• 16 Agosto 2022 23:56

Un lettera aperta per cambiare i libri di storia

DiElena Buccoliero

Lug 6, 2022

Passiamo il tempo a raccontarci storie. Il modo in cui lo facciamo determina il senso di quello che abbiamo vissuto. Decide il futuro, nella misura in cui detta i confini del pensabile. Se poi chi racconta è un’istituzione come la scuola o l’università, il peso di quelle informazioni è più potente. Il disegno del mondo che esse trasmettono si imprime nella memoria e dirige lo sguardo di intere generazioni. Fino a farci pensare, ad esempio, che l’unica maniera per far avanzare gli eventi sia usare violenza, che i conflitti tra stati si risolvano solo con la guerra, e che il potere decisionale sia un’esclusiva maschile per legge di natura.

Con questa chiara consapevolezza un gruppo di docenti dell’università e della scuola, primo firmatario Andrea Cozzo dell’Università di Palermo e del centro palermitano del Movimento Nonviolento, ha indirizzato una lettera aperta alla Ministra dell’Università e della Ricerca, al Ministro dell’Istruzione, alle studiose, agli studiosi, alle case editrici. Il gruppo chiede di rivedere i libri di storia in uso per la scuola e l’università introducendo dimensioni di pensiero altre, quali sono la nonviolenza e il femminile.

Scrivono infatti: «Noi crediamo che, per cacciare davvero la guerra e il patriarcato fuori dalla storia, sia indispensabile cambiare il paradigma culturale, promuovere un sapere diverso da quello appena presentato e dare spazio al racconto della costruzione della pace con mezzi pacifici, mettere in luce il ruolo delle donne e dei popoli che hanno contribuito alle trasformazioni storiche senza ricorrere alle armi; meglio ancora, dipanare per mezzo di queste categorie il filo della Storia intera».

Generazioni che crescono conoscendo i valori e le pratiche della nonviolenza e della pari dignità tra uomini e donne, generazioni che considerano possibile affrontare i conflitti senza ledere l’incolumità e il diritto dell’altro, e potendolo pensare lo sperimentano a ogni livello, avranno minori probabilità di ricorrere alla violenza. Affinché questo salto culturale ci sia, occorre prepararlo e, prima ancora, assumersi la responsabilità del cambiamento, desiderarlo davvero. La scuola e l’università potrebbero fare tanto, e dare strumenti agli insegnanti è un passo necessario.

Affermano i docenti: «Vi scriviamo questa lettera aperta perché grande è la nostra preoccupazione per le forme di violenza dilaganti, in particolare quella bellica e quella patriarcale.

Nonostante tutti gli avanzamenti fatti in molti campi, gli esseri mani vivono costantemente immersi in una dimensione violenta e rischiano di lasciarla in eredità alle generazioni future: sia come realtà concreta, sia come categoria per pensare la gestione dei conflitti e il rapporto tra le differenze; o forse come realtà concreta in quanto frutto di categorie che modellano il modo di pensare la gestione dei conflitti e il rapporto tra le differenze.

In tale quadro generale, non possiamo non notare che i nostri libri di testo, pur con tutti i meritevoli aggiornamenti, restano tuttavia dentro la struttura di pensiero di cui dicevamo e, per l’importanza da essi rivestita nell’istruzione, contribuiscono a riprodurla e a ratificarla».

Come giustamente osservano, ci sono già materiali validi su cui basarsi. Due testi vengono citati, Storia delle donne in Occidente, curata da Georges Duby e Michelle Perrot, e Politica dell’Azione Nonviolenta di Gene Sharp, e sappiamo esserci tanto altro. Insomma, non si tratterebbe di cominciare da zero, ma di raccogliere e sistematizzare saperi che già esistono e sono documentati, semmai proseguendo negli approfondimenti.

Solo per citare materiali alla portata di tutti noi, ricordo che negli ultimi anni come Movimento Nonviolento abbiamo utilizzato la raccolta “Una storia più potente”, accompagnandola con uno dei nostri Quaderni che offriva agli insegnanti elementi ulteriori per inquadrare le situazioni narrate. Si tratta di esperienze di nonviolenza del Novecento, documentate con filmati originali e giustapponendo ove possibile ai materiali d’archivio la voce degli stessi protagonisti riascoltati alcuni decenni più tardi. Ricordo i titoli dei filmati. Nella prima parte: Nashville: eravamo guerrieri, India: la sfida alla corona, Sud Africa: libertà durante la nostra vita. Nella seconda: Danimarca: vivere con il nemico, Polonia: abbiamo preso Dio per un braccio, Cile: sconfitta di un dittatore.

Su questi materiali abbiamo organizzato in diverse città proiezioni per studenti e insegnanti, volontari in servizio civile, formatori, cittadini interessati. Alcuni di quei docenti e formatori hanno adottato quello strumento e lo hanno introdotto nel proprio strumentario, facendo conoscere ad altri gruppi di giovani in formazione che ci si può opporre al razzismo, alla violenza, all’occupazione, all’oppressione, senza uccidere.

Dirlo adesso, mentre le cronache ci restituiscono ogni giorno il bollettino della guerra tra Russia e Ucraina – come prime attrici protagoniste, non uniche però – sembra ancora più utopistico. Proprio per questo dirlo adesso è particolarmente necessario.

La lettera può essere letta per intero sul sito del quotidiano “Il Manifesto” al link che ripetiamo

https://ilmanifesto.it/lettera-aperta-sui-manuali-scolastici-e-universitari

Invece i filmati di “Una forza più potente” sono disponibili su YouTube, a cominciare da qui.

 

Elena Buccoliero

Faccio parte del Movimento Nonviolento dalla fine degli anni Novanta e collaboro con la rivista Azione nonviolenta. La mia formazione sta tra la sociologia e la psicologia. Mi occupo da molti anni di bullismo scolastico, di violenza intrafamiliare e più in generale di diritti e tutela dei minori. Su questi temi svolgo attività di formazione, ricerca, divulgazione. Passione e professione sono strettamente intrecciate nell'ascoltare e raccontare storie. Sui temi che frequento maggiormente preparo racconti, fumetti o video didattici per i ragazzi, laboratori narrativi e letture teatrali per gli adulti. Ho prestato servizio come giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna dal 2008 al 2019, e come direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati dal 2014 al 2021.

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