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Pensieri europei. Rilanciare l’idea di una Comunità di difesa europea

Diadmin

Mag 12, 2014

Vale per il lavoro, per le produzioni, per l’energia, per il commercio, per le comunicazioni, per i flussi culturali e così via. Vale, ed è questo il cuore di questo pensiero, per il tema della sicurezza, spesso associato a quello della difesa. I 28 paesi dell’Unione Europea spendono complessivamente non meno di 260 miliardi di euro ogni anno per il loro apparato militare. E’ una cifra enorme che corrisponde ad altrettanti eserciti nazionali tanto più anacronistici, quanto inutili e pericolosi. E, ciò non di meno, capaci di alimentare altrettante lobby politico affaristiche che attorno all’industria della guerra coltivano il loro spazio di potere.

Non dovremo mai dimenticare che l’idea dell’Europa politica nasce a Ventotene in piena seconda guerra mondiale come proposta di pace, di fronte al ripetersi della tragedia che già aveva dilaniato il vecchio continente vent’anni prima. Protagoniste erano ancora le maggiori potenze europee, in cerca di supremazia economica e militare. E non è un caso che nel progetto di superamento delle sovranità nazionali, una delle prime proposte che vengono messe sul tappeto dai fautori dell’unità europea è esattamente la creazione di un esercito sovranazionale europeo.ventotene

La proposta venne votata a Strasburgo dal Consiglio d’Europa e concretizzata da un piano ideato da Jean Monnet che prevedeva la “devoluzione” degli eserciti nazionali verso un esercito europeo composto da sei divisioni sotto comando Nato ma gestito da un Ministero della Difesa europeo.

Non se ne farà nulla e sarà uno degli elementi di profondo rammarico di Alcide De Gasperi che sul progetto della CED (Comunità Europea di Difesa) aveva fondato tanto l’idea del superamento della tradizionale contesa franco-tedesca, quanto la possibilità di costruire un esercito in grado di esercitare dissuasione verso il blocco sovietico.

Non c’era in questa proposta né un’impronta antimilitarista, né tanto meno nonviolenta. Semplicemente il bisogno di fare i conti con la storia ed evitare che il secolo degli assassini producesse nuovi orrori. Da allora sono passati quasi settant’anni, ma l’idea di un sistema di difesa europeo assume oggi il significato di un chiaro messaggio nella direzione di un progressivo disarmo. Comporterebbe il dimezzamento delle spese militari e forse anche più, liberando inoltre molti territori di confini ormai superati dalle servitù militari come dall’asservimento verso alleanze fuori dal tempo come la Nato.

Che dal secondo dopoguerra ad oggi incombono nelle guerre che hanno attraversato ed ancora insanguinano l’Europa (o forse ci siamo già dimenticati di Cipro, del conflitto che abbiamo esportato nella mezzaluna fertile del Mediterraneo, della guerra dei dieci anni nel cuore balcanico dell’Europa i cui segni sono ancora visibili e dolorosi, delle guerre mai finite ai confini caucasici dell’Europa o a quanto sta accadendo in Ucraina).

Un progetto da rilanciare, che presuppone una più ampia cessione di sovranità verso le istituzioni europee. Rinunciare all’acquisto degli F 35 da parte di un paese come l’Italia andrebbe esattamente nella direzione di un ripensamento generale della difesa in chiave europea. Riconsiderando altresì il ruolo del servizio civile e dell’interposizione popolare nonviolenta.

L’Europa, l’occasione per un cambio di paradigma.

* Michele Nardelli: Ricercatore e dirigente politico, formatore, animatore di programmi di cooperazione di comunità, pubblicista. E’ stato consigliere provinciale e regionale nella sua terra, il Trentino e Presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani.

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