marinaio”.

La “Ballata” racconta di un marinaio che – vuoi per ingenuità, vuoi per stupidità – uccide uno spirito buono attirando così sulla sua nave una maledizione che la bloccherà in una interminabile bonaccia, circondata da mostruosi serpenti marini.

Quando la fine sembra ormai prossima, però, la maledizione si spezza perché – pur distrutto dalla colpa e dall’insolazione – il colpevole marinaio avrà un attimo in cui, con stupore, noterà che persino i mostri marini hanno una loro bellezza:

«Nell’ombra della nave miravo / le loro pelli sontuose: / d’azzurro, di verde, di nero velluto; / nuotavano, s’attorcevano; ed ogni scia / era un lampo di fiamma dorata.»

La bellezza irrompe nel mezzo della disperazione. Sarà questo a permettere che la Grazia divina si manifesti e solo allora la nave, pur segnata indelebilmente dalla morte, tornerà in porto.

È l’eterno invito a lasciare spazio al bello per trovare la salvezza. Un invito che, quando ho letto la “Ballata” la prima volta, non avevo assolutamente colto nella sua profondità.
Avevo vent’anni, se questo può valere come scusante.

Attorno ai vent’anni erano anche le tre ragazze che ho incrociato alla fine dell’agosto scorso, quando le giornate erano ancora afose.
Stavo incatenando la bicicletta a una rastrelliera in via Garibaldi mentre loro – col passo lento dell’estate e della gioventù – mi sono passate vicine parlando ad altra voce. Una diceva:

– Io sono ancora indecisa tra Fisica e Lettere moderne… con Fisica penso di trovare lavoro più facilmente, ma Lettere mi piace così tanto!

Siamo onesti: chi, di noi adulti, di fronte a queste parole non avrebbe avuto la tentazione di spiegare, con la debita serietà, che piuttosto che Fisica pura è meglio studiare qualche scienza applicata, mentre Lettere è un biglietto di sola andata per la disoccupazione o, al meglio, verso decenni di precariato?

Chissà in quanti avranno tormentato quella ragazza per farla “riflettere” sulla sua scelta, sporcando la bellezza di quel “…Lettere mi piace così tanto!”.

Tantissimi, senza dubbio. Ma questo ci deve spingere a una riflessione: se non riusciamo più a vedere la bellezza di una ragazza di vent’anni che immagina il suo futuro, anche noi – vuoi per ingenuità, vuoi per stupidità – siamo schiavi di una maledizione.

Ed è la maledizione dello sguardo basso, irreparabilmente fisso sul presente.

La stessa maledizione che è causa del modo autoritario e reazionario con cui – vuoi per ingenuità, vuoi per stupidità – si tenta di non vedere la dolorosa complessità del mondo:

la violenza con cui si risponde alle proteste di Hong Kong,
l’”abbandoniamoli a casa loro” riservato ai migranti,
le leggi sull’eutanasia,
i dipendenti dell’Ilva di Taranto trattati come costi da ridurre,
la “normale” prassi di incarcerare i dissidenti,
le sfilate contro i “diversi”,
il mostruoso ritorno della “colpa” di essere ebrei,
i muri di cui contemporaneamente si celebra la caduta e si auspica la costruzione,
l’orribile “Not in my backyard” che invade ogni scelta politica…

tutto rimanda allo sguardo deteriorato di occhi fissi sul presente come un chewing-gum schiacciato sul marciapiede.

Quando invece – proprio perché il mondo è così incredibilmente complesso – occorre rialzare lo sguardo e desiderare il domani: per riscoprire la voglia (che è solo intimidita dai prepotenti, non scomparsa) di parole di futuro.

Come quelle di una ragazza indecisa tra Fisica e Lettere.

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